E ora le scuole saranno più sporche

da Il Fatto Quotidiano di giovedì 18 novembre 2010

E ora le scuole saranno più sporche

Il ministero taglia i fondi, i genitori impugnano le scope e migliaia di lavoratori rischiano il posto

di Daniele Martini

In molte scuole pubbliche d’Italia l’anno passato i genitori si auto-tassarono per pagare le ditte delle pulizie e per impedire che i figli passassero le giornate in aule sporche o che usassero gabinetti più schifosi di quelli di un angiporto. In qualche caso si tirarono addirittura su le maniche, comprarono scope e detersivi, stabilirono turni e pulirono loro stessi i locali. Per scongiurare che gli istituti si trasformassero in topaie, in Piemonte e in Veneto le Regioni colmarono i tagli statali attingendo ai fondi dei loro bilanci.

QUEST’ANNO , però, per quanti sforzi genitori e amministratori possano fare, difficilmente riusciranno ad impedire ciò che in un paese moderno e civile non è neanche pensabile, e cioè che molte scuole statali, elementari, medie e superiori, siano abbandonate all’incuria. Se nel 2009-2010, infatti, la riduzione di bilancio per le pulizie negli edifici scolastici è stata in media del 25 per cento, per il 2011 imprese e sindacati prevedono tagli parecchio più drastici. La cifra finale del salasso ancora non c’è, anche se i dati circolati finora sono più che allarmanti. Ieri si è tenuta al ministero dell’Economia una riunione convocata non dal ministro dell’Istruzione, Mariastella Gelmini, ma da un sottosegretario, Giuseppe Pizza, come se l’intera faccenda non fosse un affare di primo piano, per tentare di scongiurare in extremis l’eventualità storica, in senso negativo, purtroppo, delle scuole senza pulizia. Ma nel corso del confronto è emerso che alcuni giorni fa dal ministero è partita l’ennesima circolare per un’ulteriore riduzione dei fondi per il 2010 e la scoperta ha amplificato i sospetti.

Di fronte ai tagli già effettuati e ai   ripetuti segnali negativi per il 2011, le ditte di pulizie hanno già messo in moto le procedure per i licenziamenti in massa dei dipendenti, circa 27 mila persone, a cominciare dai 15 mila ex lavoratori socialmente utili (lsu) ora assunti dalle imprese. Da settembre molte imprese lavorano senza la certezza di essere pagate e ora, con una lettera firmata anche dai sindacati, un documento dai toni cortesi, ma ultimativi, le associazioni che le rappresentano, cioè la confindustriale Fise-Anip, la Legacoop servizi e le Confcooperative-Federlavoro, hanno informato il ministro dell’Istruzione che non ce la fanno più a mantenere intatti i livelli occupazionali.

NEGLI ULTIMI mesi una parte dei dipendenti è stata pagata con la cassa integrazione in deroga, cioè con soldi pubblici che integrano il reddito perso a causa dei tagli statali. Tagli che quindi, a conti fatti, si sono rivelati illusori, più sperati che effettivi dal punto di vista dei risparmi finali sui saldi di bilancio. Ma la cassa scade tra un mese e mezzo e al momento nessuno sa se ci saranno i soldi per finanziarla di nuovo e soprattutto se ci saranno risorse statali adeguate per riappaltare i lavori. Insomma, grazie alla legge di stabilità (la ex Finanziaria) e ai tagli in senso orizzontale, cioè senza andare troppo per il sottile, ma colpendo ovunque, senza criteri di selezione, c’è il rischio molto concreto che molte scuole pubbliche siano lasciate a se stesse.

Non solo: siccome molte ditte di pulizie svolgono anche servizi di custodia e sorveglianza, si sta profilando perfino la possibilità che nelle prossime settimane molti istituti restino sprangati perché la mattina nessuno va ad aprire il portone e che i locali siano poi lasciati alla mercè di chiunque, in balìa di vandali e sconosciuti.

Inaccettabile in sé, la faccenda diventa scandalosa se si considera che mentre il governo dice di non avere i quattrini per le scuole statali, per quelle private li trova e aumenta gli stanziamenti, portandoli da 150 milioni di euro all’anno a circa 250.

Fino alla stagione 2008-2009 lo Stato spendeva per le pulizie nelle scuole circa 600 milioni di euro all’anno: 350 per gli appalti concessi agli ex lavoratori socialmente utili e 250 milioni per quelli che nell’ambiente vengono conosciuti come gli “appalti storici”, affidati con gare a livello regionale e concentrati negli istituti del centro e del nord Italia. Gli appalti di quest’ultimo tipo fino a qualche anno fa venivano gestiti dai comuni e dalle Province e pagati direttamente   con i soldi prelevati dai loro bilanci.

Poi gli enti locali rinunciarono a questo compito restituendo gli stanziamenti allo Stato che a sua volta si impegnò a trasferire i soldi alle singole scuole. Per anni il sistema ha funzionato bene, poi il dietrofront del governo Berlusconi. Che dopo aver incamerato gli stanziamenti locali per le scuole, ora non esita a lasciare gli edifici scolastici a secco di soldi.

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