Allarme fame per l’Occidente

da Il Fatto Quotidiano di martedì 15 febbraio 2011

 

Allarme fame per l’Occidente

di Superbonus

 

     L’establishment politico e bancario mondiale ha salvato se stesso con la stessa ricetta che usavano i monarchi del Diciottesimo secolo, stampando cartamoneta che produceva momentanee riprese dell’economia per culminare in un rialzo generalizzato dei prezzi e un ulteriore impoverimento della popolazione. Per passare dalla crisi della moneta del 1721 alla Rivoluzione francese ci è voluto più di mezzo secolo di miseria, in Egitto e in Tunisia sono bastati 7 mesi in cui il prezzo del grano è raddoppiato. I 5 mila miliardi di dollari stampati dalle Banche centrali occidentali, più della metà dei quali   dalla Federal Reserve, si sono riversati come un fiume in piena su India, Cina, Brasile, Russia e Indonesia, aumentando il prezzo degli asset reali di quei Paesi e il consumo interno. I capitalisti occidentali hanno preferito utilizzare il denaro a basso costo disponibile nei sistemi finanziari dei loro Paesi per investire in aree ad alto sviluppo demografico ed a grande disponibilità di materie prime. Il tenore di vita di due miliardi e mezzo di persone si è alzato velocemente e con esso i consumi di prodotti alimentari e beni voluttuari. I Paesi che non sono stati beneficiati da questo flusso di risorse hanno sperimentato un aumento dei prezzi delle materie prime, spingendo milioni di persone dal livello   di sopravvivenza a quello di indigenza. La richiesta di democrazia dei popoli del Mediterraneo è richiesta di pane e zucchero per mangiare e di cotone per vestirsi: i due dollari al giorno con cui vive la maggior parte delle persone del Mediterraneo meridionale non bastano più a soddisfare i bisogni primari. Questa spirale non s’interromperà. Solo il nostro ingenuo ministro degli Esteri Franco Frattini può pensare che “un pacchetto di aiuti europeo” possa fermare una massa umana che si è messa in movimento e che rivendica il proprio diritto a sopravvivere.

L’Occidente è prigioniero dei banchieri centrali e delle grandi   istituzioni finanziarie che hanno pensato di curare i mali da essi stessi creati con la solita ricetta: inondare di liquidità a basso costo il mercato. La prima frontiera sulla quale si combatte ora fra i problemi reali e le astratte e lucrative formule economiche è Lampedusa. Infatti, il presidente Obama è molto preoccupato per la situazione che si sta determinando   nel Mediterraneo e gli ambienti finanziari che contano sono in stato di preallarme. La salvezza del sistema finanziario passerà attraverso la tenuta della frontiera fra benessere e povertà estrema, linea di confine che fino a qualche settimana fa era presidiata da dittature e oligarchie spietate a cui l’Occidente aveva rilasciato un lasciapassare internazionale, in cambio della regolazione dei flussi migratori e dell’emarginazione dei fondamentalismi religiosi.

 

   LA POLITICA monetaria ha scatenato ora il mostro della fame ed ha fatto saltare un equilibrio politico di trent’anni: gli sbarchi non si fermeranno e la manifestazione degli studenti di Tripoli il prossimo 17 febbraio, insieme alla rivolta di Algeri, rischia di far saltare il tappo dell’Africa. Se la linea di confine a sud   di Pantelleria non crollerà un altro fronte, comunque, sta per aprirsi: il prezzo del riso non ha per ora seguito la corsa al rialzo delle altre commodities, la maggior parte dei governi asiatici sta   vendendo le proprie riserve per calmierare il mercato della più importante risorsa alimentare mondiale e per il momento la situazione sembra sotto controllo. Fra sei mesi le scorte finiranno e probabilmente il prezzo del riso seguirà quello del grano con il risultato che più di un miliardo di persone si troverà alla fame, a quel punto i confini degli Stati avrebbero lo stesso valore di una linea tracciata sulla sabbia: l’onda di disperati potrebbe essere di dimensioni tali da modificare le priorità della politica mondiale e colpire duramente la ripresa. Per evitare tale catastrofe l’establishment finanziario e politico occidentale dovrebbe fermare le rotative della zecca, comunicare alle popolazioni che la crisi che affrontiamo è sistemica e che per uscirne non serve la liquidità ma occorrono sangue dolore e lacrime   per almeno un quinquennio. È molto più probabile che ci si affidi a dei nuovi dittatori nei Paesi poveri ed un poco di elargizioni per comprare altro tempo, nessuno sa però con certezza quanto.  

 

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