Dove ci può portare il populismo

La cosa più importante di questo brano del domenicale di Eugenio Scalfari non è tanto a mio parere l’arrogante difesa del potere con tutti i mezzi a cui ormai con noiosa puntualità ci ha abituato il Cavaliere, quanto il terreno fertile su cui questa strategia può attecchire. Ciò vuol dire che non abbiamo sufficienti anticorpi per difenderci da una democrazia autoritaria, dove i contrappesi sono messi sempre più fuori gioco. E questo deriva in gran parte dalla mentalità diffusa che la legalità sia una specie di gabbia in cui restano intrappolati i più fessi, a cui sono accomunati anche gli onesti. Berlusconi infatti è l’immagine del self-made-man che è riuscito ad avere successo nontanto per le sue qualità imprenditoriali, ma perché quasi sempre l’ha fatta in barba alla legge. Lo scudo fiscale e i vari condoni sono dannosi perché non fanno altro che rafforzare questa mentalità. Finché saremo tolleranti verso la furbizia, le mafie, le conventicole politico-affaristiche, il clientelismo e tutte le scorciatoie varie per eludere le leggi, non ci sarà modo di evitare questi pericoli.
Ometto la parte dell’articolo, pure interessante sia per il costume sia in chiave storica, che polemizza con Ferruccio De Bortoli, perché esorbita da questo tema.
Da La repubblica
 

DOMENICA, 11 OTTOBRE 2009
 
Pagina 1 – Prima Pagina
 
IL CAIMANO SI PREPARA PER L´ULTIMA SPALLATA
 
 
 
 
EUGENIO SCALFARI

A ME sembra che Silvio Berlusconi sia sottovalutato dai suoi avversari e mal compreso nella logica con la quale persegue i suoi obiettivi.
Vengono messi in risalto i suoi errori, le sue gaffe il suo parlarsi addosso e li si attribuiscono ad un prevalere della sua pancia (per dire dei suoi istinti) su una debole razionalità.
Ebbene non è così. Lo conosco da trent´anni e nei primi dieci ho avuto con lui una frequentazione intensa e alquanto agitata. Non era ancora un uomo politico ma alla politica era già intimamente legato; sia la fase dell´immobiliarista sia quella successiva dell´impresario televisivo erano intrecciate e condizionate dai suoi rapporti politici. Imparò presto a muoversi come un pesce nell´acqua. Poi l´esperienza politica diretta ha perfezionato un innato talento. Perciò – lo ripeto – non è affatto uno sprovveduto in preda ad istinti irragionevoli, salvo quelli sessisti. In quel campo gli istinti lo dominano e l´hanno spinto a commettere errori inauditi; ma in tutto il resto no.
Conosce il suo carattere e lo usa. Conosce la sua tendenza alla megalomania e all´egolatria e la usa. Usa perfino le sue gaffe. L´insieme di queste movenze costituiscono una miscela formidabile di populismo, demagogismo, culto della personalità. In altri Paesi un decimo se non addirittura un centesimo di ciò che dice e che fa avrebbero provocato la sua messa fuori gioco. In altri Paesi il suo mostruoso conflitto di interessi avrebbe impedito il suo ingresso nell´agone politico; non esiste infatti in nessun Paese del mondo un capo di governo proprietario di metà del sistema mediatico e contemporaneamente possessore dell´altra metà.
Ma in Italia questo è possibile. Attenti però: non è un incidente di percorso. La vocazione degli italiani ad innamorarsi di personaggi come Berlusconi fa parte della storia patria. Per fortuna non è la sola vocazione; convive con caratteristiche differenti e anche opposte. Ma quell´innamoramento verso il demagogo è una costante che spesso è diventata dominante e alla fine ha precipitato il Paese nel peggio. Non è ancora avvenuto, ma siamo già abbastanza avanti nella strada che può portarci ad una catastrofe.Ma in Italia questo è possibile. Attenti però: non è un incidente di percorso. La vocazione degli italiani ad innamorarsi di personaggi come Berlusconi fa parte della storia patria. Per fortuna non è la sola vocazione; convive con caratteristiche differenti e anche opposte. Ma quell´innamoramento verso il demagogo è una costante che spesso è diventata dominante e alla fine ha precipitato il Paese nel peggio. Non è ancora avvenuto, ma siamo già abbastanza avanti nella strada che può portarci ad una catastrofe.
* * *
Da questo punto di vista le due sentenze emesse nei giorni scorsi rispettivamente dal Tribunale di Milano sul lodo Mondadori e dalla Corte costituzionale sulla legge Alfano hanno prodotto un´accelerazione che Berlusconi considera provvidenziale per l´attuazione dei suoi piani. L´ira iniziale che l´ha invaso – che viene dalla sua pancia – è stata rapidamente razionalizzata.
L´attacco contro la Corte, contro la magistratura, contro il Csm, contro il Presidente della Repubblica, è proseguito a mente fredda. Non è più ira, è strategia pensata e messa in atto, la spallata finale che dovrà portare l´Italia istituzionale e costituzionale a cambiare volto radicalmente: da repubblica parlamentare a repubblica autoritaria dove tutti gli organi di garanzia siano cancellati o ridotti ad esanimi fantasmi e dove conti soltanto il plebiscito popolare incitato dagli appelli continui alle pulsioni populiste che covano nella pancia di molti.
Questo spiega l´allarme esploso nell´opinione pubblica internazionale.
Lo stupore e anche lo sberleffo che nei mesi scorsi si è manifestato sui giornali di tutto l´Occidente al di qua e al di là dell´Atlantico è diventato negli ultimi quattro giorni una preoccupazione generale e l´Italia è diventata il malato di una malattia infettiva.
In altre circostanze questa reazione avrebbe indotto ad un sussulto di prudenza, ma sta invece accadendo l´opposto; il populismo contiene infatti un´abbondante dose di vittimismo che lo rafforza e lo indirizza verso forme di autarchia psicologica delle quali la Lega è da tempo il più esplicito rappresentante e che trovano nel berlusconismo un importante amplificatore.
Le due sentenze sono impeccabili dal punto di vista tecnico – giuridico.
Quella del Tribunale civile di Milano non fa che confermare quanto contenuto nella sentenza di condanna di Cesare Previti per corruzione di magistrati e di Berlusconi per la stessa ragione con il reato però caduto in prescrizione. Agli effetti penali ma non civili. La quantificazione del danno è secondaria.
La sentenza della Corte che definisce incostituzionale la legge Alfano ha come caposaldo l´articolo 3 della Costituzione che stabilisce la parità dei cittadini di fronte alla legge. Questo è il punto di fondo; l´altro elemento invalidante, e cioè la necessità di procedere con legge costituzionale anziché con legge ordinaria, è secondario perché deriva necessariamente dal primo elemento. Chi accusa la Corte di incoerenza sostiene una tesi priva di senso; anche nella sentenza del 2004 sul cosiddetto lodo Schifani la Corte aveva infatti eccepito la violazione dell´articolo 3. E quindi, se l´articolo 3 risulta violato fin dal 2004, ne segue ineccepibilmente che per ristabilire l´equilibrio costituzionale bisogna procedere con legge costituzionale e non con legge ordinaria. Dov´è l´incoerenza? La legge Alfano aveva ripristinato l´adempimento all´articolo 3 o il suo emendamento? No. È quindi perfettamente coerente che, di fronte ad un nuovo ricorso, la Corte lo giudicasse ammissibile. Gli avvocati del premier che proclamano l´incoerenza mentono sapendo di mentire. E i media che non chiariscono un punto così fondamentale ai loro ascoltatori e lettori, sorvolano anzi tacciono del tutto su un punto di capitale importanza e danno adito ad una macroscopica disinformazione.

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