ora di religione: magistratura disfa e governo rifà

In questo campo succede come la tela di Penelope al contrario: più il governo tenta di consolidare i privilegi della chiesa cattolica, più la magistratura, in generale, tenta di ridimensionarli, rifacendosi alla laicità dello stato come Costituzione vuole. Naturalmente, noi che abbiamo a cuore la laicità, stiamo dalla parte dei proci.
Ieri su questo tema che ha agitato e continuerà ad agitare la nostra vita politica, la Repubblica presentava in prima pagina, un servizio che proseguiva nella sezione cultura. L’articolo a firma di Filippo Ceccarelli, illustrava le intricate vicende di questi fatti, senza però spiegare a sufficienza le ragioni che stanno alla base di queste contese, cioè il contrasto fra l’impianto laico della nostra Costituzione e l’eccezione del Concordato che favorisce la pesante ingerenza ecclesiastica.
Altra posizione, non condivisa dallo scrivente, è quella esposta dal cattolico irrequieto Vito Mancuso dal titolo molto significativo: "perché rimane indispensabile". I punti di dissenso sono presto detti.
Mancuso inizia argomentando che: "[…] la religione è tornata a essere un fattore geopolitico di importanza essenziale". Mi domando quando mai non lo sia stato, per cui il "tornato" mi sembra non veritiero, semmai in alcuni studi si insiste piuttosto sulla progressiva secolarizzazione della società. Ma il nucleo centrale del suo pensiero è questo: "Ma quale religione deve essere insegnata? L´ideale naturalmente è che lo fossero tutte, compresa la religione dei nostri antenati greci e latini. Siccome però il poco tempo a disposizione impone una scelta, per la stessa ragione per la quale si privilegia la letteratura italiana, […] allo stesso modo la scuola italiana deve privilegiare la "religione italiana", cioè la particolare religione alla quale ha aderito e continua ad aderire la gran parte degli italiani, il cristianesimo di confessione cattolica.
Orbene, capisco le ragioni di Mancuso ma qui occorre distinguere tra un innegabile fenomeno storico quale è stato il cristianesimo e uno dei suoi filoni principali, il cattolicesimo, dall’insegnamento, ovvero indottrinamento della religione cattolica. Il primo è annoverabile tra le molte manifestazioni culturali dell’umanità e quindi è senz’altro un soggetto degno di studio. Il secondo, invece, è inaccettabile, perché è insieme un privilegio e una discriminazione. Privilegio perché la religione cattolica è la sola ad essere insegnata nelle scuole. Discriminazione perché non si dà la stessa possibilità alle altre religioni, e pazienza se anche fossero un’esigua minoranza, di fare lo stesso. Qui, a dire il vero, Mancuso ci pone una pezza dicendo: "[…] deve essere lo Stato a decidere i programmi e la scelta degli insegnanti, e non, com´è oggi, la gerarchia ecclesiastica". Sacrosanto. Resta il fatto però che, secondo lui: "[…]il cattolicesimo a mio avviso deve continuare a costituire l´ossatura principale dei programmi scolastici, perché esso di fatto costituisce gran parte dell´identità italiana […], temperato dal principio che: "Naturalmente il cattolicesimo non si può insegnare senza onesti, ampi e documentati riferimenti alle altre confessioni cristiane quali l´ortodossia e il protestantesimo […], e neppure senza riferimenti altrettanto onesti, ampi e documentati alle altre religioni mondiali, in particolare all´ebraismo da cui il cristianesimo è sorto e all´islam la cui attualità è sotto gli occhi di tutti. È sperabile che questo onesto insegnamento non trascuri fenomeni come le crociate, lo sterminio degli eretici, il nepotismo dei papi, la caccia alle streghe, la condanna di Galileo, l’attaccamento al potere temporale e simili.
Va poi rilevato il fatto non trascurabile che questo atteggiamento è foriero di un metodo di insegnamento basato sull’immobilismo. Come se la società italiana, sulla quale il cattolicesimo ha avuto innegabilmente un’influenza preponderante, debba rimanere per sempre immobile nei secoli dei secoli.
Detto questo, io mi domando:
  1. Posto che occorra insegnare una storia del pensiero religioso con particolare enfasi sul cristianesimo (sarebbe riduttivo riferirsi al solo cattolicesimo), siamo sicuri che non ci siano altre materie degne di essere studiate, per esempio storia della scienza o storia del pensiero scientifico, fondamenti del diritto o principi dell’economia? Non fanno anche questi parte della nostra civiltà? E perché trascurarli a favore della sola religione quando anch’essi, e in particolare l’evoluzione del pensiero scientifico, hanno rivestito un eminente aspetto dell’evoluzione umana?
  2. Quando si dice che, se non si conosce la bibbia non si può comprendere la Divina Commedia e altre insigni opere d’arte si commette a parer mio una forzatura. A scuola, quando si studiavano componimenti poetici, ci si imbatteva spesso in episodi mitologici a noi perlopiù sconosciuti. Per spiegarli, si ricorreva alle note. In un sonetto del Petrarca si leggeva: "[…] e garrir progne e piagner filomela". Quanti sapevano che questi due personaggi furono trasformati dagli dèi l’uno in rondine e l’altro in usignolo in seguito a truci episodi? Nemmeno gli islamici o gli animisti potrebbero conoscere l’opera dantesca se qualcuno non gli illustrasse in qualche modo i principi che l’hanno ispirata. Allo stesso modo noi non potremmo conoscere il poema epico di Ghilgamesh se qualcuno non ci spiega la mitologia dei Sumeri.

 

Dopo questo piccolo saggio, di cui mi scuso con quanti l’avessero trovato prolisso, passo ad ospitare finalmente l’articolo di Stefano Rodotà, al quale aderisco pienamente. Segnalo solo una perla del ministro Gelmini riportato dallo stesso Rodotà: "Ma la ministra della Pubblica Istruzione, dopo aver ribadito la regola sui crediti formativi in un modo che non consente di superare la sentenza del Tar, ha giustificato il rifiuto di un insegnamento multiconfessionale anche con l´argomento che «questo non avviene nei paesi musulmani». Una vera idiozia perché ignora che la reciprocità non ha alcun senso in uno stato basato su principi democratici.

 

MARTEDÌ, 15 SETTEMBRE 2009
 
Pagina 47 – Cultura
 
L´anomalia
 
Già negli anni Ottanta Leopoldo Elia e Pietro Scoppola ritenevano che fossero maturi i tempi per la "storia delle religioni". Non se ne fece nulla, perché la politica era troppo ansiosa di ricevere la legittimazione vaticana
 
I rischi di un insegnamento confessionale
 
COSA DEVE FARE UNA SCUOLA LAICA
 
 
 
 
STEFANO RODOTÀ

Non è la prima volta che si propone di sostituire un insegnamento di storia delle religioni all´ora di religione cattolica. Negli anni ´80 Leopoldo Elia e Pietro Scoppola, cattolici, ritennero i tempi maturi per questo passaggio culturale, ma l´occasione non fu colta perché, una volta di più, la politica italiana si mostrò più ansiosa di una legittimazione vaticana, attraverso un nuovo Concordato, che sensibile alle attese presenti nella società. Cosi la situazione italiana rimane lontana da quella di altri paesi europei dove sono obbligatori solo insegnamenti di etica o educazione civica, mentre da noi la religione rimane come insegnamento confessionale, impartito da insegnanti scelti dall´autorità ecclesiastica, che può revocarli in ogni momento. Una situazione anomala, alla quale ha cercato di porre qualche rimedio il Tar del Lazio, che ha considerato illegittima una ordinanza ministeriale che riconosceva un credito formativo agli studenti che avevano scelto l´ora di religione. La ragione della violazione si trova proprio nel Concordato, dove si afferma che quella scelta «non deve determinare alcuna forma di discriminazione, neppure in relazione ai criteri per la formazione delle classi». Per i giudici la discriminazione è evidente, perché non si assicura la possibilità di conseguire un credito formativo a chi professa altre religioni o non ne professa alcuna. Si riflette qui il principio secondo il quale l´entrata della religione nello spazio pubblico non può attribuire ad una confessione una posizione "dominante".
Per sciogliere questo antico nodo è tornata la proposta di un insegnamento che elimini la ragione del conflitto, guardando al fenomeno religioso in una prospettiva storica e comparativa. Ma la ministra della Pubblica Istruzione, dopo aver ribadito la regola sui crediti formativi in un modo che non consente di superare la sentenza del Tar, ha giustificato il rifiuto di un insegnamento multiconfessionale anche con l´argomento che «questo non avviene nei paesi musulmani». Ma la democrazia non può ispirarsi alla legge del taglione, il riconoscimento di libertà e eguaglianza non può essere subordinato agli atteggiamenti assunti da totalitarismi o fondamentalismi.
La linea del Governo coincide con il rifiuto vaticano dell´insegnamento paritetico delle religioni, rafforzato dall´affermazione per cui «spetta alla Chiesa stabilire i contenuti autentici dell´insegnamento della religione cattolica». Parole che rivelano la debolezza delle tesi di chi sostiene che quell´insegnamento non ha carattere confessionale e che gli insegnanti di religione hanno uno status identico a quello degli altri professori. Per essi, infatti, non vale la norma costituzionale sulla libertà dell´insegnamento, per l´imposizione dall´alto dei "contenuti autentici". E non valgono le garanzie contro le discriminazioni, poiché una parola fuori posto o uno stile di vita non gradito possono far scattare la revoca del nulla osta ecclesiastico.
Così, nel cuore della scuola pubblica si apre una contraddizione grave. Mai come oggi quella scuola deve essere il luogo del riconoscimento reciproco, non di una separazione che fa vedere l´altro come diverso, preparando una società del conflitto. All´inizio del ´900 Gaetano Salvemini indicava la via per sfuggire a questi rischi. «La scuola laica non deve imporre agli alunni credenze religiose, filosofiche o politiche in nome di autorità sottratte al sindacato della ragione. Ma deve mettere gli alunni in condizione di potere con piena libertà e consapevolezza formarsi da sé le proprie convinzioni politiche, filosofiche, religiose».
Annunci
Questa voce è stata pubblicata in Laicità. Contrassegna il permalink.

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...