Il mistero dei mandanti delle stragi fasciste, ormai noti ma sconosciuti alle sentenze dei giudici

Depistaggi, testimoni sottratti, prove cancellate. E una certezza: la pista che porta al terrorismo nero Quarant’anni dopo la strage di piazza Fontana (12
dicembre 1969) e vent’anni dopo la caduta del Muro, la verità sulla guerra politica segreta combattuta in Italia tra gli anni Sessanta e gli Ottanta resta
ancora indicibile. Chi sa, dentro la politica e dentro gli apparati dello Stato, tace. Chi è stato coinvolto nega. I processi sulla stagione dell’eversione
nera non hanno quasi mai portato a condanne definitive. Ma davvero restano insoluti i cosiddetti “misteri d’Italia”? No, risponde il libro “Il grande vecchio”,
scritto da Gianni Barbacetto e appena uscito per la Bur Rizzoli. Malgrado non siano state dimostrate processualmente le responsabilità individuali, la
strategia delle stragi è ormai chiara, si sa quali sono i gruppi eversivi responsabili degli attentati, quali gli apparati dello Stato coinvolti nei depistaggi.
Come dice nel libro Libero Mancuso, ex magistrato a Bologna, «ci avete sconfitti, ma adesso sappiamo chi siete». Ecco una parte del capitolo dedicato all’ultimo
processo sulla strage di piazza Fontana. deputato di Forza Italia ed è stato sottosegretario all’Interno, fino alla sua burrascosa uscita di scena nel
dicembre 2001. Le dichiarazioni di Meroni non smuovono il governo. In compenso Mario Serio, membro del Consiglio superiore della magistratura ed esponente
di Forza Italia, chiede al Csm di aprire un procedimento disciplinare contro Meroni.
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