B vuole emulare B

Adesso per questo governo l’autoesaltazione e l’intolleranza alle critiche stanno diventando uno stile. L’apripista è stato il Cavaliere, ma c’è un allievo che ha imparato la lezione e vuole seriamente emularlo: è il ministro Brunetta. Un  comportamento simile di questo personaggio non è nuovo. Ricordo una reazione aggressiva durante una trasmissione radiofonica che lo vedeva intervistato daGianantonio stella costata a quest’ultimo una querela per aver fatto al ministro una domanda imbarazzante ma che si sarebbe potuta chiudere con una semplice smentita.
E così il quadro è completo. Abbiamo il padre Zeus, il migliore del mondo per definizione, il suo braccio destro, un ministro dell’economia che ha una risposta per tutto: dietro le disgrazie economiche ci sono i Cinesi, gli eccessi della finanza, le banche o domani magari ci sarà il clima…, c’è poi calderoli che si sveglia di notte con gli incubi di un futuro presidente abbronzato e infine c’è Brunetta, il flagello di Dio, quello che crede che non c’è nessun altro lavoro al difuori del suo, che vorrebbe gettare alle ortiche la lirica, il cinema e la cultura in genere il cui ideale è lavorare e consumare, consumare e lavorare. Ma che bel quadrunvirato! Che Brunetta abbia preso alla lettera quello che aveva consigliato tempo fa Alessandro Baricco che sosteneva che fosse meglio puntare sulla televisione perché la cultura in Italia è un patrimonio di élite?
Non c’è maggior virtù della chiarezza anche se le cose dette sono terribili. Volete sapere perché si fanno i tagli alla cultura, allo spettacolo e all’istruzione? Leggetevi questo bel pezzo su La Repubblica ma attenzione, fatelo a digiuno.
 
SABATO, 12 SETTEMBRE 2009
 
Pagina 1 – Prima Pagina
 
ROBERTO MANIA A PAGINA 12
 
Il ministro al convegno Pdl spara anche sui "cineasti parassiti"
 
Brunetta shock "Noi distruttori di questa Italia e di questa borghesia radical chic"
 
 
Italia "placida"
Attacco a giudici, scuola e banche Brunetta:"L´Italia sporca è tra loro"
 
Il ministro: basta con il culturame dei cineasti parassiti
Chi usufruisce dei fondi per lo spettacolo è una parte di Italia molto rappresentata, molto "placida". Questa Italia è leggermente schifosa
ROMA – Renato Brunetta scatenato. Contro tutti e pure con tutto il suo stile. Un ministro contro la «borghesia radical chic e autoreferenziale di merda», contro i sindacati finanziati dai soldi pubblici, contro il «culturame parassitario», contro le banche e i banchieri che votano a sinistra, contro «i cineasti parassiti». E poi contro «il rapporto perverso tra l´associazione nazionale dei magistrati e il Consiglio superiore della magistratura». Insomma contro un´Italia «leggermente schifosa», un´»Italia sporca». Che – va da sé – è difesa dalla sinistra e dalla Cgil. Ma – parole sempre del ministro – a questa Italia, il governo sta facendo «un mazzo così». Come? «Gli abbiamo tolto l´acqua in cui nuotare, li stiamo facendo morire con il volto dolce della Carfagna e l´aria finta ingenua della Gelmini».
Brunetta parla a Gubbio alla scuola di formazione per i giovani del Popolo delle libertà. Ma non si mette in cattedra il ministro-professore, usa il linguaggio del popolo o della gente, di chi «si fa il culo dalla mattina alla sera». Populismo e demagogia. Va dritto alla pancia dei suoi "studenti". E prende gli applausi, tanti applausi. Distingue tra buoni e cattivi, tra male e bene, tra rivoluzionari (lui in testa) e conservatori, tra operosi e fannulloni, tra maggioranza (buona) e minoranza (cattiva). Categorie semplici, nette, senza chiaroscuri. O di qua o di là, come nei sondaggi. Ce l´ha anche con L´Espresso che in un´inchiesta sostiene che la sua lotta all´assenteismo sia stata un flop: «Un attacco indecente», ribatte. Sciorina i suoi di dati statistici ai quali bisogna aggiungere – dice – «la percezione della gente». «Non a caso ho il consenso così alto».
I cattivi intanto. «C´è una parte di questo paese, il 20-30-40 per cento che non rischia nulla. È l´Italia della rendita, dei furbi, dei fannulloni, degli amici degli amici e delle corporazioni. Una seconda Italia, un popolo minoritario, certo, ma che ha la capacità di farsi sovrarappresentare come classe generale. Invece e l´Italia peggiore, opaca. È l´Italia sporca». Ma poi, appunto, ci sono i buoni. Eccoli: «Governo e Pdl sono gli eversori, gli smontatori di un´Italia parassitaria. Dobbiamo essere i distruttori di questa Italia. Sono con noi tutti i buoni: gli operai, gli artigiani, gli impiegati, i liberi professionisti e poi i giovani e la buona Chiesa. Abbiamo il popolo dalla nostra parte. Ed è per questo che dal ‘94 vinciamo le elezioni, anche se qualche volta ce le scippano. Mica scema questa Italia maggioritaria: siamo imperfetti, ma siamo dalla parte giusta».
Ma poi Brunetta ricorda di essere veneziano, che in Laguna vorrebbe anche tornare a fare il sindaco. E che lì è in corso la Mostra del Cinema. E allora va giù duro. Perché lì ci sono i «cineasti parassiti». «Gente – argomenta agli studenti – che ha preso tanti soldi e ha incassato poco al botteghino. Gente che non ha mai lavorato per il bene del Paese, anzi non ha mai lavorato». Un po´ come i «parassiti dei teatri lirici, i finti orchestrali, i cantanti, tutti quelli che erano abituati che a pagare era Pantalone». Non resta che agire sui fondi Fus, quelli per lo spettacolo. Brunetta chiede direttamente al ministro dei Beni culturali, Sandro Bondi, di farlo: «Ti dico, Sandro, di chiudere quel rubinetto, facciamolo al più presto. Ci sono orchestrali che mettono insieme orchestre che suonano poco per avere sussidi statali e poi si fanno il complessino loro. Andate a la-vo-ra-re. Questo è un pezzo di Italia molto rappresentato, molto "placida"». Che è poi un riferimento molto voluto a Michele Placido che a Venezia ha presentato un film sul ‘68 contestato da alcuni settori della destra. Ci sono gli applausi per Brunetta, per quella che secondo l´ex ministro Giovanna Melandri (Pd) «è una furia iconoclasta e distruttiva che mortifica la cultura». 
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