Grazie, Craxi, per l’ora di religione

da Il Fatto Quotidiano di venerdì 4 febbraio 2011

 

estratto dalla rubrica mailbox

Grazie, Craxi, per l’ora di religione

Tra le splendide eredità che, negli anni 80, ci ha lasciato il magnifico Bettino Craxi, oltre al raddoppio del debito pubblico, con relative cambiali che ora stanno giungendo all’incasso, e son dolori, tendiamo a dimenticare la revisione del Concordato fra Stato Italiano e Chiesa Cattolica, quello del 1929. A rigor di logica e democrazia, chiese e stati non avrebbero nulla da concordare visto che operano,  o dovrebbero operare su terreni ben distinti, le prime quelli dell’anima ed i secondi quelli del corpo, lasciando ad ogni individuo la libertà di tracciare la propria personalissima linea di confine.

Nel 1984, con l’obiettivo di rimuovere   la clausola della “religione di Stato”, accettata da Mussolini nel ’29 (diventato, così, “l’uomo della Provvidenza”), si passò, però, dalla padella alla brace, con l’introduzione di una novità assoluta, l’insegnamento   della materia “religione cattolica” anche nelle scuole dell’infanzia, cioè a bambini da 3 a 5 anni. Narrano le cronache che lo stesso Cardinale Casaroli restasse incredulo di fronte ad una tale offerta, la Chiesa, infatti, non inizia il catechismo nelle parrocchie prima degli otto anni in quanto la mentalità infantile non distingue chiaramente fra realtà e fantasia negli anni precedenti.

Ma neppure la Chiesa, evidentemente, guarda in bocca ai cavalli donati e da allora all’atto delle iscrizioni le famiglie debbono scegliere fra tale insegnamento ed una non ben specificata “alternativa”. Da tenere presente che il concetto di “materia di studio” non è neppure presente a quel livello scolastico dove i fanciulli hanno un rapporto con le insegnanti di tipo più affettivo che didattico.

Un bel giorno, però, si vedono dividere tra di loro, perché alcuni, o molti, debbono andare da un’altra parte a causa di qualcosa non facile da spiegare ad un bambino di tre anni e che, crea, normalmente traumi grandi o piccoli a seconda delle capacità di edulcorazione, dissimulazione, tolleranza, delle insegnanti. Il problema, già allora da non sottovalutare per la presenza di famiglie   non credenti che si vedevano costrette a scegliere l’ora di religione o l’ora di separazione, sta assumendo proporzioni sempre più ampie per la presenza nelle nostre scuole di bambini di provenienze, religioni, culture assai diversificate.

Credo che sarebbe ora di riesaminare questo punto, almeno questo punto, del Concordato, iniziando da quelle Comunali che non hanno neppure questo vincolo. Quantomeno spostando l’entrata di questa “materia” al tempo della terza elementare, parificandolo con quello del catechismo delle parrocchie cattoliche. Grazie  a tutta la redazione de Il Fatto.

Paolo Serra Bologna

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