L’inchiesta sulla pillola abortiva è il più grande insulto alla medicina internazionale

Così Carlo Flamigni su Il Fatto Quotidiano di sabato 26 settembre. Il quale, dopo aver rilevato che una tale inchiesta è un atto di cortesia per il Vaticano ribadisce anche che: "Forse è opportuno ricordare ai nostri parlamentari che si tratta di un diritto delle donne, non di una compiacente attenzione alle loro sciocche corbellerie".
 
PILLOLA ABORTIVA, MEMORANDUM PER PARLAMENTARI di Carlo Flamigni     Ormai va così, uno dice pillola e il Vaticano grida all’assassino: è successo per la
pillola del giorno dopo e per la pillola anticoncezionale e succede ore per il mifepristone, la pillola che fa abortire. Dopo di che, inevitabilmente,
la destra si straccia le vesti e la sinistra si incarta, singhiozza e litiga. Riassumo.    
L’Associazione italiana per il farmaco ha recepito il dossier europeo della commissione tecnico scientifica e ha stabilito che il mifepristone può essere
utilizzato in Italia con alcune regole e limitazioni: atto dovuto. Il Vaticano, e di conseguenza la nostra destra parlamentare, ritengono che questo sia
un grave errore e contestano: il farmaco è stato responsabile di un certo numero di decessi, dovuti soprattutto a complicazioni infettive; le donne vengono
lasciate sole e abortiscono a casa, in triste solitudine; abortire diviene troppo semplice; la legge 194 viene violata. La conseguenza è che il Parlamento
medita di avviare un’indagine conoscitiva sul farmaco, promossa dal senatore Gasparri, approvata dall’onorevole Bianchi, sulle cose serie un accordo tra
le varie componenti politiche si trova sempre.    
Personalmente, se voglio sapere la verità su un qualsiasi evento che ha a che fare con la medicina non leggo l’Osservatore Romano, ma ricorro alla letteratura
medica, della quale conosco limiti e qualità; se ho fretta, leggo gli articoli che mi interessano su Up Todate, che aggiorna la revisione della letteratura
due volte all’anno ed è scritta da ricercatori di indubbia serietà e competenza. Per quanto riguarda gli articoli sul mifepristone, l’ultimo aggiornamento
è del luglio di quest’anno.    
Ora, quello che è importante sapere di questo farmaco riguarda: chi ne ha approvato l’uso; quante donne l’hanno usato; quanto è efficace; che effetti collaterali
ha avuto. Lo hanno approvato, oltre ai Ministeri della salute di quasi tutti i paesi del mondo, l’Oms e l’Fda, il massimo controllore americano dei farmaci.
Lo hanno usato milioni di donne, che ne hanno certificato la grande efficacia; è vero che negli Stati Uniti sono morte almeno sette donne, cinque o sei
delle quali per una specifica setticemia, ma in Europa un milione e mezzo di donne l’hanno assunto, solo due sono morte per una complicazione, nessuna
per una complicazione infettiva; da quando la pillola che completa l’azione del mifepristone, la prostaglandina, non si mette più in vagina ma si prende
per bocca, non ci sono stati più casi di setticemia. Poi ho chiesto a Corrado Melega, fino a ieri direttore della clinica ostetrica del Maggiore di Bologna,
uno dei pochi ospedali in Italia ad avere esperienza in merito, se è vero che dopo aver preso questo farmaco le donne abortiscono a casa, in solitudine
e sconforto, e che alcuni feti finiscono mangiati dai topi o giù per il gabinetto e mi ha detto che non è vero, che sono balle. Mi ha anche detto che se
si sta alle regole e si usa la pillola solo nelle primissime settimane di gravidanza non ci sono clamorose emorragie, il cosiddetto prodotto del concepimento
non è visibile a occhio nudo e gran parte degli aborti spontanei in questa stessa epoca non vengono sottoposti ad alcun intervento e non vengono ospedalizzati
. Chiedere una inchiesta parlamentare su questo farmaco è certamente un gesto di grande cortesia nei confronti del Vaticano, ma ci rende ridicoli davanti
al mondo ed è un vero insulto alla medicina internazionale.    
Vorrei ricordare, ai nostri parlamentari, quali sono, a mio avviso, i veri problemi che riguardano le interruzioni volontarie di gravidanza nel nostro Paese.
L’obiezione di coscienza sta raggiungendo livelli molto elevati, superiori all’80% per quanto riguarda i ginecologi in alcune regioni. Tutto ciò crea condizioni
di grave rischio per la salute di molte donne: le liste di attesa si allungano, l’interruzione viene eseguita in periodi sempre più avanzati della gestazione,
molte donne sono costrette a ricorrere a medici o a infermiere compiacenti, come accadeva in un non lontano passato, e molte emigrano per trovare un trattamento
più civile in altri paesi europei. Forse è opportuno ricordare ai nostri parlamentari che si tratta di un diritto delle donne, non di una compiacente attenzione
alle loro sciocche corbellerie.    
Le nuove cittadine non sanno usare i metodi contraccettivi, abortiscono con grande frequenza, usano spesso metodi empirici mettendo a rischio la propria
salute e nessuno sembra preoccuparsene. Capisco che molte di loro sono clandestine, forse converrebbe ributtare in mare almeno le gravide. Ma esiste la
prevenzione, mi direte, ci sono i consultori, c’è l’educazione sessuale, cosa ci possiamo fare se le ragazze sono così distratte, ignoranti e superficiali?
Ebbene, facciamo un po’ di conti.    
Ho sentito, in uno dei tristi spettacoli di politica e arte varia che la televisione ci ammannisce, sottolineare molte volte l’importanza di questa misteriosa
prevenzione, alla quale soprattutto dovrebbe essere affidato il compito di ridurre il numero di interruzioni delle gravidanze. Prevenzione significa, ci
hanno detto, cultura, educazione, significa soprattutto consultori, tutto particolarmente dedicato ai giovani. E sui consultori per i giovani sembra che
l’attuale Ministero della salute abbia particolarmente investito.    
Alcuni miei amici hanno contattato (l’ultima telefonata è stata fatta l’11 settembre, i dati sono stati presentati ieri a un congresso a Ponzano Veneto
da Andrea Borini) tutti i 531 consultori che, secondo le informazioni fornite dal sito Internet dell’Istituto affari sociali e dal Ministero della Salute
ospitano spazi dedicati agli adolescenti; 206 non hanno risposto alle (ripetute ) telefonate; in altri 63 casi il numero di telefono era sbagliato; 74
centri hanno dichiarato di non avere spazi destinati ai giovani. I signori parlamentari dovrebbero ripensare al modo in cui impiegano il loro (prezioso)
tempo.
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