Povero Larussa “decrocifissizzato”

Che cosa è successo al povero Larussa da farlo strillare tanto a "La vita in diretta" di giovedì scorso? Gli hanno cavato un occhio? Gli hanno strappato un dente senza anestesia lì per lì? È roba da matti. Quando – come da consuetudine – il ministro ha giurato sulla Costituzione, se l’avesse prima attentamente letta, avrebbe scoperto che questa carta considera tutti i cittadini, credenti o non, sullo stesso piano, nonostante poi riservi purtroppo un trattamento particolare alla Chiesa cattolica col Concordato.
Da Il Fatto Quotidiano di giovedì 5 novembre

“Possono morire, non toglieremo mai il crocifisso”

IL MINISTRO LA RUSSA STRAPARLA DURANTE “LA VITA IN DIRETTA”

di Luca De Carolis   

Alla fine, contro la sentenza della Corte di Strasburgo, sono arrivati i toni forti. Nel primo pomeriggio è intervenuto Silvio    Berlusconi, che ha parlato
di una sentenza: “Assolutamente inaccettabile”. Ma soprattutto, verso sera, sono arrivate le parole di fuoco del ministro della Difesa Ignazio La Russa.
Che durante la trasmissione di Raiuno La vita in diretta, ha detto: “Il crocifisso resterà in tutte le aule delle scuole. Possono morire,    loro e quei
finti organismi internazionali”. La Russa si è infuriato ascoltando gli ospiti del programma. Che, a suo dire, avrebbe trattato in modo fazioso la vicenda.
Il Ministro è stato particolarmente infastidito dall’intervento di Piergiorgio Odo-freddi (favorevole alla decisione della Corte di Strasburgo). “Odifreddi
– ha detto con foga crescente il titolare del dicastero – non ha alcun titolo scientifico per essere un esperto di religione. E non capisco perché su cinque
invitati, ce ne fossero tre che esprimono un’opinione contraria al crocifisso. È insopportabile”. Lamberto Sposini ha cercato di moderare i toni, senza
successo. La Russa ha continuato a urlare. “Non si può non capire che l’identità cristiana è l’identità nazionale, non ricordare che c’è un Concordato”.
Una gazzarra imprevista, certamente anche per Sposini. A cui il Ministro ha dato lezioni di par condicio. Mentre invocava la morte dei componenti dei ‘finti
organismo internazionali’ come la Corte di Strasburgo.    E pensare che, mentre i toni della politica si alzano al di là di ogni controllo, la decisione
dei giudici è applicata nei fatti in tante scuole italiane. Basta girare per Roma per rendersene conto. In molti isituti, il crocifisso è assente da tempo,
o appeso solo in qualche aula. “C’è solo in alcune classi e comunque la sua presenza non ha mai generato discussioni con genitori o studenti” assicura
Mauro Castellani, vicepreside del Liceo classico Socrate, in zona Garbatella. Che racconta: “Sono qui da tanti anni, e non ho mai fatto togliere o mettere
un crocifisso in un’aula. Dove l’ho trovato l’ho lasciato, senza porre problemi. Ma non me lo farei mai imporre, perché a scuola si fa cultura, non religione.
La fede e le convinzioni religiose appartengono alla sfera personale, e vanno coltivate altrove”. All’uscita da scuola, i ragazzi confermano che il crocifisso
non rappresenta un problema. “Nella mia classe c’è, e preferirei che rimanesse, perché è un simbolo della nostra tradizione” spiega Stefano, 14 anni, che
si dichiara cattolico. Mentre a Marco il crocifisso non dà fastidio, “Ma andrebbe comunque tolto, perché lo Stato è laico. Lo dice la Costituzione”. Ma
nelle scuole, spesso, non sono le norme o le leggi a dettare i comportamenti. E spesso vengono ricordati solo i precedenti più recenti. Francesco Lorusso
è preside del Peano, Liceo scientifico in zona Vigna Murata: “Mi ricordo di una circolare ministeriale di qualche anno fa, in cui si precisava che non
c’è l’obbligo di esporre il crocifisso nelle aule. Non credo ci siano norme sul tema”. Di certo, al Peano il simbolo della cristianità non c’è. “L’unica
stanza dove c’è un crocifisso è la mia – spiega Lorusso – la religione è una questione che pertiene alla coscienza privata. La scuola non deve entrare
in questa sfera”. Emilia Oppito è la preside dell’Istituto di Istruzione superiore di via Asmara, che comprende istituti di vari indirizzi. Spiega: “In
alcune delle nostre classi il crocifisso c’è. In ogni caso, non abbiamo mai avuto problemi di alcun tipo al riguardo. La scuola è frequentata da studenti
di religione ebraica o musulmani. Nessuno ha mai detto nulla”.    In giro per l’Italia, in linea con il Governo, c’è chi incita alla ribellione contro
i giudici europei. Il sindaco di Sassuolo (Modena), Luca Caselli, ha acquistato 50 crocifissi per distribuirli nelle scuole. Mentre il sindaco di Montegrotto
Terme (Padova), ha scritto su tabelloni luminosi: “Il crocifisso non lo togliamo”. Con gioia del Ministro.

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