La rabbia inutile del Vaticano

da il Fatto Quotidiano di mercoledì 6 ottobre 2010

La rabbia inutile del Vaticano

di Marco Politi

L’ira vaticana contro il premio Nobel concesso a Robert Edwards, inventore della tecnica di fecondazione in vitro, oscura in fondo il lavoro di tanti scienziati cattolici, impegnati da decenni nelle ricerche genetiche. E ignora anche le riflessioni di tanti teologi e filosofi cattolici che si interrogano – assieme a studiosi diversamente credenti – sui rapporti tra scienza ed etica e sul rischio che il connubio tra tecnologie e commercializzazione manipoli il “consumatore” invece di lasciargli la padronanza dei progressi scientifici.

Le autorità ecclesiastiche paiono invece arroccate su posizioni fossilizzate, che non tengono conto dello stato delle cose. Che senso ha titolare, come fa il giornale dei vescovi Avvenire, “Le mani sulla vita – E ti danno pure il Nobel”? Sottotitolo ancora più fine: “Il premio al padre di una tecnica inventata per gli animali”. Il testo, per fortuna, è più problematico. Ma si pensa davvero di evangelizzare la società contemporanea agitando l’immagine di scienziati rozzi al servizio della commercializzazione di ovociti o, in altre occasioni, drogati da deliri alla Frankenstein? Il mite papa Luciani, durato solo trentatre giorni, si congratulò con Leslie Brown nel 1978 per aver dato alla luce un bimbo in vitro. Il “parroco veneto”, come lo chiamavano, era evidentemente più avanti del dogmatismo che impera oggi nelle alte sfere ecclesiastiche. Non a caso era prudentemente favorevole alla pillola anticoncezionale, sebbene si fosse poi piegato ubbidiente al veto emanato da Paolo VI con l’enciclica Humane Vitae.

Il fatto è che la gerarchia vaticana si sta aggrappando ad un concetto di “legge naturale”, concepita come legge bronzea incisa da Dio, che l’uomo deve solo “scoprire” e il legislatore applicare. Ma questa legge non esiste. Esistono “riflessioni umane” intorno al diritto naturale, che sempre sono state frutto di un’evoluzione culturale. Lo splendido versetto della Bibbia sull’uomo “creato a immagine e somiglianza di Dio” – oggi presentato come fondamento dell’idea di persona e di dignità umana – per secoli non ha impedito che ebrei e cristiani avessero tranquillamente degli schiavi non provando alcun rimorso di coscienza. È la storia, la cultura che ha cambiato la situazione.

Non c’è un conflitto tra fede e ragione.

Su cosa si basa la pretesa della gerarchia ecclesiastica di giudicare che il lavoro dello scienziato, che porta a congiungersi lo spermatozoo maschile e l’ovulo femminile – unione bloccata da ostacoli naturali – è un atto negativo? Qui non siamo in presenza di un conflitto tra fede e ragione, ma tra un postulato teorico assunto autoritativamente e l’osservazione della ragione. E se lanatura stessa, con gli aborti spontanei, elimina gli embrioni con gravi tare genetiche, perché una madre dovrebbe impiantarsi un embrione sapendo che darà vita ad un figlio destinato a morire inesorabilmente quattro mesi dopo?  È Dio che lo vuole? O lo vogliono uomini, convinti di essere depositari del volere di Dio?

In tema di fecondazione bisogna sapere che il più recente documento della Congregazione per la dottrina della fede “Dignitatis Personae” non ha il coraggio di definire l’embrione una persona umana, perché affermarlo apoditticamente anche nei primi stadi dello sviluppo è destituito di basi scientifiche. Perciò l’ex Sant’Uffizio si rifugia nell’asserzione ambigua che ha “la dignità di una persona”. Ma il vertice dell’astruseria parateologica si raggiunge quando il documento del 2008 indica l’unico metodo di fecondazione artificiale accettato dal Vaticano. Il preservativo bucato.  Lo so, è ridicolo e incredibile. Ma è così. Si chiama Semen Collector Device. E l’elucubrazione si basa sul fatto che la fecondazione è lecita solo se c’è il “rapporto unitivo” tra i due sposi. Dunque i due partner, già stremati da ripetuti insuccessi, dovrebbero mimare il rapporto… il buco nel preservativo lascia “in linea di principio” la possibilità che uno spermatozoo arrivi a destinazione come nel film di Woody Allen, ma “in realtà” i medici dovrebbero rapidamente catturare il seme maschile impigliato nel condom e inserirlo con un sifone nella vagina della donna. Questa è la sola fecondazione artificiale lecita per Santa Romana Chiesa. Succede così negli ospedali cattolici? No. Il partner porta il suo liquido seminale e i medici fingono di non sapere come è stato ottenuto. È la prova provata che la dottrina ufficiale ecclesiastica è totalmente avulsa dalla realtà quotidiana oltre che da quella scientifica. In questo regime è evidente che vi siano ricercatori cattolici che hanno lavorato sulle cellule staminali embrionali, perché non è vero – come ripetono ossessivamente prelati e anche alcuni politici di centrodestra – che non hanno portato ad alcun risultato concreto. Sono state le ricerche sulle staminali embrionali “totipotenti”,che hanno fatto capire meglio agli scienziati i meccanismi delle cellule staminali “pluripotenti”, prelevate da tessuti umani.

L’arroccamento dogmatico impedisce che ci si interroghi sulle questioni a più ampio raggio. Per esempio, nei Paesi scandinavi è in corso una riflessione sulla fecondazione eterologa che mette in primo piano il diritto del figlio di sapere chi sono i suoi genitori biologici e quindi in ultima analisi di crescere con chi gli ha dato la vita. Perché non è vero, in questo caso, che l’amore dei genitori giuridici copre tutto. Ci sono ritmi più profondi – vale, per esempio, per il nato da un utero in affitto – che non sono affatto ininfluenti sulla crescita psichica del bambino. E partorire con un seme prelevato postumo può soddisfare la madre, ma certo impone al nascituro uno stato d’orfano che non ha chiesto.

Ci sarebbero molte cose su cui scienziati e filosofi variamente credenti potrebbero riflettere insieme, se i dogmatici deponessero le armi.

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Una risposta a La rabbia inutile del Vaticano

  1. Antonio ha detto:

    Il signor Marco Politi, autore dell’articolo, dice a mio avviso una grossa sciocchezza quando afferma che non c’è conflitto tra fede e ragione. Ma come! L’etimologia stessa dei due termini li pone in conflitto! Gli rinfresco la memoria.
    “La parola fede è propriamente intesa come il credere in concetti, dogmi o assunti in base alla sola convinzione personale o alla sola autorità di chi ha enunciato tali concetti o assunti, al di là dell’esistenza o meno di prove pro o contro tali idee e affermazioni.
    it.wikipedia.org/wiki/Fede”
    “Dal latino fidem. La fede è l’atto del credere. Nella religione la fede è posta a fondamento della dottrina e degli atti dei fedeli, per cui se non vi è fiducia nell’oggetto di fede, non vi è nemmeno adesione alla religione. …
    digilander.libero.it/syntmentis/Filosofia/Dizionario_02.htm”
    “In filosofia, la ragione è la facoltà per mezzo della quale, o il processo attraverso il quale, si esercita il pensiero, soprattutto quello rivolto ad argomenti astratti. …
    it.wikipedia.org/wiki/Ragione”
    (Ragione): “Facoltà, propria dell’uomo, di pensare, di collegare fra loro concetti e idee secondo rapporti logici
    http://dizionari.corriere.it/dizionario_italiano/R/ragione.shtml

    Per entrare nel dettaglio suggerisco a Politi questo link:
    http://www.girodivite.it/Fede-e-ragione.html
    nel quale, usando strumenti logici, si dimostra ulteriormente (se ancora ce ne fosse bisogno) che Fede e Ragione NON POSSONO ASSOLUTAMENTE COESISTERE.

    Ma forse a Marco Politi questo non serve, peché nel suo articolo usa espressioni come “scienziati e filosofi variamente credenti”, quindi non prende neanche in considerazione che ci siano scienziati NON credenti: men che meno potrà concepire che lo scienziato DOVREBBE essere normalmente non credente, e che il fatto che sia credente sia, almeno da un secolo a questa parte, da considerare una contraddizione e , semmai, un’eccezione da tollerare, se non da compatire (come nel caso di quell’individuo a nome Antonino Zichichi).

    Il buon articolo di Politi è purtroppo inficiato, a mio avviso, dalle negatività qui appena da me evidenziate.

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