Iteologi laureati non possono insegnare religione nelle scuole senza il consenso della gerarchia cattolica

I privilegi e insieme i vincoli a cui sono soggetti gli insegnanti dell’ora di religione nelle scuole portano a distorsioni del tipo di quelle che Corrado Augias su la Repubblica fa notare rispondendo ad alcune lettere sull’argomento: per la Costituzione, l’insegnamento delle scienze e delle arti è libero, ma per gli insegnanti di religione non lo è.
 
VENERDÌ, 18 SETTEMBRE 2009
 
Pagina 34 – Commenti
 
L´ORA DI RELIGIONE E UNA PARI DIGNITÀ CHE NON C´È
 
 
CORRADO AUGIAS

 

Gentile Augias, se ci fosse la «pari dignità» dell’ora di religione rispetto alle altre materiedovrebbe essere studiata al pari delle altre. Ma non è così. La Chiesa vuole che la religione sia presente, ma non che sia studiata seriamente. Una conoscenza approfondita rischierebbe di evidenziare la distanza che c’è tra certe posizioni della Chiesa e il messaggio di Cristo. Meglio una blanda ignoranza

Miriam Della Croce miriamdellacroce@tiscali.it

Gentile Augias, il ministro Gelmini ha detto: «L’Italia non può non riconoscere l’importanza della religione cattolica nella nostra storia e tradizione». Ma a giudicare dai risultati che ottiene l’insegnamento questa importanza non emerge. Un qualsiasi allievo dell’ultimo anno delle superiori sa molto più di storia, di matematica, o di qualsiasi altra materia che non di religione. Allora dove sta la pari dignità?

Attilio Doni Genova attiliodoni@tiscali.it

La pari dignità dell’insegnamento della religione (cattolica) può essere sostenuta solo con la più sfacciata ipocrisia. Ecco uno dei tanti paradossi al quale raramente si pensa: nelle università esistono cattedre di storia del cristianesimo affidate spesso a studiosi di vaglia. Nessun laureato però, brillante che sia, potrà andare ad insegnare la materia a meno che non abbia il crisma delle autorità cattoliche. La Costituzione (art. 33) stabilisce che «l’arte e la scienza sono libere e libero ne è l’insegnamento». Per la religione questo non vale. Il prof Remo Cacitti (cattedra alla Statale di Milano) mi ha fatto il seguente esempio: «Di fronte ai vangeli secondo cui Gesù aveva quattro fratelli e alcune sorelle (Mc 6,3; Mt 12,46; Gv 7,3; At 1,14), il docente può farsi persuaso che si tratti di veri e propri fratelli e sorelle; però non potrà mai insegnarlo pena la revoca dell’incarico per difformità dalla dottrina ufficiale della Chiesa». Basterebbe questo a dimostrare l’assurda situazione nella quale ci siamo cacciati. Tanto più che i risultati dell’insegnamento sono (pedagogicamente) deplorevoli. Mi scrive Elisa Merlo (ex prof di religione): «Basterebbe qualche domanda ad allievi delle scuole superiori. Ad esempio che cosa è la Messa, o il significato di un sacramento, o dell’Immacolata Concezione e via di seguito. Bisogna aggiungere che raramente il docente di religione dà un voto insufficiente, e questo avvantaggia gli alunni che scelgono di "studiare" la materia». Che l’ignoranza di molti cattolici italiani sulla loro religione sia immensa ho potuto constatarlo di persona.

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