Crimini, non giochi

Crimini, non giochi

 

di Caterina Soffici

     Il moralismo, i peccati, i libertini e i neopuritani non c’entrano niente. “Non c’è bisogno di essere puritani per capire che Berlusconi è unfit to lead”. Il copyright non è mio, rubo la frase dal Boston Globe di ieri, in un editoriale dal titolo “Crimini, non giochi”. Vogliamo quindi parlare di reati e non di peccati, terreno sul quale Ferrara, i neolibertini e compagnia vorrebbero spostare il discorso per gettare un po’ di fumo negli occhi. I peccati non ci interessano e anzi istintivamente tifiamo più per Maria Maddalena che per Maria Goretti. Inutile cercare di confondere le acque e sbandierare mutande in teatro. Chi scende in piazza lo fa per difendere non solo la dignità delle donne ma di un intero Paese sbertucciato da più di un mese su ogni giornale estero, con caricature, vignette e battute pecorecce dove si vedono ministre in autoreggenti e consigli dei ministri con le conigliette intorno al tavolo.
     È un falso argomento sostenere che chi scende in piazza verrà strumentalizzato da quanti vogliono a tutti i costi cacciare Berlusconi, e non riuscendoci per via elettorale lo fanno passando dal buco della serratura delle sue camere da letto in un nome di una non meglio   precisata “virtù” civica. I fatti privati del presidente del Consiglio rimangano pure custoditi nelle sue ville, al riparo da occhi indiscreti. Ma i fatti pubblici riguardano tutti gli italiani e per questo non si può far finta di niente.     Così quando un premier telefona in questura per far rilasciare una minorenne, non è un fatto privato. E’ un reato pubblico.     Così se un premier paga per fare sesso con una minorenne, si chiama sfruttamento della prostituzione minorile. Non è un fatto privato, è un reato e un fatto pubblico.
     I neolibertini sostengono che le ragazze sono andate alle feste con le loro gambe, e questa libertà viene sbandierata come la massima forma di emancipazione della donna moderna. Verissimo. Ognuna è libera di vendersi, di vendere il proprio corpo, di fare il mestiere più antico del mondo. Nessuna delle persone che scenderà in piazza domenica lo farà contro la prostituzione. Non si manifesta contro le escort, contro Ruby o le altre Arcorine. Libere loro di scegliere la propria vita. Non è una manifestazione moralista e bacchettona contro le prostitute. Non ci sono brave ragazze contro cattive ragazze. Non è una manifestazione contro le persone, ma contro il metodo che ha permesso a personaggi come Nicole Minetti di diventare consigliere regionale in Lombardia e a Barbara Matera di essere elette al Parlamento Europeo con oltre 130mila preferenze (prima degli eletti dopo berlusconi nella circoscrizione Sud) senza aver rilasciato un’intervista, senza un comizio, senza aver dimostrato di saper fare niente di niente.     Questo non è guardare dal buco della serratura, ma alzare il velo su una situazione pubblica grave, un problema di selezione della classe politica che tocca in particolare le donne. Ma ci sono molti uomini peggiori di queste ragazze in posti di potere, obietteranno i censori. Vero, ma non può essere un argomento a discolpa. Lo stesso dicasi di chi sbandiera altre e peggiori cose accadute nelle vite private di altri famosi personaggi. Si dice per esempio che Woody Allen si è messo con la figlia adottiva della moglie. E allora? Che Eugenio Scalfari ha vissuto per 40 anni bigamo, una settimana con una e una settimana con l’altra. E allora? Anche Bill Clinton non si è comportato proprio bene nella sala ovale. Non era meno peccatore di Berlusconi. E allora? Non risulta che la stagista sia diventata ministro. Nessuno di questi signori ha usato il proprio ruolo pubblico per intervenire a favore delle proprie amanti e nessuno ha usato la cosa pubblica per piazzarle.     Tutto il resto sono solo chiacchiere e fumo negli occhi per impedire che la gente li apra e veda il re nudo.  
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