Società e religione: se Dio vuole, l’Italia si sta laicizzando

Società e religione: se Dio vuole, l’Italia si sta laicizzando

25/02/2016 – Mario Basso

 

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A dirlo è l’Istatche ci comunica che la percentuale di persone che dichiarano di frequentare un luogo di culto (che sia una chiesa o una moschea o una sinagoga) è scesa dal 33,4 del 2006 al 29 percento del 2015. La regione più religiosa, manco a dirlo, è la Sicilia. Quella più laica è la Liguria. Portate i sali al cardinal Bagnasco, presto!

Dunque anche l’Italia, nonostante il freno dell’ingombrante presenza del Vaticano, viaggia verso la secolarizzazione. Non con la stessa velocità degli altri Paesi europei, ma la tendenza è costante negli anni.

Se diminuiscono le persone che frequentano un luogo di culto almeno una volta a settimana, aumentano quelli che non ci vanno mai (o che hanno smesso completamente di andarci): dal 17,2 al 21,4%. Una persona su cinque.

Va detto però, che i dati in realtà sono “falsati” dalla presenza di bambini dai 6 ai 13 anni (quelli che credono anche a Babbo Natale, per intenderci) e da coloro che vorrebbero andare comunque in chiesa, anche se poi non lo fanno. L’intenzione conta, insomma. Almeno per l’Istat.

L’età fatidica in cui si “perde” la fede è la fascia d’età dai 20 ai 24 anni. Chi riesce a mantenerla, va avanti fino ai 55. Ed è lì che si registra un’ecatombe di anime pie: quella tra i 55 e i 59 anni, infatti, è la fascia d’età dei disillusi. Che Dio abbia pietà di loro.

«Questo fenomeno può essere dettato da due dinamiche: da una parte in quella fascia d’età molti si costruiscono una seconda vita alternativa. I figli sono grandi, la carriera è agli sgoccioli, i nuovi impegni allontanano dalla pratica religiosa. Dall’altra può essere un portato della crisi: persone uscite dal ciclo produttivo impegnate a rientrarci» spiega a La Stampa il sociologo Franco Garelli.

Ma mentre i bambini (infilati a forza nella statistica con il loro 51,9% di frequentatori settimanali dei luoghi di culto nel 2015) alzano la media (grazie anche alle associazioni cattoliche) a ben guardare sono i loro genitori che non gli permettono di frequentare maggiormente: oggi, infatti, un bambino su dieci non frequenta più come una volta e gli adolescenti tra i 14 e i 17 anni sono calati del 17,6%. Intanto quelli che non frequentano mai sono aumentati del 57% tra i bambini e del 33% tra gli adolescenti.

Guardando la situazione dal punto di vista delle professioni, salta fuori che il mestiere più religioso è quello della casalinga (il 42,2% va in chiesa almeno una volta alla settimana) insieme a impiegati e pensionati. Quello più ateo è lo studente (il 29%), insieme a operai, liberi professionisti, imprenditori e dirigenti. «Chi riceve stimoli o è impegnato in lavori concettuali o manuali più impegnativi si dedica meno al trascendente» spiega Garelli.

Poi bisogna vedere quanti, tra quelli che vanno a messa tutte le domeniche, lo fanno davvero per devozione e non per spettegolare. Ma questo, l’Istat non lo dice.

 

via Società e religione: se Dio vuole, l’Italia si sta laicizzando.

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