Finanziaria, briciole e cricche

da Il Fatto Quotidiano di sabato 27 novembre 2010

Finanziaria, briciole e cricche

 

di Luigi De Magistris

 

     Tra qualche giorno i brandelli di quella che fu la solida maggioranza berlusconiana approveranno la legge finanziaria. Ci racconteranno le solite favolette: l’Italia rispetta il patto di stabilità europeo, il governo non peggiora il debito pubblico, la crisi economica non esiste, oppure c’è ma non si vede. Mentre l’Italia tracolla sul piano etico, sempre più divorata dalla corruzione, con le istituzioni intrise da una crescente mafiosità e con la povertà che aumenta in modo esponenziale contaminando   quello che un tempo era il ceto medio, il governo e la maggioranza non danno risposte, non offrono soluzioni. Il nulla per la lotta all’evasione fiscale che consentirebbe di recuperare miliardi di euro, si accompagna alla distruzione della storia e del futuro del nostro Paese: briciole sia per il patrimonio artistico, archeologico, storico e paesaggistico che per la cultura, la scuola, l’università, la ricerca. Un Paese che non investe in sviluppo e ricerca è un Paese che si condanna alla depressione. Si rinuncia alla competitività internazionale, si favorisce la fuga dei cervelli, si colpiscono i luoghi in cui si forma il pensiero libero e critico. Del resto, il miglioramento della qualità della vita e il consolidamento delle libertà sono colpi micidiali per la borghesia mafiosa. Il governo Berlusconi con i cortigiani da Palazzo rafforza, invece, la spesa pubblica criminogena. Vedremo ingenti risorse per le armi, per i grandi eventi delle cricche, per le privatizzazioni, per coloro i quali propongono modelli economici vetusti.

 

   LA COSTRUZIONE dell’alternativa al berlusconismo si consolida anche con la realizzazione di una Finanziaria alternativa in cui si coniughi il diritto con lo sviluppo economico, il lavoro con il capitale, l’utilizzo dei fondi pubblici con la lotta alla criminalità. È necessario   un ruolo pubblico nell’economia così come uno statuto dei beni pubblici che si coniughino con una nuova politica industriale che sia anche da stimolo all’economia privata e che, al contempo, tuteli l’occupazione e si fondi sulla green economy. Il lavoratore e le persone, con i loro diritti, devono essere i protagonisti di un’economia al servizio del bene comune; si devono tutelare i posti di lavoro, ridurre la precarietà, innalzare i salari e il potere di acquisto, consolidare gli ammortizzatori sociali. Accanto alle politiche ambientali e sociali – con la realizzazione di opere pubbliche utili al Paese e non alle cricche e alle mafie – quelle del welfare, come la promozione del diritto allo studio e il reddito di disoccupazione.

 

   Le imprese vanno sostenute attraverso incentivi per l’innovazione, la ricerca, l’accesso   al credito, nonché le riconversioni a produzioni che coniughino diritto al lavoro con quello alla salute. La lotta all’evasione fiscale si deve accompagnare a politiche di giustizia fiscale: tassazione delle rendite finanziarie, delle transazioni speculative e dei grandi patrimoni. Si tratta solo di alcuni spunti che dimostrano che è pronto un manifesto per un’altra manovra economica possibile e che anche in tempo di crisi vi può essere una politica virtuosa che applichi l’art. 3 della Costituzione: “È compito della Repubblica rimuovere gli ostacoli di ordine economico e sociale, che, limitando di fatto la libertà e l’uguaglianza dei cittadini, impediscono il pieno sviluppo della persona umana e l’effettiva partecipazione di tutti i lavoratori all’organizzazione politica, economica e sociale del Paese”.  

 

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2 risposte a Finanziaria, briciole e cricche

  1. pronihilo ha detto:

    Non si può non condividere quello che scrive Luigi de Magistris, noto esponente dell’Italia dei valori che così tanto si è speso per la lotta alla criminalità mafiosa da giudice. Giusta la diagnosi. Quanto alla cura e alla sua lunga lista di obiettivi ho paura però che sia un elenco di useful thinkings, e spiego subito il perché. È sicuro l’autore che la borghesia italiana farà da sponda ai suoi pur giusti propositi? Ad esempio lui auspica una collaborazione tra lavoro e capitale ma, anche prescindendo dall’enorme sperequazione accumulatasi nel tempo fra questo e quello, che ne pensa l’autore dei propositi di Marchionne di disdire i contratti di lavoro e disarticolarli a livello aziendale, gli dicono niente le decisioni su Pomigliano? Come potrebbe fermare una volta al governo simili risoluzioni? Credo poi che il buon De Magistris sia troppo ottimista sulle qualità della borghesia italiana. Di persone come Adriano Olivetti non se ne vedono molte in giro. Questa classe si è sempre dimostrata quasi tutta plaudente a Berlusconi, sempre avida di incentivi economici e propensa più alle rendite finanziarie che al rischio d’impresa o all’innovazione; per non parlare poi della sua inclinazione a formare dei comitati di affari se non addirittura delle cricche con esponenti politici, così da far apparire sempre più sfumato il confine tra borghesia. imprenditoriale e finanziaria classica e borghesia mafiosa.

  2. Pingback: L’ultima guerra di Mario Monicelli | Sestante

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