Giorgio Bocca interpreta Berlusconi

A Giorgio Bocca non si richiede una professionalità da psicoanalista per interpretare i desideri inconsci, ma neanche tanto, del nostro presidente del Consiglio. Gli bastano la sua storia di resistente antifascista e l’esperienza diretta dell’estrema facilità con la quale il popolo italiano ha offerto il suo collo per sottomettersi di buon grado al demagogo di allora, con i disastrosi risultati passati ormai alla storia.
Ma è proprio la memoria storica che dovrebbe allarmarci se è vero quanto denuncia lo stesso bocca: "Basta constatare come il delitto di un pazzo è stato sufficiente a
rovesciare le parti, a mettere a prudente silenzio gli oppositori,
sotto accusa i difensori della democrazia".
Ciò significa che la bilancia è squilibrata da una parte e che il peso di chi si oppone è troppo leggero.


L’espresso 4 febbraio 2010 9

GIORGIO BOCCA L’ANTITALIANO

IL PAESE CHE PIACE A SILVIO


Non sopporta le regole della democrazia parlamentare dettate dalla Costituzione e vuole farsi uno Stato a sua misura e comodo

Dalla sua stanza dell’ospedale San Raffaele, da lui finanziato per deviare da Milano 2 – suo investimento edilizio – le rotte aeree in partenza da Linate, Silvio Berlusconi, ferito al volto da uno psicolabile, che essendo tale ha usato per arma un modellino in polvere di marmo del Duomo, ha ripetuto agli amici: «Ma perché mi odiano tanto?». Domanda che solo un grande sovversivo, solo uno che fa di continuo l’elogio della pazzia, del superamento del modesto buon senso, convinto di poter andare oltre il possibile, oltre il normale e il lecito può porsi nelmomento in cui la risposta dovrebbe essergli chiarissima: mi odiano perché non sopporto le regole della democrazia parlamentare dettate dalla Costituzione, perché voglio farmi uno Stato a mia misura e comodo. E a sua imitazione, a suo eco, il Popolo della Libertà, come lo ha chiamato, accusa indignato, accorato la metà degli italiani a cui la democrazia parlamentare dei controlli e delle garanzie va bene, va meglio della democrazia autoritaria e del simil-fascismo che rialza la testa nel mondo.
Perché mi odiano tanto? Si stenta a credere che se lo chieda davvero. Lo avversano, cercano di resistergli per una ragione diremmo storica: per sfuggire al destino, alla condanna di essere uno Stato, un popolo incapace di essere libero, sempre in preda alle tirannie. Non è il solo, nel “bel paese ch’Appennin parte e ’l mar circonda e l’Alpe”; come osservò Prezzolini il fascismo è stato una manifestazione di una nostra tendenza
perenne, «autobiografia della nazione », diceva Gobetti, «adattamento alla storia e alla cultura del popolo» aggiungeva il Cuoco o, per citare Prezzolini, «gli italiani sono negati alla democrazia. Olandesi, svizzeri, inglesi, americani sono nati democratici. Noi autoritari e faziosi. Che l’italiano sia un popolo democratico è una assurdità».
Già, ma proprio per questa eterna assurdità agli italiani della Repubblica nata dalla Resistenza è sembrato un miracolo, una svolta prodigiosa essere arrivati a una Costituzione che prevede i controlli e sancisce i diritti. Berlusconi si chiede perché è tanto odiato? Perché la metà degli italiani, e forse più della metà, lo ha visto nei 16 e passa anni della sua avventura politica sempre intento a svuotare e colpire, a disprezzare questa democrazia: non sopporta le sue regole, sempre alla testa del partito del fare che produce, che intraprende, ma se i giudici lo fermano quando varca il confine del lecito, li accusa di invidia e di odio, tipiche accuse generiche di chi vuol fare ciò che gli comoda.
Non a caso Berlusconi si è rifiutato per 16 anni di partecipare alle commemorazioni della Resistenza, non a caso ha sdoganato i fascisti, non a caso si è alleato con il separatismo antirisorgimentale della Lega, non a caso ha sdoganato i peggiori dittatori superstiti, sempre anteponendo i buoni affari ai buoni principi. E si chiede perché è odiato da quanti hanno voluto, hanno sperato, hanno tentato di fare dell’Italia un paese dove la legge è uguale per tutti, dove gli oppositori non sono ipso facto “comunisti assassini”, dove chi si oppone alle forme risorgenti di fascismo non è ipso facto un seminatore di odio, un infame, un traditore?
C’è il pericolo di un ritorno del fascismo? La storia è imprevedibile, ma la possibilità è innegabile. Basta constatare come il delitto di un pazzo è stato sufficiente a rovesciare le parti, a mettere a prudente silenzio gli oppositori, sotto accusa i difensori della democrazia.

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