A estirpare le ortiche ci si fa del male

Da Il Fatto Quotidiano di sabato 16 novembre 2013

 

L’intervista Gianluigi Nuzzi

 

A estirpare le ortiche ci si fa del male

 

di Beatrice Borromeo

 

   Aparlare delle “enormi difficoltà che sta affrontando Papa Francesco nella sua opera di riforma”, questa volta, è Gianluigi Nuzzi, giornalista e autore del best-seller Vaticano spa. “Considerare al tramonto quel sistema di potere che faceva riferimento, tra gli altri, a Fazio e Geronzi, a Tarcisio Bertone e a Gianni Letta mi pare prematuro. La volontà di Bergoglio c’è, ma appena sradichi un’ortica, ne spunta subito un’altra accanto. E intanto ti fai pure male”.

   Quali sono, Nuzzi, le ortiche che il Papa cerca di estirpare ora?

   Partiamo dagli aspetti finanziari della curia romana. Tra le imprese più faticose c’è quella di spostare i monsignori che non godono della fiducia di Francesco.

   Pensa a qualcuno in particolare?

   Lo scorso agosto il Papa aveva avviato le pratiche per trasferire un Monsignore dal passato chiaroscuro, un uomo collegato alla lobby gay, anzi punto di riferimento della stessa, e che ebbe un ruolo nella scomparsa di Manuela Orlandi. Il suo ufficio fu anche decisivo nel decidere la sepoltura di Renatino De Pedis sotto la Basilica di Sant’Apollinare.

   Risultato?

   Questo Monsignore tirò fuori delle carte che gli consentirono di restare lì. Si disse che per motivi tecnici, legati a vecchi codici, era inamovibile. E come lui molti altri. Poi c’è preoccupazione attorno all’ipotesi che Bergoglio riprenda in mano un progetto avviato da Papa Ratzinger, che venne insabbiato.

   Quale?

   Ogni ente legato alla Chiesa, in tutto il mondo, ha i propri criteri contabili, gestionali, di bilancio. Benedetto XVI richiese uno studio per omogeneizzarli, combattendo di conseguenza quelle emorragie di denaro che si verificano di continuo. La sola prospettiva che ciò potesse avvenire terrorizzò molta gente, abituata a saccheggiare gli enti.

   E questo progetto potrebbe tornare d’attualità?

   Diciamo che è esattamente in linea con i cambiamenti che Bergoglio vuole. Imporrebbe trasparenza laddove oggi ci sono corruzione e dissipazione di denaro.

   Il procuratore aggiunto di Reggio Calabria, Nicola Gratteri, ha lanciato da questo giornale un allarme: “Chi finora si ènutrito del potere e della ricchezza, stando attorno alla chiesa, è nervoso e preoccupato”.

   Quando Gratteri parla, vista la serietà e l’esperienza che lo caratterizzano, bisogna fare attenzione. E non è un segreto che la finanza allegra Vaticana dialoghi con mondi romani spesso collegati alla criminalità organizzata. Voi avete scritto dell’Hotel Gianicolo, venduto dalle suore a due imprenditori in odore di ‘ndrangheta. Ma ci sono altri casi.

   A cosa pensa?

   Ci sono banche private – penso per esempio alla Finnat – che a Roma hanno rapporti strettissimi con la Santa Sede. Normale? Mica tanto, se si considera che tra i clienti di quelle stesse banche ci sono esponenti legati alla ‘ndrangheta o prestanomi di boss. In alcuni casi i conti correnti sono anche stati sequestrati per problemi legati alla criminalità organizzata. La strada di Bergoglio, insomma, è tutta in salita.


UNA FATICOSA OPERA DI RIFORMA

   ” Non è un segreto che la finanza allegra vaticana dialoghi con mondi romani spesso collegati alla criminalità organizzata

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