Italia cenerentola, uno spettro s’aggira per l’Europa

Da Il Fatto Quotidiano di sabato 6 novembre 2010

Italia cenerentola, uno spettro s’aggira per l’Europa

Gheddafi, Putin, Lukashenko: ci ascoltano solo loro

di Giampiero Gramaglia

GUARDIAMO a quanto è successo nell’ultimo anno o giù di lì. L’Italia non ha ottenuto nessun posto di rilievo nella nuova ‘nomenklatura’ europea: puntava alla presidenza del Parlamento, che non ha mai avuto da quando l’assemblea è eletta a suffragio universale, cioè dal 1979, ed ha perso; ha fatto un involontario tentativo di avere il ‘ministro degli esteri’ e non c’è riuscita; non ha neppure corso per la presidenza del Vertice e della Commissione; dei posti già assegnati nel nuovo corpo diplomatico europeo, le sono toccati l’Albania e l’Uganda, perdendo al passaggio l’Afghanistan; e l’ipotesi di portare alla presidenza della Banca centrale europea Mario Draghi pare remota perchè c’è una prelazione tedesca (a parte il fatto che Draghi, che ha un altissimo prestigio internazionale, come prova la presidenza del Financial Stability Board, non sta nella squadra del bunga bunga).

Stufo di un’Italia che conta poco, o meno, in Europa, il ministro degli esteri Franco Frattini batte un gran colpo: dà un’intervista al Financial Times, che gliela mette in prima pagina (foto e richiamo), e lancia un attacco “a Parigi e Berlino che fanno accordi precotti”; lamenta le esclusioni dell’Italia (per esempio dal vertice di Deauville, da dov’è venuta la spinta a un nuovo Patto di Stabilità e a una mini-revisione del Trattato); e propone di piantare un nuovo gruppo e una nuova sigla (il G6 dell’Ue, Francia, Germania, Gran Bretagna, Italia, Polonia, Spagna) nella selva dei gruppi e delle sigle della governance internazionale.

Ora, uno pensa che se Frattini esce in quel modo sulle colonne di uno dei più prestigiosi giornali europei qualche effetto, almeno mediatico, lo ottenga. Invece, fino alle 18 di ieri, nessuna agenzia internazionale, neppure quelle dei Paesi sotto attacco, aveva ripreso le sue parole. A parte il   fatto che l’idea di sostituire un direttorio allargato – i 6 – a un direttorio ristretto – i 2 – può solo irritare gli esclusi: i Piccoli dell’Ue e le Istituzioni comunitarie lasciate fuori, la Commissione e il Parlamento. PER ASSURDO, però, la scarsa eco ottenuta a caldo prova che lo sfogo del ministro è giustificato: l’Italia di Mr B conta poco in Europa e meno nel Mondo, specie da quando il premier non può più contare sul rapporto personale privilegiato che aveva con il presidente Usa George W. Bush. Certo, di legami personali forti, Berlusconi ne conserva: ad esempio, con il dittatore libico Muammar Gheddafi, o il premier russo Vladimir Putin, per non parlare del presidente bielorusso Aleksandr Lukashenko. Ma è tutta gente poco presentabile: se Putin se lo filano comunque tutti, perchè la Russia mica puoi permetterti d’ignorarla, Gheddafi e Lukashenko badano all’Italia anche perchè nessun altro leader dà loro così tanto spazio e credito.

Ora, l’Italia, e tutti gli altri Paesi della Cee prima e dell’Ue poi hanno sempre gridato al direttorio quando Francia e Germania, che fossero Giscard d’Estaing e Schmidt, o Mitterrand e Kohl, o, adesso, il più improbabile duo Sarkozy / Merkel, hanno voluto imporre la loro linea ai partner (con risultati, sia detto non per inciso, spesso positivi: senza una forte intesa franco-tedesca, l’integrazione europea non ha mai fatto passi avanti). Ma l’Italia, in passato, è spesso riuscita a farsi ascoltare a Parigi e a Berlino.

Ora, il suo peso specifico europeo e internazionale è diminuito: che le manchi un po’ di credibilità? Hai voglia a mandare in giro per il Mondo soldati che si fanno ammazzare in Iraq e in Afghanistan, che garantiscono la pace nel Libano e nei Balcani: se per settimane, o per mesi, finisci sui giornali solo con Ruby e il Bunga Bunga quell’immagine da fine Impero ti s’incolla addosso.

Almeno l’Italia giocasse francamente la carta europea: seggio unico all’Onu e nelle sedi della governance mondiale. Invece, sul bilancio dell’Ue, Mr B non trova di meglio che fare comunella con la Gran Bretagna. E, allora, di che ci lamentiamo?

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