Perché gli evasori hanno la garanzia dell’impunità

da Il Fatto Quotidiano di giovedì 3 febbraio 2011

Tentazioni fiscali irresistibili

Perché gli evasori hanno la garanzia dell’impunità

di Bruno Tinti

Sfortunatamente viviamo in tempi in cui il rispetto per la Costituzione non è molto diffuso. Gli indottrinati da B&C straparlano volentieri di Costituzione superata. L’articolo 53 però è oggetto della disaffezione generale.

“Tutti sono tenuti a concorrere alle spese pubbliche in ragione della loro capacità contributiva”:

non esiste principio costituzionale più vistosamente tradito nella pratica.

Il motivo è semplice: i cittadini sono di fatto divisi in due categorie, quelli che hanno la concreta possibilità di evadere le imposte e quelli che non lo possono fare.

Quelli che le evadono possono contare su un sistema che gli garantisce l‘impunità.

Quelli che non possono non pagare

I CITTADINI che hanno un lavoro dipendente non possono evadere le imposte.

Questo per l’ottimo motivo che le imposte gliele paga il datore di lavoro attraverso il meccanismo della ritenuta d’acconto. La loro busta paga dovrebbe essere di 1.000 euro, ma in realtà è di 800 perché 200 euro sono prelevate alla fonte e versate al fisco. E non c’è accordo possibile tra il lavoratore e il datore di lavoro (“dai, dì che mi paghi un po’ meno così mi pago un’imposta più bassa”) perché la paga del lavoratore costituisce un costo: più euro il datore di lavoro ha pagato ai suoi dipendenti, più ne può detrarre dai suoi ricavi; meno ricavi, meno imposte. Poi c’è la grande categoria dei lavoratori statali che ricevono il loro stipendio diminuito delle imposte fino all’ultimo euro. Insomma, oltre la metà dei cittadini italiani non possono fare a meno di pagare le imposte. Vorrebbero, probabilmente, ma non possono. Sicché è abbastanza ovvio che l’esistenza di un’altra metà che invece evade alla grande li fa arrabbiare parecchio. I cittadini che hanno la concreta possibilità di evadere le imposte sono i lavoratori autonomi: imprenditori, professionisti, artigiani, commercianti. Questa gente decide da sé il reddito che vuole dichiarare, almeno per una parte molto consistente. La regolarità delle loro scritture contabili, da cui alla fine risulteranno i ricavi conseguiti nell’anno, dipende da quante ricevute fiscali, scontrini, parcelle, fatture etc. hanno deciso di emettere o gli è stato imposto di emettere.

Pensiamo a un commerciante: chi gli impedisce di vendere senza emettere lo scontrino fiscale? Certo, deve aver comprato in “nero” la merce che poi venderà in nero; cosa all’ordine del giorno. E comunque chi gli impedisce di annotare in contabilità un ricavo di 100 quando in realtà ha incassato 200? Pensiamo a un professionista nella cui sala d’aspetto stazionano 10 clienti al giorno. Tutti gli chiederanno la parcella? E un idraulico o un meccanico? Quanti clienti si sentono dire “con Iva o senza Iva?”. Il punto è che “senza Iva” significa 20 per cento in meno per il cliente; che trova naturalmente più conveniente risparmiare piuttosto che pretendere una fattura che, nella grande maggioranza dei casi, non potrà nemmeno portarsi in detrazione.

E i piccoli e medi imprenditori? Quelli con i lavoratori in “nero” e con materie prime (quando servono) comprate in nero? Chi gli impedisce di dichiarare ricavi ridicoli? Insomma, è questa metà di cittadini che evade le imposte. E, com’è noto, le evade alla grande. Secondo Confindustria (stima 2010), l’evasione fiscale annuale è pari a 120 miliardi di euro, l’8,2 per cento del Pil. Roba da azzerare il debito pubblico in 10 anni.

Salvezza garantita al 90 per cento

MA QUESTI sono i cattivi! Che ci stanno a fare Guardia di finanza, Agenzia delle Entrate, Commissioni tributarie e giudici penali? Scopriteli, prendetegli i soldi mal guadagnati, fategli pagare multe salatissime e metteteli anche in prigione che non guasta. Insomma com’è che riescono a evadere 120 miliardi di euro all’anno? Ci riescono perché il sistema tributario sembra costruito apposta per non funzionare.

Prima di tutto: la percentuale di controlli sul totale delle dichiarazioni fiscali presentate ogni anno è pari al 10 per cento circa. Se proviamo a vederla da un altro punto di vista, il dato è impressionante: un evasore fiscale ha il 90 per cento di probabilità di non essere mai controllato. Perché non dovrebbe evadere? Ma naturalmente il nostro evasore potrebbe essere sfortunato: lo pinzano. E allora? Che problema c’è? Il termine entro cui si può procedere a un accertamento fiscale è di cinque anni; vale a dire che un accertamento che si apre oggi riguarderà gli anni dal 2006 al 2010. Tutta l’evasione fatta prima del 2006 è al sicuro. E, come tutti sanno, è la somma che fa il totale: se le vacche grasse sono più di quelle magre vuol dire che è andata bene.

Ma di vacche grasse ce n’è molte di più di quanto sembri. Per via dei condoni e degli scudi fiscali. Dal 1972 a oggi ce ne sono stati 13. In media, uno ogni 3,07 anni. Questo significa che, con un modesto obolo (l’ultimo scudo fiscale è costato il 5 per cento (capito? Il 5 per cento su un’aliquota di imposta media stimabile nel 40 per cento), ogni tre anni mal contati l’evasore può dire al fisco: “Eh sì; ma ho fatto il condono tombale, lo scudo, la regolarizzazione delle irregolarità formali, quel qualsiasi fantastico provvedimento che i governi (di destra e di sinistra) mi hanno con tanta generosità regalato; vero che saresti ancora in tempo a fare l’accertamento ma ormai”…

C’è una certezza: la prescrizione

E POI LA DURATA MEDIA di un processo tributario, dall’accertamento alla sentenza definitiva della cassazione, è di 8 anni circa. E, quando si è stabilito che l’evasore deve al fisco 1 milione di euro, questi soldi bisogna prenderglieli. L’Agenzia delle Entrate fornisce il dato numerico assoluto: quest’anno abbiamo recuperato X milioni di euro. Sì, ma quanti ne avremmo dovuti incassare e non ce l’abbiamo fatta? Questo sarebbe importante sapere. Ma è un segreto ben custodito. Così com’è ben custodito l’altro segreto. Quante delle verifiche fatte dalla Guardia di finanza (che con grande frequenza sciorina mirabolanti risultati operativi) si traducono in effettivi accertamenti e producono recupero di imposta? Non si sa.

E per finire: l’evasore fiscale che l’abbia fatta proprio grossa e che quindi finisce sotto processo penale può contare sulla prescrizione nella quasi totalità dei casi; e, se proprio gli va male, su una condanna simbolica, un anno, un anno e mezzo, si capisce con la condizionale e con tutti i benefici previsti dalle nostre leggi dissennate.

Soluzioni? Si capisce che ce n’è, quasi tutti i paesi civili le hanno trovate; a partire dagli Usa dove l’evasione fiscale è una cosa serissima. Ma occorre un’etica protestante che il nostro cattolicissimo Paese non ha mai posseduto.

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