Chi ha paura dei moralisti?

da Il Fatto Quotidiano di giovedì 24 febbraio 2011

Chi ha paura dei moralisti?

di Maurizio Viroli

Perché in Italia ce l’hanno tanto con i moralisti? Capirei l’insofferenza contro chi esorta al rispetto dei valori morali in un paese che brilla per la probità della sua élite politica e dei suoi cittadini. Ma in Italia, dove la corruzione politica ha raggiunto dimensioni enormi, il rimprovero pare proprio fuori luogo.

Di sicuro la ragione dell’astio non è la giusta indignazione verso i moralisti intesi come quel tipo di individui che predicano bene e razzolano male: il politico che tuona in difesa dei valori della famiglia e gestisce un giro di prostituzione, tanto per citare il classico esempio.   Personaggi siffatti sono in Italia lodati e ammirati. No, la critica è proprio contro chi prende sul serio i doveri, primi fra tutti quelli che la nostra Costituzione addita. Uno degli argomenti dei fustigatori dei moralisti è che su questi grava la colpa di semplificare la realtà dividendo l’Italia in una maggioranza di delinquenti e una minoranza di persone perbene che guardano con disprezzo i concittadini corrotti e si proclamano altezzosamente l’“altra Italia”, ovviamente migliore di quella maggioritaria.

È VERISSIMO che fra Cesare Previti, condannato per corruzione di giudici, e Giorgio Ambrosoli, che per senso del dovere combatte Sindona, c’è una varia umanità di cattivelli, gaglioffi, birboni, birbanti, furfanti, furfantelli, bricconi, lestofanti, poveri diavoli, poveracci, imbroglioni, maneggioni, voltagabbana, ruffiani, canaglie, scapestrati, azzeccagarbugli, intrallazzatori, ribaldi, bugiardi e via discorrendo. Non ho svolto ricerche approfondite, ma sono convinto che la lingua italiana ha probabilmente più vocaboli di ogni altra per descrivere   comportamenti riprovevoli, e già questo dato dovrebbe fare riflettere.

Ma da questa constatazione dobbiamo trarre la conclusione che chi vive onestamente non ha diritto di sentirsi (rispetto alla propria coscienza) più degno dei delinquenti maggiori e minori e che è vano ed errato proposito cercare di combattere, con mezzi diversi, e gli uni e gli altri? La critica al moralismo diventa così un elogio della corruzione. Non mi pare un gran risultato.

Altri opinionisti criticano i moralisti perché pretendono, come i peggiori puritani, di giudicare il signore e i suoi   servi in base a criteri morali. A questi realisti di provincia sfugge che in regime repubblicano i rappresentanti devono essere affidabili per l’ovvia ragione che ad essi è affidato un potere, quello sovrano, che non appartiene a loro ma ai cittadini. Fidarsi di persone che mentono, portano in Parlamento corruttori di giudici e collusi con la mafia, comprano parlamentari, esercitano pressioni illecite su pubblici funzionari, baciano le mani di tiranni ripugnanti è né più né meno comportamento da folli. I fustigatori dei moralisti si rivelano così dei poveretti che non conoscono neppure i principi elementari del liberalismo che sbandierano a sproposito. Possono fare di meglio, se studiano e si applicano.

C’è infine l’argomento che i politici non vanno giudicati con criteri morali ma soltanto per la loro capacità di governare. La risposta a questa stupidaggine è vecchia di qualche secolo, ma la ripetiamo. Se ammettete che il politico non debba rispettare l’etica, ma debba essere l’etica a piegare le ginocchia davanti al politico, non lamentatevi poi se la storia diventa una lunga sequela di violazioni dei diritti umani tanto nella politica internazionale quanto nella politica interna. Perché mai un sovrano non dovrebbe scatenare una guerra ingiusta e perché non dovrebbe incarcerare o mandare a morte gli oppositori, visto che non deve rispondere a principi di giustizia? Il critico del moralismo risponde che è l’interesse a frenare il politico dal violare il diritto internazionale e i diritti umani. La vera garanzia contro gli abusi del potere sarebbe dunque l’interesse del sovrano. Ragionavano così anche Mussolini, Hitler e Stalin, con i risultati che conosciamo. Ancora una volta il critico del moralismo si rivela un povero ingenuo.

MA LA VERA ragione dell’odio dei servi contro i moralisti non è il loro poco senno. È la paura. Odiano i moralisti – le persone, ripeto, che ritengono che la vita politica e la vita in generale debba essere guidata dai principi morali – perché li temono. E fanno bene, perché le persone che hanno un forte sentimento di dignità morale sono dei nemici irriducibili del signore e della sua corte, con l’aggravante che non si possono comprare. Provate a immaginare la risposta di Giorgio Ambrosoli a un tentativo di corruzione. Se in Italia le persone con la schiena dritta fossero più numerose, il potere del signore crollerebbe in un giorno, e i servi si troverebbero in mezzo alla strada circondati dal disprezzo che meritano. Come biasimarli, siamo giusti, se si scagliano contro i moralisti?

viroli@princeton.edu

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