Il Lazio dà dieci milioni di euro a tre ospedali religiosi

Da Il Fatto Quotidiano di domenica 6 febbraio 2011

Che Dio (e la Polverini) ci aiutino

Il Lazio dà dieci milioni di euro a tre ospedali religiosi

di Mario Reggio

La Fede aiuta chi soffre, chi è malato. Ma aiuta anche gli ospedali religiosi della Capitale. Che la Fede sia la chiave per avere soldi lo dimostrano le tre delibere approvate il 28 gennaio dalla giunta Polverini. Dieci milioni di euro a tre ospedali religiosi convenzionati, per ristrutturazioni edilizie e acquisto di apparecchiature sanitarie. Nell’ordine. Un milione di euro all’ospedale accreditato “Regina Apostolorum” per “programmi di intervento edilizio e per l’acquisizione di tecnologie sanitarie”. Sette milioni di euro al Presidio accreditato “Fatebenefratelli ospedale San Giovanni Calibita” dell’Isola Tiberina per gli stessi obiettivi. Due milioni di euro a disposizione del Presidio accreditato “Fatebenefratelli Ospedale San Pietro” per interventi edilizi e tecnologie sanitarie.

Che i governi regionali del Lazio abbiano sempre avuto un occhio di riguardo verso la sanità cattolica è una vecchia storia. Ma elargire oggi 10 milioni di euro, nel pieno del programma di ristrutturazione della rete ospedaliera, con la chiusura di strutture e Pronti soccorso, le proteste dei sindaci e della popolazione, è una mossa davvero azzardata. D’altro canto la scelta della giunta Polverini è illegittima, perché gli ospedali religiosi convenzionati restano privati e la Regione Lazio rimborsa solo le prestazioni, le analisi e le degenze in base alle tabelle previste dalla legge. Quindi non è difficile prevedere che, quando la notizia diventerà di dominio pubblico, pioveranno i ricorsi al Tar.

Ma quanto costa la sanità cattolica alle casse della Regione? La risposta non è semplice. Le strutture religiose glissano. In via della Pisana la giunta è alle prese con i tagli per rientrare dal gigantesco debito accumulato negli ultimi anni, quasi 10 miliardi di euro, e non è in grado di dare risposte certe.

I conti non tornano

VEDIAMO di capirci qualcosa. Nel 2010 il Fondo sanitario nazionale ha destinato alla Regione 9 miliardi e 440 milioni di euro. Di questi circa 6 finiscono nelle casse della sanità romana, pubblica e convenzionata. La fetta destinata a quella cattolica supera i due miliardi.

“È evidente che il costo ingente della sanità cattolica – commenta Giulia Rodano, vicepresidente della Commissione sanità alla Regione, consigliere dell’Idv – deriva dalla presenza in una città come Roma dello Stato Vaticano. La capitale ha un’altissima offerta di sanità pubblica e religiosa e ben cinque policlinici universitari, tra i quali il Gemelli e il Campus Biomedico, che in totale costano ogni anno 400 milioni di euro, ovvero un terzo del disavanzo annuale della sanità del Lazio”.

Impossibile parlare nel dettaglio delle decine di strutture sanitarie che fanno capo al mondo cattolico. Tra queste case di cura per lungodegenza e riabilitazione, assistenza ai malati psichiatrici e ospedali convenzionati “classificati” tra i quali il Fatebenefratelli, il Cristo Re, il San Carlo di Nancy e l’Istituto Dermatologico dell’Immacolata, solo per citarne alcuni. È necessaria una scelta. Una scelta legata alle diverse tipologie di assistenza, alle dimensioni ma unite dalla visione cattolica della cura e della sanità. E la scelta è caduta sull’Università cattolica del Sacro Cuore, ovvero il Policlinico Gemelli, per dimensioni la “portaerei” della flotta cattolica. Poi l’Ospedale pediatrico Bambino Gesù,il veliero classe Vespucci che gode dei privilegi dell’extra-territorialità e di proprietà diretta della Santa Sede. Da ultimo il Campus Biomedico, dove aleggia lo spirito di Josemaria Escrivà, il fondatore dell’Opus Dei, il sommergibile nucleare di ultima generazione della squadra.

Policlinico Gemelli

INCASTONATO tra via della Pineta Sacchetti e la via Trionfale, è uno dei più grandi  ospedali romani. La sua nascita è legata alla volontà e alla perseveranza di padre Agostino Gemelli, ordine francescano, medico, psicologo, al secolo Edoardo Gemelli, nato a Milano nel 1878 e morto nel 1959. Decisamente schierato a favore del regime fascista, ha dedicato la sua vita alla diffusione dei principi della sanità cattolica. La sua ultima impresa è l’apertura dell’Università cattolica a Roma. Il terreno è pronto. È’ di proprietà della Società generale immobiliare, cioè del Vaticano, travolta poi dal crac Sindona. È il 1959. Da tempo le parrocchie hanno lanciato la campagna per la raccolta dei fondi, altri soldi arrivano dalle donazioni delle pie e ricche famiglie. Il 5 novembre del 1961, alla presenza di Giovanni XXIII, s’inaugura la facoltà di Medicina del Sacro Cuore. Padre Gemelli aveva lasciato questa Terra due anni prima. Nel 1964 nasce il Policlinico Gemelli. Oggi la portaerei viaggia a pieno ritmo. Nell’ultimo anno 105 mila i pazienti dimessi tra ricoveri ordinari, riabilitazione e day hospital. Uno su 5 provenienti da altre Regioni. Ottantamila prestazioni erogate dal Pronto soccorso. Quarantamila interventi chirurgici. Anche la facoltà di Medicina non scherza. Quattromila e duecento iscritti ai diversi corsi di laurea e specializzazione, seguiti da 711 docenti. I primi 71 medici laureati nel 1967, fino a oggi 7.485 laureati in Medicina e 438 in Odontoiatria. Fino a qualche anno fa, per partecipare ai test d’ingresso, era necessario un attestato del parroco che certificava la religiosità dell’aspirante. Una prassi abbandonata quando è diventato palese che molti di quegli attestati erano palesemente dovuti al buon cuore del prelato. Chiudiamo con il vile denaro. Per il 2010 la richiesta di finanziamento per le prestazioni è stata di 610 milioni di euro, ma la Regione ha riconosciuto al Gemelli mezzo miliardo di euro.

 

Bambin Gesù

È NATO nel 1869 grazie a una gentile donazione della famiglia Salviati al Vaticano, poco prima dell’arrivo dei bersaglieri. La struttura gode dell’extra-territorialità,  quindi le duemila e seicento persone che ci lavorano, tra medici, infermieri, tecnici e volontari vengono pagati dalla Santa Sede, ma non pagano le tasse allo Stato italiano. Dal 1985 il Bambino Gesù è stato riconosciuto Istituto di Ricovero e cura a carattere scientifico.

L’ospedale è senza fini di lucro, il 35 per cento dei bambini arriva da altre Regioni, soprattutto dal centro-sud e la percentuale sale al 60 per le malattie più complesse. Per l’assistenza e la ricerca il bilancio è stato, nel 2010, di 192 milioni di euro. Il Bambino Gesù gode, in base al Concordato, di un trattamento particolare: i rimborsi vengono pagati direttamente dal ministero dell’Economia.

 

Campus Biomedico

UN OSPEDALE piccolo per le dimensioni, solo 238 posti letto, e una facoltà di Medicina che conta quasi mille studenti. Nella proprietà l’Opus Dei non risulta, ma la sua presenza è palpabile. “Nessun componente della Prelatura può mettere bocca ed influire sulle scelte operative e gestionali del Campus”, afferma uno dei portavoce. Per anni, dal 1994, il Campus ha tirato avanti, ospite dell’American Hospital. Due anni fa il colpo di reni. La società proprietaria, la Ucbm, decide di investire 140 milioni di euro per voltare pagina. Compra un terreno nei pressi di via di Trigoria, quadrante sud di Roma. Strutture moderne, stanze a due letti con bagni puliti e dotati di tutti i comfort. “A volte i pazienti chiedono se devono pagare qualcosa perchè pensano di essere capitati in un istituto privato”, racconta un medico.

E poi la facoltà di Medicina: mille studenti e cento docenti.   Nel Policlinico lavorano mille persone. La selezione dei medici è ferrea: solo équipe chirurgiche che possono vantare più di mille e cinquecento interventi l’anno. Poi la ricerca scientifica di alto livello, e da ultimo il corso di specializzazione per i medici di famiglia post-laurea.

Una struttura moderna, piccola, ma che viaggia a velocità supersonica. Sempre in nome della Fede.

Santa madre Chiesa

Con tre delibere, la giunta del Lazio ha dato dieci milioni di euro a tre ospedali religiosi convenzionati per ristrutturazioni edilizie ed acquisto di apparecchiature sanitarie

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