La violenza del linguaggio contro le donne e i “diversi”

Da La Repubblica di venerdì scorso traggo questo articolo di Chiara Saraceno che denuncia il linguaggio di una sottocultura che disprezza le donne e i diversi.

VENERDÌ, 13 NOVEMBRE 2009
 
Pagina 45 – Commenti
 

una CULTURA che offende le donne

 
 
 
 
CHIARA SARACENO

Qual è la differenza tra la cultura (cultura?) del presidente
del Consiglio che parla delle donne come piacevoli oggetti d´arredamento e di
consumo, salvo insultarle quando non rientrano nel ruolo e quella del
disegnatore di fumetti che per criticare una ministra che non gli piace utilizza
le allusioni sessuali più grevi e in generale la squalifica come essere umano?
In entrambi i casi siamo di fronte ad una cultura maschile che non riesce a fare
i conti con la presenza delle donne sulla scena pubblica non solo come oggetti
del desiderio (in assenza del quale sembra possa esserci solo il disgusto),
oppure come madri da idealizzare come nutrici sacrificali, ma come esseri umani
alla pari. L´unica differenza sta, ovviamente, nel diverso potere dei
protagonisti e quindi nelle diverse conseguenze sul piano pubblico dei loro
gusti e disgusti. Ma in entrambi i casi essi evocano, e solleticano, il profondo
disprezzo che una certa cultura maschile, ahimè ancora troppo diffusa in Italia,
ha per le donne. Possono, infatti, contare su una diffusa complicità tra chi li
ascolta e legge, appena temperata dalla cauta disapprovazione di chi teme (anche
tra le donne) di apparire poco evoluto, o poco spiritoso.
Senza che ci si
renda conto che questo maschilismo volgare e senza freni si alimenta dello
stesso disprezzo di cui sono oggetto tutti i diversi da sé, specie se in
posizione di debolezza sociale: donne, ma anche immigrati, omosessuali,
diversamente colorati, diversamente religiosi e così via. È lo stesso disprezzo
privo di freni inibitori, che parla alla pancia invece che alla testa delle
persone, che ha fatto dire all´ineffabile sottosegretario Giovanardi che se il
povero Cucchi è stato pestato a morte mentre era in custodia dagli agenti di
polizia, se la era cercata. Opinione che Giovanardi non ha modificato neppure
con le scuse successivamente presentate per aver offeso la «sensibilità della
famiglia». Nessuna scusa per aver dichiarato, nella sua veste di rappresentante
politico e di governo, che nel nostro paese chi non ha comportamenti standard,
chi esce anche poco dal seminato, chi è vulnerabile, merita di essere aggredito
ed anche, di fatto, di essere condannato a morte. È la stessa logica, per altro,
che legittima lo stupro della donna che è fuori casa da sola di notte, o che
veste in modo «provocante». Siamo tutti avvisati (avvisate). Del resto anche il
ministro la Russa ha evocato una specie di giudizio di Dio («possono morire»)
per i giudici della corte di Strasburgo che hanno giudicata illegittima
l´esposizione del crocifisso nelle scuole pubbliche italiane perché lesiva della
sensibilità dei diversamente (dai cattolici) credenti e non credenti.
Nemico
e diverso sono accumunati in espressioni di odio e disprezzo che farebbe specie
sentire in bocca a chiunque. Ma che in bocca ai politici evocano un modello di
società divisa tra noi e loro, amici e nemici, in cui tutto è legittimo per
difendere i propri e per attaccare «gli altri».
A tutti i livelli nel nostro
paese si stanno legittimando comportamenti di aggressiva e violenta inciviltà
che dovrebbero preoccupare chiunque abbia un minimo senso di responsabilità e in
primo luogo i nostri politici – governanti e all´opposizione che siano. Anni fa
era di moda ironizzare con aria di sufficienza sulla ossessione statunitense per
il linguaggio e i comportamenti «politicamente corretti», ovvero attenti a non
suggerire atteggiamenti e valutazioni discriminatorie e offensive verso gruppi
sociali storicamente e culturalmente svantaggiati. È vero che un linguaggio
sorvegliato non è sufficiente a cancellare le discriminazioni effettive e
neppure le opinioni e i pensieri razzisti o sessisti. Ma la situazione italiana
ci ricorda che la realtà sociale è anche costruita dal linguaggio. Nominare le
cose e le persone in un modo piuttosto che in un altro contribuisce a collocarle
in un modo piuttosto che in un altro nello spazio delle relazioni sociali. E può
esserci un cortocircuito drammatico tra pesantezza delle parole e gravità dei
fatti. Non è sempre vero che tra il dire e il fare c´è di mezzo il mare.

Annunci
Questa voce è stata pubblicata in Attualità e Cultura. Contrassegna il permalink.

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...