Tremonti tira fuori dal cappello un elogio del posto fisso

Opplà! E tremonti fa un’altra piroetta ed elogia il posto fisso. Però, il ministro ci ha abituato a queste repentine svolte. Prima adottando la finanza creativa con le cartolarizzazioni, poi accusando gli eccessi della finanza. Prima criticando i condoni e poi fabbricando gli scudi fiscali, adesso scopre che tutta questa flessibilità non va bene ma alla base dei contratti ci dev’essere il posto fisso. Ma la legge biagi, se non sbaglio, era il fiore all’occhiello di uno dei suoi governi. E allora? Se davvero Tremonti non ha una teoria per ogni stagione, sarebbe bene che metta nero su bianco un provvedimento in tal senso, altrimenti si merita proprio gli sfottò di Marco Travaglio su Il Fatto Quotidiano. Il punto lo fa Luciano Gallino che sul tema della flessibilità si è speso molto.
Da La Repubblica

repubblica Extra – Il giornale in edicola

MARTEDÌ, 20 OTTOBRE 2009
 
Pagina 1 – Prima Pagina
 
Il modello decaduto
 
 
 
 
LUCIANO GALLINO

Con le dichiarazioni a favore del posto fisso, ma anche di
previdenza e sanità pubblica, il ministro dell´Economia Giulio Tremonti ha
fissato i punti salienti del programma con cui il centro-sinistra (non la
destra) potrebbe presentarsi alle prossime elezioni, quale che sia la loro
data.

Non sono dichiarazioni del tutto inedite. A favore del posto fisso e contro la
proliferazione del lavoro flessibile Giulio Tremonti si è espresso in varie
occasioni negli ultimi due anni. Ma ieri ha collegato l´importanza del posto
fisso come «base della società» agli strumenti di protezione delle famiglie,
propri dello stato del benessere, quali le pensioni pubbliche e un sistema
sanitario nazionale. Ha notato che se le prime dipendono dai centri della
finanza, e il secondo non esiste, come avviene in Usa, quando si perde il lavoro
si finisce a mangiare cibo per gatti in una roulotte. E addio all´istruzione dei
figli. Il punto è che fino a ieri la società americana era proposta non solo dal
centro-destra, ma anche da buona parte del centro-sinistra, come l´essenza della
modernizzazione, il modello da imitare per riformare il mercato del lavoro, la
previdenza, la scuola, la sanità. Ora uno dei più autorevoli membri d´un governo
di centro-destra ci dice, in sostanza, che le riforme del mercato del lavoro
erano mal concepite; che per fortuna esiste l´Inps; che la possibilità di andare
a scuola (anche se lo stesso ministro ne sta riducendo le risorse) da noi per
fortuna non dipende dall´occupazione dei genitori, e che faremo bene a tenerci
ben stretta la sanità pubblica.
Sono rivendicazioni del nostro modello
sociale che, nell´insieme, avremmo voluto sentire formulare più spesso dal
centro-sinistra. Ora che un ministro del centro-destra pare averle fatte
proprie, il centro-sinistra dovrebbe farsi sentire. Ha dinanzi parecchie strade.
Può limitarsi a dire che un ministro non fa primavera: nel governo ce ne sono
infatti molti che lo stato sociale lo farebbero a pezzi domani mattina, non
foss´altro perché credono che questo sia il fine ultimo del presidente del
Consiglio. Può chiedere a Tremonti dov´era e di cosa si occupava nel 2003,
quando – essendo lui anche allora ministro dell´Economia – fu approvata la Legge
30 che non introduceva di certo ex novo i lavori flessibili, ma ne moltiplicava
le tipologie già presenti grazie al protocollo del 1993 e alle riforme del
mercato del lavoro avviate con la legge 196/1997. Per contro, potrebbe provare a
prenderlo sul serio. Non nel senso di farsi aiutare da lui a completare il
programma per le prossime elezioni. Un´opposizione matura non può sperare
soltanto di arrivare al potere per emanare poi le leggi che le aggrada. Può,
anzi ovviamente deve, cercare di ottenere dal governo in carica delle leggi
migliori dal suo punto di vista.
Si potrebbe quindi chiedere al ministro
Tremonti di far seguire i fatti alle impegnative parole che ha ripetutamente
profferito a favore del modello sociale italiano ed europeo. Si faccia dunque
promotore di una legge che andando al di là della 196/1997 e della 30/2003
ristabilisca il principio per cui il contratto di lavoro dipendente è per
definizione a tempo indeterminato, fissando poi un ristretto numero di tipologie
contrattuali in deroga da applicare soltanto in casi ben determinati. Se ne
gioverebbero non soltanto i lavoratori, ma anche le imprese. Lo si preghi poi di
impegnarsi a favore di una discussione seria sul bilancio dell´Inps e
dell´Inpdap, i due maggiori enti previdenziali italiani, e di una rigorosa
comparazione internazionale della nostra spesa pensionistica pubblica. Ciò allo
scopo di mettere in luce (come fanno da anni alcuni dei migliori specialisti
italiani, che mi scuseranno se ne taccio il nome) vari aspetti in genere
ignorati: che il bilancio dei suddetti enti sta piuttosto bene; che la nostra
spesa pensionistica complessiva è allineata con quella dei maggiori paesi Ue; e
che, essendo le nostre pensioni tassate come redditi ordinari, mentre in altri
paesi sono in gran parte esentasse, i pensionati italiani non pesano affatto,
bensì sostengono il bilancio dello stato con un contributo netto annuo
dell´ordine di 15-17 miliardi.
Farsi sorpassare a sinistra da un ministro
d´un governo di destra non è solo imbarazzante; può far perdere elettori. Si può
tuttavia cercar di recuperare terreno chiedendo al ministro con cortese fermezza
di mostrare se ha davvero in mano delle carte atte a sostenere le sue
dichiarazioni a favore del posto fisso e dello stato sociale.

Annunci
Questa voce è stata pubblicata in Notizie e Politica. Contrassegna il permalink.

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...