Le banche centrali e la rivolta araba

da Il Fatto Quotidiano di mercoledì 23  febbraio 2011

Le banche centrali e la rivolta araba

 

di Superbonus

 

     L’Occidente è attonito di fronte all’aumento del 12 per cento del prezzo del petrolio in 48 ore. Le sale cambi delle grandi banche internazionali iniziano a ipotizzare scenari catastrofici per alcune economie compresa quella italiana. La fragilità dell’Italia di fronte agli eventi esterni si è manifestata nella sua forma pratica con il blocco totale delle contrattazioni alla Borsa di Milano a causa di motivi tecnici alimentando ipotesi di complotti governativi a danno degli investitori. Chi volesse a tutti i costi individuare un complotto non dovrebbe tuttavia guardare alla carente struttura informatica della   nostra Borsa valori ma alla stampa indiscriminata di denaro che è stata fatta negli ultimi due anni dalle banche centrali con in testa la Federal Reserve e la Bank of England.

 

   Il salvataggio delle grandi banche, dei super banchieri e dei relativi super bonus e super lobby è stata fatta in spregio di ogni regola del mercato monetario. Le banconote stampate in grande quantità finiscono per essere carta moneta e si trasformano semplicemente in carta straccia. I grandi (ed esperti) investitori hanno iniziato già nel 2009 a puntare sui real asset, cioè beni che si toccano non cartacei e che con una quantità spropositata di denaro in circolazione non possono che rivalutarsi. Negli   ultimi due anni in Brasile investitori stranieri hanno comprato terreni agricoli per una superficie superiore a quella della Francia, a Hong Kong il prezzo delle case è raddoppiato e chi produce grano, cotone, zucchero o caffè ha aumentato i prezzi, favorito anche da una domanda artificiale creata da capitali che si spostavano su Paesi poveri aumentandone   artificialmente la domanda.

 

   La produzione mondiale di prodotti agricoli è quindi cresciuta del 16 per cento e il consumo mondiale del 20: non è possibile calcolare quanta produzione sia stata stoccata per essere rivenduta a prezzi ancora più alti ma   sono in molti a scommettere che i grandi produttori preferiscono aspettare prezzi ancora per disfarsi delle proprie scorte.

   Banchieri, politici ed economisti hanno preferito non pensare alle conseguenze di quello che stavano facendo, hanno comprato tempo rivitalizzando momentaneamente l’economia immettendo   nel sistema economico mondiale la maggiore quantità di banconote della storia dell’umanità, e ora stiamo assistendo attoniti ai risultati di un disastroso esperimento economico e sociale. Lo ha detto Giulio Tremonti : “Le rivolte nascono dalla fame che è provocata dalla speculazione sulle materie prime”. Ha dimenticato di aggiungere che la speculazione è fatta dai governi e dalle banche centrali che hanno provocato un prevedibilissimo rialzo generalizzato dei prezzi delle materie prime. Le rivolte sono figlie delle scelte delle banche centrali occidentali e dell’establishment politico finanziario che nel tentativo di mantenere inalterato il suo potere e i suoi privilegi ci ha raccontato la favola della ripresa economica come se la carta (moneta) si potesse trasformare   magicamente in oro. Gli alchimisti delle politiche monetarie si sono ora accorti che la formula non funziona, o meglio che gli effetti collaterali sono talmente catastrofici che non solo la ripresa economica è a rischio ma l’intera   tenuta del sistema di consumi e di produzione occidentale.

 

   Le due navi da guerra iraniane che per la prima volta entrano nel mediterraneo sono il chiaro segnale che i paesi del sud del mondo intendono lanciare all’Occidente: nulla sarà più come prima. I popoli africani e mediorientali stanno prendendo coscienza che la frontiera fra benessere e povertà, ripresa economica e recessione passa dalle loro terre alle quali abbiamo sottratto ricchezza per decenni. Lo sviluppo economico della Cina, dell’Asia e dell’America Latina fanno cadere il monopolio della domanda di materie prime dell’Occidente e provocano un’asta competitiva sui prezzi che sarà, comunque vadano le cose, giocata costantemente al rialzo.   Qual è quindi il prezzo giusto per un barile di petrolio? Nessuno lo sa e nessuno osa dirlo, la giustizia non apparteneva al mercato del greggio. L’introduzione di questo concetto potrebbe portare a risultati catastrofici per l’Occidente.  

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