Il rigorista malgrado lui

Non so chi si nasconda con lo pseudonimo di Superbonus che firma l’articolo seguente su Il Fatto Quotidiano di oggi, ma credo che quello che dice sul ministro Tremonti sia azzeccato. Un ministro che terrebbe al rigore, ma quando vuole i soldi li sgancia, e quel che è peggio per coprire gli sprechi della cara Sicilia. Certo che se già con lui il debito pubblico aumenterà notevolmente, con gli altri…
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CONTI PUBBLICI

ULTIMA CHIAMATA PER IL MAGO GIULIO


 

di Superbonus




 

  
Forse ci aveva provato a nascondere
la Finanziaria, manco fosse il mago Copperfield. Giulio Tremonti. Aveva
avvolto la legge di bilancio nel mantello e non aveva permesso a
nessuno, ministri compresi, di discuterla. Però il gioco funziona se
non si tocca niente, se l’oggetto nascosto riappare uguale a quello
sparito. E così è stato. I ministri spettatori non hanno potuto
protestare apertamente perché la legge mantiene invariate le spesee al
presentatore dello spettacolo, il presidente del Consiglio, è bastato
dire: “Non ci saranno nuove tasse”. Ma come per tutti gli spettacoli
che si rispettino, il biglietto è caro e lo pagheremo a rate nei
prossimi anni. Il debito pubblico è schizzato dal 104% del Pil al 115%
questo anno, e al 117,3% nel 2010. Sempre che i cartomanti del
Ministero abbiano azzeccato le previsioni, perché in caso contrario si
procederà ad aggiustamenti, ovvero a nuovi condoni, scudi e tagli
orizzontali senza un piano di politica economica. Così la Finanziaria
proposta in realtà non



 

copre solo un triennio, ma almeno
un decennio. Se la ripresa ci sarà, saliranno anche i tassi d’interesse
e con loro il costo del debito. E il Paese dovrà fare costantemente i
conti con piani di rientro. Significa che il “tiriamo a campare” di
oggi condizionerà la politica economica dei prossimi due lustri. Ma
anche questo conto salato non basta agli orfani dell’assalto alla
diligenza che si sono coalizzati dietro l’emendamento “meno tasse per
tutti” presentato al Senato, non da un peone qualsiasi, ma dal
presidente della commissione Bilancio Mario Baldassarri. Anche per
Copperfield-Tremonti il limite dei giochi di prestigio era stato
toccato e in un impeto di realismo contabile era pronto a dimettersi
difeso dall’inseparabile Umberto Bossi. Ora ci dicono che tutto è
rientrato e però Copperfield non avrà più il Senatùr al suo fianco,
distratto dalle presidenze di Piemonte e Veneto, ma una tribù di
economisti di partito e una “cabina di regia” di stampo doroteo.
Chiunque abbia vinto, in realtà è un nuovo Pirro.



 

Ma è questa l’ambizione di una
persona di spessore come Tremonti? Passare alla storia come un
cogestore dello sfascio dei conti pubblici? Da uno che prevede le crisi
mondiali e consiglia il Papa sull’economia, ci si aspettava che
mantenesse la barra dritta delle liberalizzazioni e dei tagli alle
spese inutili. Che realizzasse la promessa abolizione delle Province
anche di fronte alle resistenze di Gianni Letta e Umberto Bossi. Che di
fronte allo sfascio fisico e contabile della sanità in Lazio e Campania
nominasse commissari capaci e severi, invece di privilegiare lo status
quo facendo fare a Bassolino e Marrazzo la ridicola parte di commissari
di se stessi. Che di fronte al fallimento di Catania e di Palermo, non
aprisse i cordoni della borsa ma avesse il coraggio di mandare i suoi
tecnici a spazzar via una classe politica locale inetta e spendacciona.
Con un sussulto di orgoglio,



 

Copperfield-Tremonti potrebbe
sempre guardarsi nello specchio della sua storia, togliersi il mantello
e il cappello a cilindro e stracciare la tessera del partito
trasversale di Letta, silenzioso e inconsapevole sabotatore dei conti
pubblici.

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