Il cristianesimo sui generis della Lega

Quando la Corte europea si pronuncia contro l’esposizione del Crocifisso nelle scuole, la Lega si spolmona proclamandosi alfiere dell’identità cristiana dell’Italia, ma proprio nel periodo in cui i cristiani celebrano l’accoglienza, il cristianesimo non vale più, e non vale più neanche la massima del "siamo tutti fratelli", perché ci sono fratelli e fratellastri; gli islamici per esempio appartengono a quest’ultima categoria. Insomma cristianesimo sì ma con il beneficio d’inventario. Corrado Augias, commentando la lettera che denuncia questo comportamento, spiega che Bossi "concepisce il suo "popolo" come una massa da manovrare richiamandosi non alla
testa ma alle viscere. Una volta si diceva che la politica era uno strumento di
elevazione. Ora sembra diventato vero il contrario"
.

In altre parole, uno strumento di imbarbarimento.
Da La Repubblica

VENERDÌ, 20 NOVEMBRE 2009
 
Pagina 44 – Commenti
 

SE A NATALE VA IN SCENA IL RAZZISMO

 
 
CORRADO AUGIAS

 

Caro Augias, sono allibita dopo aver letto
dell’agghiacciante iniziativa chiamata "White Christmas" indetta dal sindaco di
Coccaglio in provincia di Brescia. Per festeggiare "tra di noi", senza intrusi
extracomunitari e clandestini. Vivo a Brescia da molti anni e, dopo quest’ultima
trovata, anch’io vorrei dare il mio piccolo contributo all’iniziativa.
Trascorrerò il periodo natalizio lontano, in luoghi dove la barbarie sia meno
ostentata. Non sono credente, ma ho sempre considerato il Natale come un momento
di riflessione sulla condizione umana, con una certa "pietas" per i meno
fortunati, per quelli che non hanno niente da festeggiare. Mi rifiuto di
immaginare la disperazione dei "neri" negli stessi giorni in cui i "bianchi" si
spintonano nei negozi per l’acquisto di cose inutili. Mi auguro che i molti,
onesti cristiani della zona insorgano. Il senso del Natale, le radici cristiane
del Natale. Quali sono, secondo i promotori dell’iniziativa? Me ne sfugge il
senso.

Sabrina Smerrieri s.smerrieri@intermedianews. it

Il guaio con quelli della Lega è che
sembrano non sapere bene il valore di ciò che dicono, i limiti delle loro
provocazioni. Tutto ciò ha poco a che vedere con il problema reale rappresentato
da un’immigrazione che ha già portato nel nostro paese 4 milioni di immigrati,
destinati ad aumentare. Il deputato che vorrebbe sparare agli extracomunitari
dopo averli travestiti da conigli, quello che vorrebbe respingere i barconi a
cannonate, quello che vorrebbe prendere le impronte dei piedi, quello che
vorrebbe portare i maiali a pisciare sul terreno dove dovrà sorgere una moschea,
tutte le bestialità che abbiamo sentito in questi anni, le battute da ubriachi
innalzate al rango di dibattito pubblico; questo ha caratterizzato la Lega molto
di più della richiesta di federalismo, tema sul quale si può o meno concordare
ma che merita sicuramente attenzione, e dibattito vero. Nei giorni scorsi c’è
stato l’incidente sulla proposta bipartigiana di dare diritto di voto locale
agli extracomunitari dopo almeno cinque anni di residenza. Secondo Bossi: «Gli
immigrati devono essere mandati a casa loro». Replica Fini: «è un anatema, ma
non risolve il problema
». Certo che non risolve e Bossi ovviamente lo sa, sa che
se davvero gli immigrati tornassero a casa loro un bel pezzo del Nord si
fermerebbe di schianto. Allora perché lo dice? Perché non prende a scappellotti
il sindaco di Coccaglio? Perché concepisce il suo "popolo" come una massa da
manovrare richiamandosi non alla testa ma alle viscere. Una volta si diceva che
la politica era uno strumento di elevazione. Ora sembra diventato vero il
contrario.

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