Un’ondata di dollari travolge l’economia europea

da Il Fatto Quotidiano di venerdì 5 novembre 2010

Un’ondata di dollari travolge l’economia mondiale

la Federal Reserve americana stampa centinaia di miliardi di dollari e l’Europa si preoccupa

di Superbonus

Le parole sono importanti, soprattutto quando a pronunciarle sono i banchieri centrali. La Federal Reserve americana ha deciso mercoledì di dare vita alla seconda ondata di “quantitative easing”. Un’espressione all’apparenza freddamente scientifica che nasconde l’ultima mossa disperata dell’establishment americano: la Fed comprerà i titoli del debito pubblico americano semplicemente stampando denaro. Gli Stati Uniti potranno così mantenere il rapporto deficit/Pil al 13 per cento (superiore a quello della Grecia) e confidando nel fatto di potersi comunque indebitare a bassi tassi attraverso l’emissione di obbligazioni. Perché ci sarà sempre la Fed a comprare. Non viene creata ricchezza con la produzione industriale, con l’edilizia o la fornitura di servizi. Si crea solo moneta per   comprare debito. La Federal Reserve aveva già acquistato 1.700 miliardi di dollari in titoli immettendo nel sistema altrettanta liquidità e si appresta ora a comprarne altri 600 miliardi. In meno di tre anni si è stampato denaro per un ammontare superiore al Pil dell’Italia del 2010. Una creazione di moneta che non ha precedenti nella storia, una misura “unconventional” come dice il presidente della Fed Ben Bernanke. Cioè che non è mai stata testata e i cui effetti sono da verificare.

PER ORA la stampa eccessiva di biglietti verdi ha già portato il dollaro ai minimi rispetto alle altre valute compreso l’euro. La Corea del Sud si appresta a seguire Thailandia e Brasile nell’introduzione di misure che contengano il forte afflusso di moneta americana verso il proprio paese che provoca una valorizzazione eccessiva delle monete nazionali. I Paesi emergenti sono in subbuglio. Nella prima intervista pubblica la neoeletta presidentessa brasiliana Dilma Rousseff ha detto “non possiamo pensare che gli Stati Uniti facciano pagare i loro problemi a tutto il mondo attraverso la svalutazione del Dollaro”. Il prossimo G20 a Seul si annuncia tempestoso preludio di un ritorno a misure protezionistiche dagli esiti imprevedibili. L’Europa per il momento tace. Gli economisti tedeschi e inglesi sono molto più preoccupati dell’inflazione che questa massa di denaro può provocare piuttosto che dell’impatto immediato sui tassi di cambio.

LA GERMANIA e l’Inghilterra hanno inaugurato l’era dell’austerità estrema: hanno la (fondata) paura che questa massa incredibile di cartamoneta che si sta riversando nell’economia mondiale causi uno tsunami finanziario senza precedenti che potrebbe scuotere dalle fondamenta la fiducia non solo nei governi ma nel concetto stesso di denaro. I tedeschi vogliono quindi far passare a Bruxelles il principio che se un Paese chiede un aiuto finanziario, i detentori dei titoli obbligazionari di quel Paese “devono sopportare un sacrificio”. I ben informati dicono che il riferimento alla Grecia è fin troppo esplicito: tutti sanno che nei prossimi tre anni il governo di Atene sarà costretto a ristrutturare il proprio   debito e la Germania non intende offrire una garanzia in bianco ai creditori. Inutile dire che nel giro di poche ore i titoli di Stato greci hanno perso il 20 per cento del loro valore, ricacciando quella nazione nella quasi certezza del declino finanziario finale. L’Irlanda non gode di una salute molto migliore e deve pagare ai propri creditori un tasso quattro volte maggiore di quello tedesco, seguita a ruota dal Portogallo. Fino a quando questa situazione sarà sostenibile?    I più pessimisti ritengono che fra poco più di un anno   si vedranno gli effetti di queste politiche monetarie pericolose e ci troveremo (di nuovo) al centro della tempesta perfetta: crisi della fiducia negli stati, crisi della moneta, inflazione alle stelle. Non sappiamo se questo succederà davvero, ma il semplice rischio della catastrofe dovrebbe essere sufficiente per osservare più attentamente le politiche economiche di tedeschi e inglesi che stanno prendendo la situazione molto sul serio.

L’ITALIA È FERMA alla manovra finanziaria di luglio che appare sempre più insufficiente e inadeguata a fronteggiare i rischi. Il ministro dell’Economia Giulio Tremonti, per ora, sembra non poter fare altro che arginare le richieste di spesa che gli arrivano dai colleghi di governi. Ma non riesce a delineare un piano strutturale che metta definitivamente al sicuro i nostri conti pubblici   e ci preservi dai “rischi fatali”, per citare un suo pamphlet di qualche anno fa, della globalizzazione economica e finanziaria.

Annunci
Questa voce è stata pubblicata in Economia e società e contrassegnata con , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , . Contrassegna il permalink.

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...