La riforma antiscientifica Gelmini

Da Sapere febbraio 2010

SAPERE-FEBBRAIO 2009

rubrica "scienza a scuola"

Non è un Paese per scienziati
di Lucia Orlando*

In prossimità della scadenza dei termini per l’iscrizione al prossimo anno scolastico, vale la pena di ricordare che molte famiglie (e molti docenti) stanno per sperimentare le novità della riforma delle scuole secondarie di II grado. Licei, istituti tecnici e professionali vedranno applicate le nuove disposizioni che modificano il monte ore complessivo e i quadri orari delle singole discipline. Naturalmente, anche le scienze e la matematica subiscono modifiche d’ogni tipo: riduzioni in alcuni punti del percorso scolastico, ampliamenti in altri, accorpamenti o scorpori di discipline. Per seguire tutti questi cambiamenti si rimanda ai documenti ufficiali (per esempio all’indirizzo http://www.tecnicadellascuola.it, alla voce "Riforme") e ai commenti puntuali delle associazioni professionali (tutti rintracciabili sul sito http://www.anisn.it dove è possibile anche firmare un appello in difesa dell’educazione scientifica).

In estrema sintesi, si registra una complessiva diminuzione dello spazio destinato all’educazione scientifica e alla pratica laboratoriale (cardine, finora, specialmente delle scienze insegnate negli istituti tecnici e professionali) soprattutto in considerazione della moltitudine di sperimentazioni tuttora in corso nell’istruzione secondaria, con buona pace delle rituali dichiarazioni di vari esponenti del Governo sulla necessità e l’importanza della scienza nel nostro Paese.

Per completezza di cronaca va detto che i nuovi regolamenti della scuola secondaria di II grado, cioè le riforme di cui stiamo parlando, almeno per quel che riguarda i quadri orari, ricalcano quanto già elaborato da una commissione ministeriale attivata sotto il precedente Governo. A sconsolata dimostrazione di una trasversalità – per non dire impermeabilità – dei governi nazionali nei confronti della questione dell’educazione scientifica nel nostro paese. Comunque, va riconosciuta all’attuale esecutivo un’assoluta coerenza tra i differenti provvedimenti riguardanti i vari settori della conoscenza. Nella ricerca, per esempio, mentre Obama vara un programma di finanziamento da 5 miliardi di dollari, con l’obiettivo di raggiungere il 3 % del PIL in investimenti; mentre la Svezia ha già superato l’obiettivo di Lisbona investendo il 3,6 % del PIL, il nostro Documento di programmazione economica e finanziaria alloca ben 0 euro (proprio zero!) per gli anni 2010-2011 alla voce ”Innovazione e attività di ricerca e sviluppo".

E perciò, se la ricerca va estinta, per quale motivo bisognerebbe potenziare gli studi scientifici a scuola? C’è un’altra notizia allarmante, che forse è sfuggita a molti, ma che rispecchia una certa atmosfera generale che prova a diffondersi nel paese: nell’anno darwiniano appena trascorso, i creazionisti si sono organizzati anche qui in Italia. Qualche avvisaglia si era avvertita già in estate con l’increscioso episodio che ha visto l’amministrazione di Brescia negare all’epistemologo Telmo Pievani spazi pubblici (presso il locale Museo di storia naturale) per lo svolgimento di una conferenza sull’evoluzionismo, salvo concedere gli stessi spazi per conferenze creazioniste. Alle rimostranze avanzate da più parti, tra cui l’Associazione nazionale musei scientifici, l’amministrazione ha risposto molto civilmente, minacciando azioni legali (tutta la vicenda è rintracciabile sul sito evoluzionista www.pikaia.eu, poi ha varcato i confini nazionali per finire su quello di Richarc Dawkins).

Ma a ottobre c’è stato un salto di qualità. L’associazione AISO (Associazione Italiana Studi sulle Origini) ha organizzato nientemeno che il 1° congresso dei creazionisti dal titolo "Cosa resta di Darwin?" da svolgersi a Milano e a Bergamo. La data di Bergamo è poi saltata perché il congresso avrebbe dovuto tenersi all’Università che, dopo un iniziale assenso, ha opportunamente fatto marcia indietro. Imbarazzo anche tra alcuni relatori che una prima locandina dava tra i partecipanti (Enrico Giannetto, docente universitario e presidente della Società Italiana di Storia della Fisica e dell’Astronomia). Dopo non pochi pasticci l’episodio è stato ridimensionato, ma possiamo essere certi che ne seguiranno altri. Teniamoci pronti alla diffusione del virus anche a scuola e, per rinforzare il sistema immunitario, si può ricorrere all’ultimo libro di Edoardo Boncinelli, Perché non possiamo non dirci darwinisti (Rizzoli 2009), che con rara chiarezza spiega le idee fondanti dell’evoluzionismo, sgombrando il campo da molti fraintendimenti, proprio quelli che spesso aprono varchi a pseudo argomentazioni creazioniste. Se l’orizzonte nel nostro Paese non è sereno diamo un’occhiata all’estero, giusto per non dimenticarci che sono possibili altri modi di occuparsi dell’educazione scientifica. Il canadese Perimeter Institute for Theoretical Physics, istituto di ricerca (anche didattica) pubblico/privato di cui ci siamo già occupati in passato, lancia la serie di video Alice & Bob in Wonderland. Si tratta di brevissime clip, della durata di un minuto ciascuna, in cui due personaggi dei cartoon (i ragazzini Alice e Bob, appunto) si pongono domande scientifiche del tipo: "perché la Luna non cade sulla Terra?" oppure "perché il cielo notturno è nero?". In un breve dialogo, i due trovano le risposte. La semplicità del disegno e dell’animazione non strizza l’occhio alla grafica dei videogiochi, ma favorisce la comprensione. Le clip sono scaricabili gratuitamente all’indirizzo http://www.perimeterinstitute.ca. Perché non tradurle in italiano per usarle a lezione?

Restiamo oltreoceano, ma spostiamoci nel Minnesota per raccontare un’altra storia. Il nome di Earl Bakken è sconosciuto ai più, eppure è l’inventore del primo pacemaker transistorizzato. Era il 1957, otto anni prima Bakken aveva co-fondato la Medtronic, un’azienda che chiunque nel mondo si occupi di apparecchi elettromedicali conosce bene. Ma all’ingegner Bakken non era bastato impegnarsi per sviluppare tecnologie salvavita, a un certo punto decide di condividere con il grande pubblico la sua grande passione scientifica che, anno dopo anno, l’aveva portato ad accumulare un patrimonio in libri, strumenti, lettere, pezzi di storia dell’elettromagnetismo.

A un primo museo, creato nel 1975, segue un centro più grande, dove vengono messi a punto un programma educativo per l’istruzione tecnica e progetti di formazione per gli insegnanti; iniziative che hanno fatto del Bakken Museum di Minneapolis un punto di riferimento per gli 11.000 studenti e docenti in visita ogni anno. Il Bakken è il solo museo mondiale dedicato alle applicazioni dell’elettromagnetismo alle scienze della vita. Oggi, grazie a una felice cooperazione tra finanziatori privati (aziende, fondazioni, singoli sostenitori), le sue offerte vanno dai campi estivi dedicati esclusivamente alle ragazze per incoraggiarle a intraprendere professioni nelle tecnologie biomedicali, ai cosiddetti "Electricity party", dimostrazioni in stile teatro scientifico ottocentesco in cui si parte da Benjamin Franklin per riprodurre esperimenti classici di elettricità e magnetismo, dagli exhibit in stile science center all’esposizione di prime edizioni come il De Magnete di William Gilbert.


Fino a una rara edizione del Frankenstein di Mary Shelley, il libro che colpì la fantasia del giovanissimo Bakken e diede inizio a questa storia (www.thebakken.org). 

* Lucia Orlando è docente di Matematica e Fisica presso il Liceo classico «Pilo Albertelli» di Roma.

 

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