Siamo tutti puttane?

Da Il Fatto Quotidiano di mercoledì 26 giugno 2013

E SE NON FOSSIMO TUTTI PUTTANE?

di Furio Colombo

   Un fantasma si aggira nel pianeta berlusconiano. Hanno (tutti loro) creduto fermamente, per potente induzione mediatica, nel comandamento: fai ciò che ti pare (sostituire con la frase tipica delle truppe di B.) o ciò che ti conviene (badando che sia a tua insaputa). Insomma il credo è (da vent’anni): siamo tutti impegnati in concorso esterno nel reato di mafia. Siamo tutti puttane. Nel senso che tutti il comandamento, siamo a disposizione, per una cifra giusta, secondo il modello Lavitola-De Gregorio. All’improvviso una sentenza molto discussa (“reggerà la politica?” si domanda con ansia il quotidiano Pd Europa) decide che la prostituzione è una cosa che richiede un padrone , dei mezzani delle ragazze sottomesse, in cambio di adeguate somme di danaro. E richiede una buona organizzazione, persone che procurano, persone che coprono, persone che pagano, case semichiuse che ospitano a spese di, con il controllo di, e dove si imparano buone maniere, come le regole di condotta nelle feste e – all’occorrenza – come testimoniare il falso. Ma eccoci al punto chiave della vita di Berlusconi e della sentenza che lo riguarda.

   Per organizzare per bene la prostituzione ci vuole il potere. È il potere che spiega la severità dei giudici, che ha provocato costernazione tra i migliori amici. Infatti per la prima volta certe avventure del capo di un grande partito italiano e, a lungo, capo del governo, vengono chiamate con le parole appropriate: prostituzione minorile, vincoli di obbedienza, pagamenti puntuali e proporzionati al reato, con il concorso di abili e autorevoli complici. La via di fuga era pronta: dire e ripetere che siamo tutti puttane. La frase viene dal cuore e da una persuasione profonda. Si pronuncia con una solennità paraevangelica, tipo “siamo tutti fratelli”. Ma i giudici hanno smantellato la chiesa delle ragazze nude, vestite da suore, e il grosso del partito non si dà pace. Ecco dove i giudici guastano il gioco, non in un anno in più o in meno di galera (che fa effetto nel mondo, ma in Italia sarà scontato tra un salto a Palazzo Chigi e una capatina in Parlamento). Ma nel dover ammettere che i complici e le Ruby (e l’altra giovanissima Noemi, che lo chiamava “papi” e di cui ci eravamo quasi dimenticati) sono tanti. Tanti, ma non tutti. Anzi, si chiama fuori una buona parte degli italiani, e molti pentiti. In questo, colpa della Boccassini, nonostante le adunate di chi si proclama puttana, il gioco è fallito.


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2 risposte a Siamo tutti puttane?

  1. pronihilo ha detto:

    Vorrei qui chiarire perché è condannabile e non semplicemente moralmente discutibile il comportamento di Berlusconi.
    Che tutti i personaggi potenti siano essi re, uomini facoltosi possano permettersi sfizi di vario tipo, sessuali e non, vuoi orologi, gioielli, quadri di valore, yacht, escort di alto bordo ecc. non desta nessuno stupore e non costituirebbe nemmeno oggetto di condanna. E’ sempre stato così e continuerà ad esserlo.
    Ma supponiamo che un capo d’azienda cominci a dispensare gratifiche, promozioni di livello in cambio di favori sessuali ad alcune sue dipendenti senza guardare a maggiori o minori competenze: In casa sua lui è il padrone. Se questo comportamento fosse provato e non un semplice pettegolezzo da corridoio questo sarebbe un trattamento discriminatorio e condannabile sotto tutti i punti di vista.
    Se ora prendiamo in considerazione un ex presidente del Consiglio, già ricchissimo di suo, che si mette ad organizzare per i suoi piaceri sessuali festini con tutto un apparato di ragazze anche non prostitute di professione e per giunta minorenni, mediatori, mezzani ecc. in cambio non solo di denaro, favoritismi, ma anche di promesse di carriere nel suo impero massmediatico o peggio in istituzioni politiche, vediamo bene che non si tratta più né di un esponente di governo a cui converrebbe comunque un maggior senso di frugalità e rigore, né dei capricci sconsiderati del potente in auge, ma di un sistema di mercimonio e di corruzione bell’e buono.

  2. Charles Jones ha detto:

    La violenza sessuale di gruppo consiste nella partecipazione, da parte di più persone riunite, ad atti di violenza sessuale di cui all’articolo 609-bis. Chiunque commette atti di violenza sessuale di gruppo è punito con la reclusione da sei a dodici anni. La pena è aumentata se concorre taluna delle circostanze aggravanti previste dall’articolo 609-ter. La pena è diminuita per il partecipante la cui opera abbia avuto minima importanza nella preparazione o nella esecuzione del reato. La pena è altresì diminuita per chi sia stato determinato a commettere il reato quando concorrono le condizioni stabilite dai numeri 3) e 4) del primo comma e dal terzo comma dell’articolo 112.

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