Tra un’opposizione fiacca e una ennesima disponibilità al dialogo…

Se pubblico questo articolo non è tanto per sottolineare ancora una volta le dichiarazioni eversive a cui il Cavaliere ci ha ormai con una insopportabile monotonia abituato, quanto piuttosto per sottolineare l’inadeguatezza con cui questo continuo tentativo di stravolgere le leggi a suo uso e consumo si è percepito e si continua ancora a percepire. Si continua ad agire cioè. come se si trattasse di opporsi ad una maggioranza qualsiasi non desiderata sì, ma con un normale senso dello Stato e rispetto delle leggi, ma non è così. Basta solo considerare la posizione dominante del capo del governo sui mezzi di comunicazione e la soppressione di trasmissioni televisive e di personaggi scomodi. E così si continua, seppure a certe condizioni a offrire disponibilità al dialogo e si snobbano manifestazioni spontanee perché non inquadrate dai capi dell’opposizione.
Da Il Fatto Quotidiano di sabato 28 novembre
battibecco

MAGISTRALI EVERSIONI

di Massimo Fini   

Quando nel 1994 Silvio Berlusconi, neo presidente del Consiglio, fu raggiunto a Napoli da un “avviso di garanzia” a un giornalista che gli domandava: “E
se fosse condannato?”, rispose: “Sarebbe una sentenza eversiva”. Fu la sua prima dichiarazione eversiva. Anzi, il suo primo atto eversivo. Perché dichiarare
“eversivo” un provvedimento della magistratura significa non riconoscerne la legittimità né quella dello Stato di cui è organo, l’atteggiamento che avevano
i brigatisti quando si dichiaravano “prigionieri politici”. A questa prima dichiarazione ne sono seguite infinite altre dello stesso tipo. In terra di
Spagna, davanti a tutta la stampa internazionale, Berlusconi premier dichiarò, mentre Aznar lo tirava disperatamente per la giacca, che Mani Pulite, cioè
inchieste e sentenze dello Stato italiano di cui pur, in quel momento, era presidente del Consiglio, erano state “una guerra civile”. Poi non c’è stata
volta che lui o i suoi sodali siano stati raggiunti da un provvedimento giudiziario che non abbia parlato di “complotto” dei magistrati, di “toghe rosse”,
di “sentenza politica”, affermazioni che hanno tutte lo stesso significato eversivo perché accusano, senza prove, i magistrati, fossero pure della Corte
costituzionale, di aver commesso il più grave dei reati che si possa loro imputare: non aver applicato le leggi ma averle piegate a dei loro scopi politici.
Naturalmente tutte le volte in cui i provvedimenti della magistratura gli sono stati favorevoli, Berlusconi si è lanciato in alti elogi per “le procure
che lavorano sodo e in silenzio”.    La magistratura è come l’arbitro di una partita di calcio. Dell’arbitro si può dire che sbaglia, che è incapace, che
non ci vede, ma se un giocatore sostiene che è corrotto e non ne accetta i fischi quando sono contro di lui, ma d’altro canto pretende che siano validi
quelli contro gli avversari, la partita finisce in una zuffa perché, prima o poi, anche tutti gli altri giocatori si comporteranno allo stesso modo. Fuor
di metafora: si rompe il patto sociale che ci tiene insieme. E si va verso una guerra civile. Nel nostro caso, in Italia, non ci sarà nessuna guerra civile.
Siamo troppo slombati, troppo vigliacchi, troppo privi di nerbo, e dalle nostre fondine possiamo estrarre, al massimo, il telefonino. Anni fa il ministro
della Giustizia Roberto Castelli voleva farmi arrestare perché, di fronte alle ripetute violenze di Berlusconi, chiusi il mio intervento al Palavobis con
una frase presa dal Pertini che si batteva contro il fascismo: “A brigante, brigante e mezzo”. Purtroppo non siamo stati briganti, né interi né mezzi,
abbiamo accettato di batterci a mani nude, e spesso con una legata dietro la schiena, con chi non solo le usa tutte e due, ma impugna il bastone. E così
siamo arrivati alle dichiarazioni dell’altroieri, che non sono “pesanti” sono di una gravità inaudita, inaccettabile. Ma non ci sarà nessun ministro della
Giustizia che interverrà per mettere l’energumeno nell’unico posto dove merita di stare. http://www.ilribelle.com

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