Stragi, depistaggi, intrighi, ma il segreto di Stato copre sempre tutto

Nonostante l’Italia sia nota per stragi, depistaggi, settori deviati dei servizi, le loro malefatte restano quasi sempre impunite o coperte. In altri Stati come El Salvador dove spadroneggiavano squadroni della morte, si commettevano omicidi politici,  ora la vicenda politica è cambiata e si fa chiarezza; e da noi?…
DA Il Fatto Quotidiano di martedì 10 novembre

noiloro

L’ITALIA, UNA PROVINCIA SUDAMERICANA

di Maurizio Chierici   

Il segreto di stato sigilla l’omertà che nasconde i misteri d’Italia: piazza Fontana, delitto Moro, generale Dalla Chiesa, Falcone e Borsellino fino al
trionfo delle Betulle, 007 assolti sotto l’ombrello di un’ambiguità che lascia ogni peccato alle ombre della Cia per il rapimento di Abu Omar. Colpa degli
americani; immacolata la verginità degli spioni di Roma salvati dalle nebbie che la sicurezza del paese pretende. Sicurezza di chi? Continuiamo a non sapere
degli intrighi che hanno cambiato la nostra vita. Purtroppo non siamo gli Stati Uniti dove, passati 20 anni, tutti sanno tutto, ma non siamo nemmeno il
piccolo Salvador, paesino che aveva legalizzato le squadre della morte con la benedizione della Casa Bianca di Reagan, Bush padre, Bush figlio. Ma la vergogna
è finita. La sinistra di Mauricio Funes, nuovo presidente, mette in piazza i codici sepolti da una destra madre dei delitti. Non solo contadini o ragazzi
che non sopportavano il bavaglio di radio, giornali e tv. Dodici religiosi assassinati perché davano voce alla folla sfinita da fame e violenza. 30 anni
fa un killer di stato uccide il vescovo Romero sull’altare. Imbroglio dei depistaggi fino a ieri quando Funes annuncia, alla Conferenza interamericana
per i diritti umani, di aprire i documenti sepolti per indagare (seriamente) sulle responsabilità “interne ed internazionali”. Prove distribuite a chi
comincia a scavare. Invita la Casa Bianca di Obama e della signora Clinton ad aprire la caccia ad Alvaro Saravia, finora unico colpevole sparito nel nulla,
piccolo tenente promosso capitano e accolto negli Stati Uniti e scomparso appena la condanna stava per raggiungerlo. Tanto per dire come è dura la condanna:
neanche un giorno di carcere, ma 10 milioni di dollari di risarcimento non si sa se ai parenti o alla Chiesa. 10 milioni “inesigibili”, decideva il tribunale,
“ non essendo noto l’indirizzo dell’imputato”. Sugli strateghi del terrore e sull’eccellenza dei mandanti nemmeno una parola. In Salvador la sinistra rovescia
la storia mentre i nostri segreti di Stato restano nei cassetti di chissà chi. Con tanti scheletri nell’armadio è comprensibile che con i governi Berlusconi
abbiamo girato la testa. Ma bisogna dire che la sinistra non ha strappato i sigilli mentre sedeva a Palazzo Chigi. Forse perché qualche burattinaio della
politica è ancora lì. Per un tempo infinito, “sudamericano” si era trasformato nell’aggettivo che disprezzava antigiustizia e autocrazia dell’altra America.
Aggettivo col quale sono andati a nozze giornali e tv per sintetizzare sciatterie e imbrogli. “Sudamericano”. Il presidente argentino Menem: si tingeva
i capelli sorridendo nelle tv compiacenti mentre ingrassava gli affari di famiglia. “Sudamericano”. Il circolo militare di Pinochet: traffico d’armi e
di coca, miliardi nei paradisi fiscali e giustizia distratta. Passato che tramonta nelle democrazie ritrovate: la trasparenza sull’assassinio di Romero
è solo l’ultimo capitolo. Ecco il dubbio: con quale aggettivo definire ovunque i signori delle tenebre? “Italiano” andrebbe bene dopo il non procedere
contro le amate Betulle del rapimento Abu Omar.
mchierici2@libero.it  

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