Le critiche del Vaticano al Nobel offendono gli inglesi

da Il Fatto Quotidiano di mercoledì 6 ottobre 2010

Le critiche del Vaticano al Nobel offendono gli inglesi

di Tom Chivers

fonte: Daily Telegraph

Prima di tutto congratulazioni al professor Robert Edwards e – sia pure troppo tardi e con infinita tristezza – al suo collega, il dott. Patrick Steptoe.

Il professor Edwards ha ottenuto il Nobel per la medicina per il suo pionieristico lavoro nel campo della fecondazione in vitro, nota con l’acronimo Fiv, che ha consentito a milioni di coppie di avere figli che altrimenti non avrebbero visto la luce. Patrick Steptoe, ahimè, è morto nel 1988. I Premi Nobel non vengono mai aggiudicati alla memoria, quindi il suo eroico lavoro non ottiene il riconoscimento che avrebbe meritato. D’altro canto non possiamo nemmeno affermare che il Premio Nobel sia arrivato troppo presto per Robert Edwards che ha ormai 85 anni e pare non goda di buona salute.

Il lavoro dei due ricercatori portò alla nascita, nel 1978, di Louise Brown, la prima “neonata in provetta” e da allora, grazie alle tecniche messe a punto da Edwards e Steptoe, sono nati in tutto il mondo 4 milioni di bambini. In sostanza s’è trattato di una vera e propria svolta, di un esempio di come la scienza possa migliorare la condizione dell’uomo e il riconoscimento della Commissione del Premio Nobel è quanto mai meritato.

Quel che è triste è la reazione di un portavoce del Vaticano alla notizia: “Trovo la decisione di assegnare il Nobel al professor Edwards completamente fuori luogo”, ha dichiarato Monsignor Ignacio Carrasco de Paula, presidente della Pontificia Accademia Per la Vita. Posso solo presumere che quel “out of order” (fuori luogo) sia in parte frutto di un errore di traduzione, ma lo stato d’animo è inequivocabile. “Nel migliore dei casi vengono trasferiti in utero ma, più probabilmente, vengono usati per la ricerca oppure muoiono abbandonati e dimenticati da tutti”, ha detto Monsignor Carrasco all’Ansa.

“Senza Edwards non ci sarebbero in tutto il mondo moltissimi congelatori pieni di embrioni”. Beh, no. Ma ci sarebbero milioni di uomini e donne con il cuore spezzato per non essere riusciti a diventare genitori e sarebbero nati quattro milioni di bambini in meno. Monsignor Carrasco ha lodato “il capitolo nuovo e importante nel campo della riproduzione umana” aperto da Edwards ma, in buona sostanza, ha fatto capire che lo considera un errore. (Va tuttavia ricordato che Carrasco, stando alla Bbc, avrebbe parlato a titolo personale)

Sia pure con qualche difficoltà, riesco a capire la posizione di Monsignor Carrasco, figlia della convinzione della Chiesa Cattolica che la vita inizi con il concepimento. Non conta che nascano molti bambini o che la loro nascita sia motivo di gioia. La Chiesa è convinta che a questi risultati positivi si arrivi, in sostanza, attraverso una sorta di sterminio di massa. È difficile confutare questa posizione da un punto di vista materialistico. Potrei dire, a esempio, che moltissimi embrioni non superano lo stadio di blastocita, un minuscolo ammasso di circa 100 cellule grandi un decimo di un puntino.

I dati non sono chiari, tenendo anche conto del fatto che la maggior parte delle donne all’inizio non si accorgono di essere incinte, ma secondo uno studio il 22% delle gravidanze termina prima di essere individuato clinicamente e un altro 31% si interrompe subito dopo l’impianto nell’utero. Secondo altri
studi appena il 42% degli embrioni sono vivi al dodicesimo giorno; il 40-50% morirebbero prima dell’impianto e un embrione su tre non arriverebbe al primo trimestre. Ma se credete che ciascun uovo fecondato ha un’anima, è logico che consideriate questa una tragedia e giudichiate uno sterminio quello causato dalla Fiv. Il problema del Vaticano è che sono pochi al di fuori della Chiesa Cattolica quelli che ci credono.

La gente crede più alle proprie emozioni che all’insegnamento della Chiesa, come dimostrano i milioni di persone che scelgono la fecondazione in vitro per avere un figlio. Stando ad un recente sondaggio, per i giovani della “Generazione Y”, coloro nati dopo il 1982, la religione è in larga misura irrilevante nella loro esistenza. Solo uno su 5 crede in un Dio personale, creatore, che presta ascolto alle sue preghiere. Non so se la discrepanza tra la dottrina della Chiesa e cose come la Fiv e l’omosessualità – temi sui quali la maggior parte dei giovani la pensa diversamente – sia alla radice della crisi della fede. Ma non ne sarei sorpreso. La posizione della Chiesa Cattolica è in rotta di collisione con quanti hanno una famiglia e si innamorano. Improbabile che il suo punto di vista possa diventare popolare.

Copyright The Daily Telegraph; Traduzione di Carlo Antonio Biscotto

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