Quei cattolici refrattari alla laicità

Ci sono molti cattolici, non tutti per fortuna, ai quali non solo è estraneo il concetto di laicità, ma che non riconoscono neppure l’esistenza di chi sta fuori dalla Chiesa cattolica. Ne fanno un vessillo sotto il quale In nome della tradizione dovrebbero stare tutti ponendo un’alternativa secca: o il conformismo o l’emarginazione. Hanno una mentalità totalitaria senza rendersene conto.
Da La Repubblica

DOMENICA, 08 NOVEMBRE 2009
Pagina 28 – Commenti
Brevi, schede e richiami 2
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Egregio signor Augias, le scrivo dopo la sua presa di posizione sullo stato laico e l’ora di religione. Paragonare il Corano alla Bibbia è un grave abbaglio:
il Corano è libro increato per ciò stesso non interpretabile, tant’è che i suoi versetti sono d’ispirazione ai terroristi islamici; la Bibbia? parola di
Dio, scritta da uomini e interpretata dal magistero della Chiesa, promanato dallo stesso Gesù. Inoltre la cultura giudaico-cristiana fa parte le piaccia
o meno delle nostre radici storico-culturali; come anche la libertà di aderire o meno a questi insegnamenti. Chiedo: cos’è che Le provoca tutto questo
interesse verso una fede che non capisce e, liberamente, non mette in pratica? Perché si accanisce tanto su questi argomenti? Sarei curiosa di saperlo.
Sono una laica credente e vorrei che la tradizione cattolica venisse rispettata, anche se non condivisa.

Francesca Siena francesca.siena@irene2005.it

Pubblico volentieri questa lettera che mostra alcune incomprensioni su un argomento che a me pare trasparente: la scuola pubblica di uno Stato laico è
il luogo dove si insegnano delle discipline, non una fede. Per conseguenza se un prof di religione racconta la storia del cristianesimo e di altre religioni,
le compara e ne discute io non ho obiezioni. Meglio, non ne avrei se non sapessi che quell’insegnante deve restare dentro il canone della Chiesa pena il
licenziamento, il che mutila la sua libertà di insegnare; non potrà mai dire, per esempio, che Gesù aveva fratelli e sorelle nonostante questo sia ripetuto
nei Vangeli e negli Atti degli apostoli. Anche nella sua vita privata deve stare attento; se un’insegnante donna ha un bambino senza essere sposata viene
licenziata. C’è più rigore verso questi casi che non verso gli atti di pedofilia commessi da sacerdoti nelle parrocchie dove spesso ci si limita a un trasferimento.
Corano e Bibbia sono due testi considerati sacri da centinaia di milioni di persone. Dire che uno è parola di Dio l’altro no, fa parte ancora una volta
della fede, non della loro sostanza storica. ‘Storicamente’ sono comparabili anche perché violenze e guerre sono state commesse in nome dell’uno e dell’altro.
Ricevo lettere di genitori i cui figli, dispensati dalla religione, girano per i corridoi o sono ospitati in altre classi a caso, comunque perdono ‘crediti’
il che da un punto di vista laico è una palese ingiustizia. Perché mi occupo di questi temi invadendo un campo che, scrive la signora Siena, non capisco?
Intanto perché cerco di capire poi perché non sono stato io a cercare la religione; è accaduto il contrario, la religione è venuta a cercare me come cittadino
mettendo in discussione i miei diritti, la mia libertà.  

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