La (presunta) conversione di un comunista

da Il Fatto Quotidiano di mercoledì 24 novembre

(correzioni in rosso e corsivi a cura di Jàdawin di Atheia)

Renato Guttuso

La (presunta) conversione di un comunista

Retroscena sulle ultime ore del pittore

di Costanzo Costantini

Son cominciate con un largo anticipo le manifestazioni in onore di Renato Guttuso per il centenario della nascita che ricorrerà il 26 dicembre 2011. L’11 settembre scorso si è aperta a Parma, nella sede della Fondazione Magnani Rocca, a cura di Stefano Roffi sotto il titolo “Passione e realtà”, una mostra che annovera, in sintesi, le opere principali del pittore siciliano e ricorda le tappe principali della sua esistenza quale artista impegnato nella sfera sociale e politica. E si torna a parlare del “caso Guttuso”, ossia della sua supposta conversione in punto di morte, lui comunista dal 1940 e senatore del Pci per due legislature, alla fede cattolica, episodio che aveva suscitato all’epoca polemiche clamorose.

NEL 1986 Renato Guttuso si ammala di cancro ai polmoni e nella notte fra il 17 e il 18 gennaio del 1987 muore. Il primo ad avere la notizia è Fiorenzo Angelini, il monsignore romano che gli era amico e particolarmente vicino negli ultimi tempi. Angelini è anche il primo ad accorrere a Palazzo del Grillo, nella camera ardente allestita al secondo piano della fastosa residenza dove Guttuso e la moglie Mimise Dotti abitavano dal 1964. Angelini è ancora il primo a parlare, la mattina del 18 gennaio, della “conversione” di Guttuso che sarebbe avvenuta tramite lui e il suo amico intimo Giulio Andreotti del quale il prelato romano è confessore. Anch’io mi reco a Palazzo del Grillo la mattina del 18 gennaio. Salgo nella camera ardente. La salma giace in una cassa di legno chiaro foderata di velluto amaranto; l’abito scuro è ravvivato da uno di quei gilet scarlatti che Guttuso indossava con frequenza. Quando scendo, verso le 12, noto sulla   piazza antistante il Palazzo monsignore Angelini. Lo avvicino. Parla con un giornalista della televisione. Gli dice: “Qualche tempo prima di andarsene Guttuso mi ha chiesto di pregare insieme. Si è segnato. È morto pregando la Madonna e invocando il volto santo di Gesù”. Gli dico che sono un giornalista e dice anche a me che è morto pregando la Madonna e invocando il volto santo di Gesù. Gli chiedo: “Allora si è convertito?”. Risponde: “Non è corretto parlare di conversione all’ultimo momento. Guttuso non aveva mai fatto professione di ateismo, era stato sempre un credente, anche se non praticante. Negli ultimi tempi c’era stata in lui una crescente riaccensione della fede, di quella fede che aveva sempre avuto. Non c’era bisogno di forzarlo”. Gli chiedo: “Lei era presso il capezzale quando è morto?”. “Mi sono allontanato verso mezzanotte”. “A che ora è   morto?”. “Dopo mezzanotte”. Non sa a che ora esattamente è morto e quindi l’ha lasciato senza la sua preziosa assistenza spirituale mentre spirava (era morto all’una meno quindici minuti del 18 gennaio).

NEI GIORNI successivi monsignor Angelini ripete più o meno le stesse cose e, pur dicendo che non bisogna “strumentalizzare le cose dell’anima”, scatena con l’attiva partecipazione di Giulio Andreotti un frenetico lancio pubblicitario della “conversione”. La sua immagine appare alla televisione e campeggia sulla stampa come quella di una superstar del cinema. I cronisti ne ricostruivano con enfasi la biografia e la carriera. Ma, benché usi tutti i mezzi possibili, non riesce a convincere quasi nessuno, neppure il figlio adottivo del pittore Fabio Carapezza, mentre Giulio Andreotti se ne mostra più che convinto, più convinto dello stesso Angelini. Difficile stabilire quale di questi due “cavalieri dello spirito” dica, nel corso di questo  insolito battage, le cose più menzognere o più grossolane. Nell’omelia che pronuncia nella chiesa di Santa Maria sopra Minerva – il funerale laico di questo “pittore dimezzato” era avvenuto poco prima in Piazza del Pantheon oratore Alberto Moravia – Angelini dice che Guttuso non aveva mai voluto dipingere, per “sublime umiltà”, il volto di Cristo e che negli ultimi tempi stava dipingendo una nuova Crocifissione dopo quella del 1941-42 (il cardinale Celso Costantini, presidente della Commissione Pontificia per l’Arte Sacra ed esperto di arte cinese l’aveva definita “un baccanale orgiastico di figure e di colori assolutamente blasfemo”). Due menzogne: il volto di Gesù lo aveva dipinto nel 1970 in una gouache intitolata Ecce homo nella quale per il Nazareno aveva tenuto presente il volto di Terence Stamp, l’attore inglese dall’attitudine ieratica che si era fatto crescere la barba per interpretare il ruolo di San Paolo in La via di Damasco, il film di Zurlini poi andato a monte; negli ultimi tempi Guttuso non stava dipingendo una nuova Crocifissione ma stava rifacendo, su richiesta di Marta Marzotto, una Maria Maddalena da Matthias Grunewald che si era deteriorata a causa di un incendio.

L’ULTIMO QUADRO di Guttuso è Il Gineceo, per il quale si era ispirato ai versi di T.S. Eliot che dicono: “Nella stanza le donne vanno e vengono/ parlando di Michelangelo”. È un atelier nel quale si aggirano otto donne, una delle quali è Marta Marzotto e le altre sono variazioni della sua figura. Per studiare il movimento dei corpi nudi Guttuso aveva fatto invitare nello studio alcune donne prese dalla strada ma si erano rifiutate di ballare nude e di posare perché non era il loro mestiere. Mi aveva detto mentre dipingeva quel quadro nel nuovo studio al terzo piano di Palazzo del Grillo: “Le figure sono di un terzo più grandi del reale. Gli artisti del primo Rinascimento come Masaccio, Piero della Francesca, facevano le figure più piccole del vero. Raffaello ritraeva quasi sempre al vero. È Michelangelo che ingrandisce le figure”. Contro il divieto assoluto dei suoi medici curanti, il pittore fumava ancora sebbene il fumo gli provocasse violenti accessi di tosse costringendolo ad interrompere il lavoro. Dopo la morte della moglie, avvenuta il 26 settembre del 1986, non dipinge più. Questo è il Guttuso degli ultimi mesi prima della morte. Non era immaginabile che un sacerdote potesse mentire così, per di più in chiesa. Ma monsignor Angelini, fosse o meno in buona fede, non nutriva un amore esclusivo per la verità. Nato a Roma nel 1916, nel 1940   viene ordinato sacerdote, nel 1956 è vescovo, nel 1991 cardinale (Giovanni XXIII ne aveva depennato il nome fra i candidati alla porpora cardinalizia). Ministro della Sanità Vaticana dal 1985 al 1996 disponeva di un potere immenso, tanto è vero che era stato definito “Sua Sanità”. Renzo Vespignani lo chiamava “L’abbacchiaro” per le pantagrueliche mangiate di abbacchio al forno con cui manteneva la linea quando veniva invitato – o si autoinvitava – nella casa del pittore romano a Bracciano. Un altro artista lo chiamava “il corvo dello spirito” per averlo visto aggirarsi intorno al capezzale di Giuseppe Capogrossi, il pittore scomparso nel 1972. Nel 1960 il suo nome era tra i compilatori della lista delle personalità da arrestare nel caso che Tambroni avesse realizzato il colpo di Stato. Chi volesse sapere qualcosa di più di lui, può leggere Vaticano Spa, il libro di Gianluigi Nuzzi pubblicato da Chiarelettere.

DAL CANTO SUO il Limax maximus – come è stato definito da qualcuno Giulio Andreotti in quanto alla stregua dell’onninvadente lumacone suole lasciare tracce dei suoi passaggi – dopo aver sentenziato in un articolo su Epoca dal perentorio titolo “Guttuso convertito” che “sarebbe rozzo e ingiusto voler contrapporre la militanza comunista di Renato alla sua recuperata adesione alla religione cattolica”, s’improvvisa critico d’arte trasformando il Guttuso, autore di alcune opere di carattere sacro alle quali lo stesso pittore ad eccezione della su citata Crocifissione non attribuiva che scarso valore, in una sorta del Beato Angelico. Per fortuna non mancavano coloro che irridevano il leader democristiano per il suo presenzialismo ubiquitario e per la sicurezza con cui parlava della “conversione” dell’autore del Gineceo.

Scriveva un giornale satirico della capitale: “Che Guttuso fosse comunista e religioso, comunista e cristiano, comunista e credente è una tesi che si può condividere. Si può anche credere che al momento della morte abbia pregato la Madonna e invocato il volto santo di Gesù. Ma che si sia riavvicinato a Dio tramite monsignor Angelini e Giulio Andreotti è cosa assolutamente non credibile”.

 

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