Le balle di Bruno Vespa

Chiunque esprima un’opinione può essere tacciato di partigianeria, per questo è utile il contraddittorio; nondimeno, tutte le informazioni che si basano su fatti sono da preferire semplicemente perché sono smentibili soltanto da altri fatti. Purtroppo però, chi si basa unicamente sulla televisione come fonte di informazioni – e sono i più – non sempre ha gli strumenti per vagliarle e, vuoi per pigrizia, vuoi per incultura, finisce per prendere la TV come fonte autorevole: se uno è autorizzato a parlare in TV, deve essere un personaggio autorevole, come se gli interessi di cui è portatore, le fonti di cui dispone, o magari le sue capacità dialettiche più o meno pronunciate non siano influenti.
Da Il Fatto Quotidiano di mercoledì 9 dicembre

Balla a Balla

di Marco Travaglio   

Si potrebbe organizzare un concorso a premi: vince chi riesce a scovare qualcosa di vero in una puntata di “Porta a Porta”. L’altra sera avrebbero perso
tutti: infatti era tutto falso, dalla prima all’ultima parola, sequenza, inquadratura (a parte purtroppo il contratto bimilionario di Vespa). E pure il
titolo: “Appesi a un killer pentito”. In realtà nessuno sarebbe “appeso” a Spatuzza se conoscesse la sentenza Dell’Utri (la pubblichiamo nell’inserto centrale).
Ma l’insetto affida a Dell’Utri, l’imputato, il compito di raccontarla: “Di che cosa la accusano? Che ha fatto in concreto?”. E quello, sorpreso persino
lui: “Ma niente, a parte Mangano non c’è altro”. Completano il presepe il compagno Sansonetti, che scavalca financo Dell’Utri sparando contro il 41-bis,
la legge sui pentiti e il concorso esterno; un certo Andrea Orlando, “responsabile giustizia del Pd”, che non dice mai nulla e chiede pure scusa; il confratello
Cicchitto, molto ferrato sulla materia (infatti parla dei “Gravano” e di tal “Scarlantino”, memore della scarlattina presidenziale, volendo forse intendere
Scarantino); e l’ottimo Belpietro, che confonde il pentito Cancemi con Scandura e rivela che la mafia “già nel ‘91 voleva far abolire il 41-bis” (introdotto
nell’agosto ‘92). L’insetto, con l’aria di chi la sa lunga, spiega perché le stragi del maggio-luglio ’93 non c’entrano con Forza Italia: a suo dire Berlusconi
cominciò a pensare al partito solo nel “giugno-luglio ‘93”, mentre per Dell’Utri la datazione va spostata a “settembre-ottobre ‘93” e per Cicchitto “nel
gennaio ’94 era ancora tutto per aria”. Sta’ a vedere che Forza Italia è nata dopo la discesa in campo di Berlusconi. In realtà il Cavaliere informò Montanelli
fin dal giugno ’93. E il consulente di Publitalia Ezio Cartotto racconta che Dell’Utri, subito dopo Capaci (23 maggio ‘92), l’incaricò di “studiare un’iniziativa
politica della Fininvest”. Il pretino pidino Orlando, appena atterrato sulla Terra dopo una lunga permanenza su Marte, si beve tutto e non smentisce nulla.
Nemmeno le balle spaziali di Polito El Drito che, non bastando i ballisti in studio, racconta in un servizio “la storia dei pentiti” e sostiene che “quanti
accusano Andreotti vengono smentiti dalle sentenze che assolvono il senatore”. Peccato che nessuno dei 30 pentiti che accusano il senatore sia mai stato
smentito, infatti il Divo fu giudicato colpevole di mafia fino al 1980. Segue servizietto di Caldarola, secondo cui “non c’è importante delitto di mafia
che non porti la firma di Spatuzza” (testuale), compresa la strage di via D’Amelio, dunque non è credibile. Dimentica di aggiungere che, a svelare il coinvolgimento
di Spatuzza in via D’Amelio, è stato Spatuzza. A questo punto il pretino pidino piazza il colpo da maestro che gli elettori attendevano ansiosi da due
ore: “Da italiano, spero che i giudici smentiscano subito Spatuzza”. Entusiasmo nei circoli del Pd. Ma l’Oscar della Balla, nonostante la concorrenza,
se l’aggiudica Vespa: “In America i pentiti devono parlare subito dopo l’arresto, non dopo anni”. Se conoscesse il processo Andreotti, saprebbe quel che
disse Richard Martin, il prosecutor di Manhattan che collaborò con Falcone nell’inchiesta “Pizza Connection”: “Da noi non esiste alcun obbligo di dire
tutto e subito, ma solo l’obbligo di dire la verità. Come mi insegnò Falcone, sviluppare la testimonianza di chi è stato in Cosa Nostra per 30 anni, come
Buscetta, non è cosa che si fa in una settimana o in un mese. Falcone non insisteva mai che qualcuno dicesse tutto subito, perché capita spesso che ci
siano questioni, domande o informazioni che non sembrano rilevanti al momento. Questo è il metodo Falcone. Se dopo anni il collaboratore dice cose nuove,
magari aprendo il discorso politico, per noi americani non fa differenza”. Queste cose i giornalisti le sanno. Dunque, non Vespa.

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