Risparmiatori e salariati defraudati dal pifferaio magico e dal mago miope

Ecco il quadro impietoso tracciato da Massimo Riva su La Repubblica su chi pagherà il conto della crisi e come al solito le chiacchiere vane dei due dioscuri della nostra politica stanno a zero. Perfino le tanto decantate spese per le opere pubbliche sono state tagliate di oltre il 13 per cento.
 
VENERDÌ, 11 SETTEMBRE 2009
 
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CHI PAGA IL CONTO
 
 
 
 
MASSIMO RIVA

L´economia mondiale non è più in caduta libera. Forse – come dice con cautela la presidente di Confindustria – siamo vicini all´uscita dal tunnel, ma proprio per questo si cominciano a vedere le rovine.
Rovine provocate dalla grande crisi. Spettacolo desolante perché, una volta di più, si deve costatare che i prezzi più alti sono e saranno ancora pagati dai più deboli: risparmiatori e salariati. Ai primi, molti dei quali già naufragati nelle dissennatezze dei banchieri d´avventura, ora sta venendo a mancare perfino la scialuppa di salvataggio dei titoli di Stato. Ieri l´asta dei Bot trimestrali ha confermato e aggravato il segnale che era stato dato dai semestrali di fine agosto: al netto di imposte e commissioni i rendimenti sono ormai a zero o addirittura negativi. Se negativo fosse anche il tasso d´inflazione, come lo è nella media europea, forse il Bot-people potrebbe trovarvi una pur magra consolazione. Ma le ultime rilevazioni indicano che l´indice dei prezzi domestici continua a discostarsi dall´andamento continentale e ad agosto ha segnato un tondo più 0,4%. Cosicché per il risparmiatore italiano quel piccolo margine, che può rendere comunque appetibili i titoli del Tesoro agli occhi di chi vive e spende aldilà delle Alpi, si traduce in una solenne e sostanziale fregatura. Constatazione non facile da digerire tanto più in un momento nel quale alcune grandi banche dicono di essere tornate a macinare utili, a cui gli incassi per le commissioni sui Bot non sono certo estranei.
Naturalmente, in termini di responsabilità collettiva, può essere pure motivo di sollievo che il Tesoro riesca a finanziare il suo indebitamento a tasso zero o sottozero. Per mesi il ministro Tremonti ha sparso grande allarme sul rischio che la concorrenza di altri paesi in difficoltà potesse creare seri problemi alla collocazione di Bot e Cct sui mercati, obbligando così i titoli italiani ad offrire rendimenti sempre più onerosi. Ebbene stavolta quel genio della finanza – che, stando all´encomiastico elogio di Silvio Berlusconi, aveva previsto tutto prima e meglio degli altri – ha sbagliato sfera di cristallo. Purtroppo, però, il rovescio della medaglia è che questa facilità di accesso al mercato da parte del Tesoro possa ora tradursi in un´ulteriore caduta di tensione sul fronte del debito pubblico, tornato in pochi mesi di politica lassista sui livelli dei peggiori anni Novanta. A quel punto i Bot-people finirebbero esposti a una doppia legnata: come risparmiatori e come cittadini.
Le rovine maggiori, tuttavia, la crisi minaccia di lasciarle su un terreno socialmente ancora più sensibile: quello dell´occupazione. Altro che un´Italia in uscita dalla crisi prima e meglio di tutti gli altri paesi – come ciancia a vanvera il presidente del Consiglio. Sempre ieri l´Istat ha confermato le anticipazioni sul secondo trimestre dell´anno con una grandinata di dati pessimi che ribadiscono, come per i prezzi, lo scostamento del nostro paese dalle medie europee. Il Pil italiano è caduto dello 0,5% mentre nell´area euro è sceso di appena lo 0,1 grazie al fatto che l´economia tedesca e quella francese hanno segnato un rimbalzo dello 0,3% ciascuna. Certo Francia e Germania sono i nostri due maggiori mercati di esportazione e da una loro ripresina si potrebbe trarre qualche beneficio indiretto.
Forse, anziché sul 6% attuale, potremmo contenere il crollo del Pil a fine anno attorno al cinque. E allora? La Confindustria, che pure ha migliorato le sue stime e ora indica un Pil 2009 sul meno 4,8%, avverte che si perderanno settecentomila posti di lavoro fra questo e il prossimo anno. Settecentomila persone e relative famiglie per le quali la camminata nell´oscurità del tunnel, invece di finire, comincerà ora o nei prossimi mesi. Una tragedia sociale dinanzi alla quale suonano di cinica impudenza le parole del ministro Tremonti sui dati europei: «Italia meglio degli altri». Di sicuro meglio della Lituania o della Slovenia oggi i fanalini di coda in Europa. Ma che si ricorra a simili artifizi comparativi pur di mascherare il nulla della politica anticongiunturale del governo lascia esterrefatti. Chi non ricorda, per esempio, le interminabili tiritere con le quali Berlusconi vantava le decine e decine di miliardi impegnati per il rilancio? Il risultato è – lo ha appena certificato Confindustria – che quest´anno la spesa per infrastrutture, cui il premier attribuiva finalità salvifiche per i posti di lavoro, è stata tagliata di oltre il 13%. Dunque, non solo niente nuovi cantieri, ma pure chiusura di alcuni vecchi. Con tanti saluti ai settecentomila che finiranno sul marciapiede e così si perderanno pure quella compartecipazione agli utili con la quale qualche pifferaio ministeriale vorrebbe ipnotizzare i topi nella stiva mentre la barca va alla deriva.
Ma questa crisi non doveva essere l´occasione storica per ricreare un´economia più sana e una società più giusta? Qualcuno dovrebbe spiegare ai Bot-people e ai disoccupati, nuovi e vecchi, che cosa è cambiato nel frattempo.
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