Ricerca: Francia batte Italia 16 miliardi a zero

da il Fatto Quotidiano di martedì 24 novembre

Ricerca: Francia batte Italia 16 miliardi a zero

NAPOLITANO: “SU QUESTO CI GIOCHIAMO IL FUTURO”. E L’UNIVERSITÀ ASPETTA I SOLDI DELLO SCUDO FISCALE

di Caterina Perniconi   

“Sulla ricerca è in gioco il futuro”. Le parole del presidente della Repubblica, Giorgio Napolitano, tuonano sul ministero dell’Università di Mariastella
Gelmini ma soprattutto su quello dell’Economia di Giulio Tremonti.    Napolitano ha chiesto ieri, durante una visita all’impianto romano Selex di Finmeccanica,
un maggiore impegno dei settori pubblico e privato per finanziare la ricerca necessaria a garantire lo sviluppo futuro del paese. “Solo così – ha detto
il presidente della Repubblica – possiamo uscire dalla crisi, e in condizioni migliori di quando siamo entrati”. Quando si tratta di promettere soldi per
questo campo, tutti si dicono disponibili, “poi tra le parole e i fatti c’è una differenza notevole”. Anche tra quelle dei due ministri, Gelmini e Tre-monti
c’è molta distanza. La prima ci tiene a ribadire l’unità del governo sulla riforma dell’università e gli investimenti previsti grazie ai soldi che rientreranno
con lo scudo fiscale. Il secondo continua a sforbiciare qua e là sapendo che il gettito dello scudo dovrà dividerlo tra diverse necessità.    “Abbiamo
bisogno di iniziative che riguardino l’impegno privato e pubblico – ha detto Napolitano – mi auguro che non manchi mai un impegno di sistema delle forze
politiche e istituzionali”. Che nell’ultimo anno non c’è stato, anzi. Con la legge 133 del 2008, Tremonti ha previsto una riduzione del finanziamento di
un miliardo e mezzo in cinque anni del sistema universitario. La scusa dietro cui si è trincerato è la crisi globale. Ma in Europa nessuno la pensa così:
nonostante la crisi, la Francia, che ha chiara la ricetta per superarla, ha previsto un prestito nazionale di 35 miliardi di euro per finanziare lo sviluppo,
16 dei quali destinati solo alla ricerca. E i francesi sono delusi, perché si aspettavano un investimento tra i 50 e i 100 miliardi. Come reagirebbero
di fronte a un ministro, che non solo non investe, ma addirittura taglia? Anche in Germania, il cancelliere Angela Merkel ha previsto un piano che porterà
il paese a investire il 3 per cento del Pil (in Italia meno dell’1) in ricerca e sviluppo. Solo di fondi aggiuntivi, quest’anno Berlino prevede 23 milioni
di euro. Mentre l’università italiana può solo sperare in una fetta dei fondi che rientreranno dai paradisi fiscali. Che, secondo le stime più ottimistiche,
saranno al massimo tra 4 e 5 miliardi.    “Condivido pienamente le parole del presidente della Repubblica, Giorgio Napolitano – ha dichiarato il senatore
del Partito democratico Ignazio Marino – il nostro paese, oggi più che mai, ha bisogno di investire sui giovani e sulla ricerca, vero motore di crescita
e sviluppo. Ma se il governo continuerà a tagliare i fondi al ministero dell’Istruzione per destinarli a un altro ministero considerato, erroneamente,
di maggiore urgenza sarà difficile portare avanti un dialogo costruttivo con la maggioranza”. Dello stesso parere gli studenti e i precari dell’università
e della ricerca, riuniti in assemblea a La Sapienza di Roma, che hanno diffuso un appello dove non risparmiano le critiche al sistema scolastico previsto
dalla riforma Gelmini: “In un contesto di forte crisi sociale e produttiva – scrivono gli studenti – l’investimento politico ed economico sulla scuola,
l’università, le accademie, i conservatori e sulla ricerca come beni comuni dovrebbe essere il principale strumento per il rilancio del paese, fondato
sulla qualità della vita delle persone e che sappia andare oltre i limiti del modello fallimentare imposto dall’attuale classe dirigente e imprenditoriale”.

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