Sei disabile? Vai di là

da Il Fatto Quotidiano di giovedì 18 novembre 2010

 

Rubrica: nordisti

Sei disabile? Vai di là

di Gianni Barbacetto

Altro che sole delle Alpi a scuola. Il signor Pietro Fontanini, esponente della Lega Nord e presidente della Provincia di Udine, ha fatto di più. Lo hanno chiamato a intervenire a un convegno sulla disabilità a Palmanova, organizzato da un consorzio friulano per l’assistenza medico-pedagogica. In platea, trecento operatori del settore, gente che lavora ogni giorno con i disabili. Quando è venuto il suo momento Fontanini ha preso la parola e ha lasciato di stucco il suo uditorio. I disabili? “Ritardano lo svolgimento dei programmi scolastici”. Rallentano i ritmi d’apprendimento degli altri ragazzi e frenano il lavoro di studio e d’approfondimento. Dunque è “più utile metterli su percorsi differenziati”.

A occhi sgranati, i trecento operatori hanno sentito con le loro orecchie l’apologia delle classi differenziate per i disabili. E non riuscivano a crederci. Le “classi speciali” (“altro non erano che ospedali psichiatrici per bambini”, ha ricordato l’assessore friulano alla sanità, Vladimir Kosic) in Italia sono state abolite da una legge del 1977. Ed ecco il geniale leghista friulano che ne auspica il ritorno, per non “ritardare il lavoro degli altri ragazzi”. Forse non se l’aspettava, ma le sue parole hanno provocato proteste e indignazione.

La platea ha subito rumoreggiato contro la proposta. Ha espresso immediatamente il suo disaccordo anche il consigliere regionale del Pdl Paolo Ciani, seduto al tavolo dei relatori del convegno. E l’assessore Kosic, pure lui di centrodestra, ha subito dichiarato: “Sono attonito e indignato”.

L’opposizione si è scatenata. “Ritengo queste affermazioni offensive nei confronti delle famiglie che vivono situazioni di disabilità e nei confronti di operatori che cercano in tutti i modi di rendere operative teorie e comportamenti di massima integrazione e inclusione nel mondo della scuola e nella società”, ha dichiarato

Francesco Martines, capogruppo del Pd in Provincia. E Debora Serracchiani ha aggiunto: “Quando un politico parla di ghettizzare i bambini disabili, vuol dire che non c’è più limite e che ci stiamo già muovendo in un territorio pericoloso”. Fontanini, poche ore dopo, ha sostenuto, da vero politico, di essere stato frainteso. “Non mi sono espresso nei termini che mi sono stati attribuiti e mai   affermerei simili cose. Ho riportato un’esperienza personale, da insegnante, riferita a una quinta della scuola secondaria superiore che si stava preparando all’esame di maturità”. Ma poi si è infilato in una smentita che non smentisce, ma conferma: “Quello che ho detto è che, rispetto al modello italiano che prevede l’insegnante di sostegno, si potrebbe pensare a quello in vigore in altri Paesi europei: la classe differenziata”.

Qualche tempo fa era stato l’assessore all’Istruzione del Comune di Chieri (Torino), Giuseppe Pellegrino, a proporre di mandare gli alunni disabili in strutture specializzate, perché in aula danno pugni ai muri e disturbano. Insomma, ormai non c’è più vergogna a lanciare le idee più incivili. Ormai vale tutto. E chi le propugna ha l’aria di non rendersi neppure conto della gravità di quel che dice. Si sta diffondendo una insostenibile leggerezza della barbarie.

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Una risposta a Sei disabile? Vai di là

  1. pronihilo ha detto:

    Prescindiamo per un attimo dall’eccesso di emotività suscitato sempre dall’argomento disabili. Mi preme sottolineare il continuo stillicidio di affermazioni e di atti discriminatori provenienti da esponenti della Lega: cito ad esempio la proposta dell’assessore Salvini di riservare dei posti in metropolitana ai residenti milanesi, (vai a capire poi le origini di quei residenti), il diritto o meno alla mensa scolastica,alla casa popolare ecc..
    Tutto si riduce sempre alla stessa solfa: tu sì… Tu no. E qual è la differenza tra i distinti? Il reddito? Non tanto. piuttosto la provenienza, la cultura, il colore della pelle: tu padano sì, tu italiano generico ni, tu dell’Italia meridionale o insulare quasi un no. Anche per il resto del mondo ci sono i criteri di distinzione, o meglio di discriminazione. Un bianco statunitense, canadese, australiano, neozelandese i leghisti farebbero molta fatica a considerarlo un generico extracomunitario, anche se lo è a tutti gli effetti. Ma un africano non bianco quello è nettamente dalla parte del no, e lo sono perfino le persone provenienti da alcune aree marginali della Comunità europea come Romania, Albania e simili.
    A paragone di questa rozza filosofia penso a quale colpo dala abbiano avuto gli estensori della Carta universale per i diritti dell’Uomo.
    Ecco perché la chiusa dell’articolo di Barbacetto che si rifà al romanzo di un noto scrittore figurerebbe bene anche come titolo dello stesso articolo: “L’insostenibile leggerezza della barbarie”.

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