Governo a banda stretta

Da Il Fatto Quotidiano di venerdì 6 novembre

GOVERNO A BANDA STRETTA

NON È UN PAESE PER INTERNET

di Federico Mello   

“Ècambiato l’ordine di priorità”. Così Gianni Letta annuncia il congelamento dei fondi sulla banda larga. Gli 800 milioni di euro stanziati per il rafforzamento
dell’infrastruttura (necessari per sostituire l’attuale rete in rame con la fibra ottica) andranno a finanziare interventi che il governo reputa più urgenti.
“I soldi stanno lì, non sono stati spesi né sciupati” dice Letta, ma la conseguenza è chiara: l’Italia continuerà a perdere terreno sulle tecnologie. A
rimanere con il cerino in mano sono due ministri che si erano esposti sulla banda larga: Renato Brunetta, che solo due settimane fa aveva promesso “2Mb
di banda larga per tutti già dal prossimo anno”, martedì ha presentato un piano per la digitalizzazione della Pubblica amministrazione; e il viceministro
Paolo Romani, responsabile del piano che porta il suo nome per annullare il “digital divide”. La situazione della broadband in Italia non è buona, come
ha spiegato Romani: “Il 13 per cento della popolazione (7,8 milioni di italiani) non ha una connessione Internet o ha una banda insufficiente”, una diffusione
talmente scarsa “da rendere vani gli sforzi di altri ministeri (Funzione pubblica in primis, ma anche Sanità e Istruzione) per portare la Pubblica amministrazione
online”. Molte delle novità annunciate da Brunetta dipendono da Internet. Solo due giorni fa ha presentato con Alfano una “rivoluzione digitale del sistema
giustizia” volta a eliminare “costose quanto inutili richieste cartacee” anche grazie a “convocazioni in tribunale via Web e audizioni dei testimoni telematiche”.
Stesso discorso per il disegno di legge “Burocrazia” annunciato martedì per introdurre la pagella scolastica “in formato digitale”, il cambio di residenza
“telematico” e i certificati medici trasferiti all’Inps via Internet. Tutte misure depotenziate se non si garantisce un collegamento Internet all’altezza.
Il piano Romani, inoltre, prevedeva la creazione di 50.000 posti di lavoro in un comparto strategico come quello delle Telecomunicazioni (oltre 4000 ingegneri,
11.000 tecnici, quasi 30.000 operai e 6.000 impiegati). Il tutto per 1471 milioni di euro complessivi, compresi gli 800 milioni congelati da Letta che
aspettavano solo di essere sbloccati dal Cipe. Romani non se ne fa un cruccio: “Credo che la fine della crisi sia questione di mesi, non di anni – dice
– Inoltre, anche senza gli 800 milioni non stiamo fermi”. E pazienza se Confindustria dice che “così si fa scappare il treno più importante per il futuro
dell’economia digitale”. Per il governo le priorità sono altre.

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