Atenei, prendiamo i soldi dagli evasori

da Il Fatto Quotidiano di mercoledì 24 novembre 2010

Atenei, prendiamo i soldi dagli evasori

di Alberto Burgio*

Le polemiche sulla progettata “riforma” dell’Università si incentrano sui quattrini. Gran parte del provvedimento si risolve in un taglio della spesa deciso con la Finanziaria del 2008 e aggravato da quella di quest’anno. Ma affrontare il discorso in questa prospettiva significa deciderne le conclusioni già in partenza: i soldi scarseggiano, i tagli sono inevitabili. Forse però le cose non stanno così. L’università è un’istituzione fondamentale per il “pieno sviluppo della persona umana”. Perciò secondo la Costituzione “i capaci e meritevoli, anche se privi di mezzi, hanno diritto di raggiungere i gradi più alti degli studi”. E per questo motivo “la Repubblica   promuove lo sviluppo della cultura e la ricerca scientifica e tecnica” garantendo la libertà d’insegnamento. Sarebbe difficile enunciare con più chiarezza il nesso tra cultura e democrazia.

QUINDI razionalità vorrebbe che la spesa pubblica destinata al sistema formativo fosse considerata un investimento strategico. Ma la cultura costa: costano i libri, le aule, i laboratori. Costano i professori, gli studenti, il personale tecnico delle università.   Per questo – si dice – i governi riducono la spesa e i disegni di “riforma” dell’Università prevedono tagli, aumentano le tasse d’iscrizione e svendono ai privati infrastrutture e servizi. La carenza di risorse è anche la motivazione addotta a sostegno della tesi meritocratica, cara pure alle forze di opposizione che condividono gran parte del ddl Gelmini. Anche per questo la “riforma” è considerata “un’occasione” dalla responsabile università del Pd e da Luigi Berlinguer, non rimpianto ministro dell’Università e della ricerca tra il 1996 e il 2000, che ne rivendica (a buon diritto) la paternità. In apparenza il ragionamento non fa una grinza. In tempi di vacche magre la selezione è più dura ed è giusto riservare le risorse ai docenti e agli studenti più capaci. In realtà proprio il combinato   disposto meritocrazia+tagli alla spesa riposa su una mistificazione e rivela una preoccupante comunanza di idee tra il centro-destra oggi in crisi e il centrosinistra che ambisce a succedergli alla guida del paese. Pretendere   che i migliori siano premiati è giusto purché non si perda di vista il diritto alla conoscenza che la Costituzione riconosce comunque a ciascuno (diritto, non dovere di pagare indebitandosi con i cosiddetti “prestiti d’onore”); purché a tutti siano assicurate adeguate condizioni di base e di crescita; purché, infine, si disponga di criteri di giudizio oggettivi (il che, per ciò che riguarda la ricerca scientifica,   è notoriamente complicato). Chi ha a cuore il merito dovrebbe quindi in primo luogo sforzarsi di rimuovere gli enormi ostacoli che in una società ingiusta limitano l’uguaglianza delle persone. Ma legare la tesi meritocratica alla politica dei tagli comporta fatalmente conseguenze inique e controproducenti. Nessuno può sapere in partenza quanti siano i meritevoli. Partire da numeri chiusi e quote prestabilite significa disporsi a escludere anche chi meriterebbe di andare avanti, con un enorme spreco di risorse umane per la collettività e uno sconsiderato dispendio di sofferenza per gli individui. Non solo: come ogni strozzatura, il sistema delle quote trasforma la meritocrazia in un meccanismo di tutela delle oligarchie.

C’È UNA SOLUZIONE? Certo che sì e anche molto semplice. Riducendo la spesa militare e le regalìe fiscali agli evasori, ci sarebbero risorse più che sufficienti non solo per mettere in sicurezza l’intero sistema formativo del paese, ma anche per consentirgli di adempiere il compito fondamentale di generalizzazione della conoscenza che la Costituzione gli affida. Ciò significa che l’ordine del discorso andrebbe rovesciato, e che di soldi si parla come del problema-chiave dell’università italiana perché non si vuole che la scuola e l’università funzionino come dovrebbero, perché si sa che la mobilità sociale che ne deriverebbe produrrebbe terremoti e perché si progetta per le giovani generazioni di questo paese un futuro gramo, fatto di lavoro dequalificato, precario e sottopagato (con tanti saluti alla competitività delle   imprese, che tanti giurano di avere a cuore). Che anche l’opposizione ragioni su questa materia in termini di pura ragioneria è solo un motivo in più di preoccupazione.

* professore di Storia della Filosofia all’Università di Bologna

Annunci
Questa voce è stata pubblicata in Attualità e Cultura e contrassegnata con , , , , , , , , , , , , , , , , , , , . Contrassegna il permalink.

Una risposta a Atenei, prendiamo i soldi dagli evasori

  1. pronihilo ha detto:

    Questo articolo mette bene in luce la mistificazione che c’è dietro alla tanto sbandierata meritocrazia. La semplificazione è questa: i soldi non ci sono e perciò quei pochi che restano devono andare ai più meritevoli. Chi vorrebbe essere governato da somari e incompetenti? Ma chi sono poi in definitiva questi meritevoli? Non è che stringi stringi questi sono gli appartenenti alle classi privilegiate con buona pace dell’art. 34 della Costituzione? E proprio questa è la mistificazione. Come si sapeva già nel tanto deprecato ’68, i più bravi, quelli che hanno un lessico ricco e di solito frequentano le scuole migliori sono proprio i figli delle classi privilegiate. Gli altri, se non hanno già abbandonato la scuola, hanno un profitto assai scarso, vengono frequentemente bocciati e scelgono in maggioranza le scuole professionali. Quindi, se non si prendono provvedimenti perequativi che tutelino il diritto allo studio soprattutto dei gruppi più svantaggiati, la difesa della meritocrazia si riduce alla legittimazione del classismo e della esclusione sociale preventiva.

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...