Appello al presidente Napolitano a non firmare il provvedimento sullo scudo fiscale

Da Il Fatto quotidiano di sabato 26 settembre 2009
 
 
PRESIDENTE, NON FIRMI Ci difenda dallo scudo fiscale     Lettera aperta a Napolitano. Una legge già odiosa diventerà uno strumento di illegalità. I beneficiari
non potranno essere perseguiti per reati tributari e di falso in bilancio. Sul sito www.antefatto.it   è possibile firmare l’appello al capo dello Stato
Tinti pag. 9    Il presidente della Repubblica Giorgio Napolitano e (sotto) Alfano (FOTO EMBLEMA)
APPELLO A NAPOLITANO Il presidente della Repubblica ha detto che “valuterà” lo scudo fiscale. Ecco le ragioni per bocciarlo. di Bruno Tinti     Signor Presidente,
il Senato ha approvato l’emendamento Fleres alla legge che ha istituito lo scudo fiscale. Se anche la Camera lo approvasse, Lei resterebbe l’ultima difesa.
   
Signor Presidente, con questo emendamento una legge già odiosa diventerà uno strumento di illegalità. I beneficiati dallo scudo non potranno essere perseguiti
per reati tributari e di falso in bilancio, il mezzo con cui sono stati prodotti i capitali che lo Stato “liceizza”; e intermediari e professionisti che
ne cureranno il rientro non saranno tenuti a rispettare l’obbligo di segnalazione per l’antiriciclaggio; insomma omertà, complicità, favoreggiamento.   
 
Le prime due previsioni, in realtà, non cagioneranno un grave danno al concreto esercizio della giustizia penale: da anni (dal 2000) una legge costruita
all’esplicito scopo di impedire i processi penali in materia di reati fiscali assicura l’impunità alla quasi totalità degli evasori. Perché l’evasione
fiscale costituisca reato bisogna evadere un’imposta superiore a 103.000 euro per ogni anno di imposta; e i casi di evasione superiori a tale soglia si
aggirano intorno al 10 % del totale. E’ ormai impossibile celebrare un processo per falsa fatturazione, e dunque anche per frode all’Iva comunitaria:   
 
quando si scopre una “cartiera” (una società che emette fatture false) e quindi si scoprono gli “utilizzatori finali” (secondo una recente definizione che
ha avuto molto successo) di queste fatture, poi non si può fare un unico processo ma tanti quanti sono i luoghi in cui questi utilizzatori hanno il loro
domicilio fiscale; il che è fonte di tali sprechi di tempo e di risorse da garantire nella quasi totalità dei casi la prescrizione. Infine, una delle forme
più insidiose di evasione fiscale, quella commessa mediante la sistematica falsificazione della contabilità (il sistema seguito dalla quasi totalità degli
evasori), è stata considerata un reato lieve, punito con una pena massima di 3 anni di reclusione; il che significa che nessuno va mai in prigione per
via di sospensione condizionale della pena, indulto, affidamento in prova al servizio sociale.    
Quanto al falso in bilancio, non è certo una novità che dopo la riforma della legislazione societaria voluta dal governo Berlusconi (che ha consentito allo
stesso Berlusconi di essere assolto in molti processi in cui era imputato per questo reato), in Italia di processi del genere non se ne fanno più: il falso
in bilancio è divenuto un reato fantasma, che c’è in astratto ma non si processa mai in concreto.    
Ma la nuova legge contiene una norma che è una calamità: essa assicura l’impunità a trafficanti di droga, di armi, di donne, sequestratori di persona e
altri delinquenti di grosso livello.    
Signor Presidente, il danaro non ha colore, non odora diversamente a seconda del reato da cui deriva, non ha etichette che lo identifichino. Il provento
dell’evasione fiscale e del falso in bilancio non si differenzia visivamente dal riscatto pagato dalla famiglia del sequestrato o dal ricavo del traffico
di esseri umani. I trafficanti di droga colombiani portano il loro denaro a Miami e lo “ripuliscono” pagando circa il 50 per cento: questo è il prezzo
del riciclaggio. Se passasse questa legge, avremmo un riciclaggio di Stato, per di più assolutamente concorrenziale con quello praticato dai professionisti
del settore: lo scudo fiscale costa solo il 5 per cento.    
E’ vero, la nuova legge prevede che la possibilità per banche e altri intermediari di non rispettare l’obbligo di segnalazione per l’antiriciclaggio sia
limitata ai reati fiscali e al falso in bilancio. Ma, signor Presidente, chi glielo spiegherà alle banche (che certamente non hanno molto interesse a scoraggiare
queste iniziative da cui ricavano dei bei soldi) che i capitali che rientrano provengono da un traffico di armi e non da evasione fiscale? Come distinguere
il provento dell’evasione fiscale da quello di altri truci e violenti delitti?    
Non si può, signor Presidente: questa legge garantirà ai peggiori delinquenti una prospera e sicura verginità. Signor Presidente, questa legge è una bandiera
dell’illegalità: dove non avrà concreti effetti sul piano penale, trasmetterà un messaggio di opportunismo: renderà evidente a tutti che adempiere ai propri
obblighi tributari, a principi etici irrinunciabili nella gestione delle imprese, è un’ingenuità, peggio è antieconomico. E’ una legge criminogena perché
favorirà la futura evasione fiscale, convincendo tutti che “pagare le tasse” è cosa inutile, perfino stupida, tanto, prima o poi …. E dove invece e purtroppo
avrà concrete conseguenze, si tratterà di un formidabile favoreggiamento nei confronti delle forme più gravi di delinquenza organizzata. Polizia, Carabinieri,
Guardia di Finanza e Magistratura non potranno nemmeno trovare le prove di questi reati, forse conosciuti per altre vie, poiché il provento del reato sarà
ormai sparito. Signor Presidente non firmi questa legge; eviti che il nostro Paese sia sospinto ancora più in fondo nel precipizio di illegalità, peggio,
di immoralità che ci sta separando dai Paesi civili. Il capo dello Stato visto da Manolo Fucecchi (
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