Le risposte sottaciute di un cattolico irrequieto

Questa volta mi piace ospitare un articolo di La Repubblica di ieri scritto da un cattolico irrequieto come Vito Mancuso. Non lo faccio frequentemente perché di chiesa non mi intendo molto. Lo pubblico però perché le sue posizioni mi sembrano emblematiche di quegli ambienti cattolici a cui l’attuale – e sarebbe meglio dire consueto – andazzo della chiesa ufficiale non piacciono. A dopo il commento. Segue l’articolo.
 
LUNEDÌ, 03 AGOSTO 2009
 
Pagina 1 – Prima Pagina
 
L´analisi
 
Il premier, la Chiesa e la moralità politica
 
 
 
 
VITO MANCUSO

Ci si chiede in Italia, soprattutto tra i cattolici, e soprattutto tra i cattolici cosiddetti "impegnati", se le gerarchie ecclesiastiche abbiano proferito o no delle nette ed esplicite espressioni di condanna verso i comportamenti poco conformi alla morale (cattolica e no) da parte dell´attuale capo del governo. Come ricordato da Adriano Prosperi su questo giornale qualche giorno fa, un sacerdote al proposito ha scritto ad Avvenire una lettera un po´ perplessa, ricevendo però dal direttore Dino Boffo l´assicurazione che le parole di condanna da parte della Chiesa sui comportamenti immorali del premier ci sono state, e sono state chiare e forti.

Non so se la replica del direttore del quotidiano dei vescovi abbia chiarito le perplessità del sacerdote e di tanti altri cattolici insieme a lui, anche perché occorrerebbe poter avere un metro di misura il più possibile oggettivo per valutare la chiarezza e la forza delle parole proferite. Ebbene, ieri è stato lo stesso quotidiano cattolico a fornire questo metro all´opinione pubblica. Mi riferisco allo spazio e ai toni degli articoli dedicati da Avvenire alla decisione dell´Agenzia Italiana del Farmaco di introdurre legalmente negli ospedali italiani la pillola RU 486, rendendo di fatto possibile l´aborto per via farmacologica. Naturalmente anche nei giorni scorsi vi erano state non poche prese di posizione al riguardo, tutte inequivocabilmente chiare e forti, ma ieri lo spazio dedicato alla questione è stato clamoroso: mezza prima pagina, una lunga e articolata intervista al presidente della Cei a pagina 3, e le intere pagine 4 e 5 con servizi e articoli di varia natura. Sono sicuro che nessun sacerdote scriverà mai al direttore di Avvenire per chiedergli come mai la voce di condanna della Chiesa sulla pillola abortiva non si sia levata in modo chiaro e forte. Quando la gerarchia vuole, la sua capacità di mobilitazione delle coscienze cattoliche (in funzione della quale Avvenire è uno strumento strategico privilegiato) sa essere molto efficace, e non c´è nessuno che in questo paese non ricordi che cosa succedeva nei giorni finali del caso Englaro, per fare solo un esempio.
Penso quindi che siamo entrati in possesso di un criterio oggettivo, fornito dallo stesso Avvenire, per poter valutare in modo imparziale, il più possibile scevro da passioni, il grado di impegno nel condurre una campagna di comunicazione su un fatto importante della vita morale di questo paese. Sulla base di questo criterio ogni cittadino può valutare da sé la presa di posizione dei capi della Chiesa rispetto a due casi. In particolare a mio avviso lo può e lo deve fare ogni cattolico, per valutare nel foro interiore della sua coscienza quanto gli attuali dirigenti della chiesa (nel gergo ecclesiastico si dice "pastori") abbiano a cuore il bene comune e si diano realmente da fare per realizzare la caritas in veritate, cioè l´amore nella verità. Il tema di fondo infatti è proprio questo, la verità, che declinata nella vita pubblica della politica si chiama onestà, onestà dei comportamenti e delle dichiarazioni. Grazie al numero di ieri di Avvenire ognuno può confrontare da sé e farsi un´idea. Io mi limito a ricordare le ultime battute della lunga intervista del cardinal Bagnasco (che a quanto mi risulta, ma spero di sbagliare, non è invece mai intervenuto a proposito delle vicende private dell´attuale capo del governo, private ma purtroppo non estranee alla vita politica né tanto meno a quella morale del nostro paese). In risposta alla domanda sul perché la Chiesa si sente tanto impegnata nelle questioni bioetiche, il presidente dei vescovi italiani ha detto: "Perché ama l´uomo, lo ama integralmente e non solo per alcuni aspetti. È la questione antropologica che ricorda anche il Papa nell´ultima enciclica: tutto ciò che riguarda l´uomo non può non interessare la Chiesa. Gesù è venuto a salvare tutti gli uomini e tutto l´uomo. Per questo la Chiesa non può tacere né disinteressarsi di ciò che riguarda la persona, e di conseguenza la società e lo Stato". Belle parole, chiare e forti, che la coscienza vorrebbe poter ascoltare sempre, anche in sede di morale della vita politica, perché anche lì ne va della persona, della società e dello Stato. Se la pillola RU 486 sopprime la vita a livello fisico, le vicende "sentimentali" dell´uomo più importante d´Italia (e quindi inevitabile modello per milioni di persone) sono una seria minaccia per la vita a livello morale. E come la pillola abortiva colpisce i più deboli, cioè gli esserini che non chiedono altro che di venire al mondo, allo stesso modo l´irrisione della famiglia e delle sue regole nella vita privata di chi gestisce il potere colpisce la coscienza dei più deboli, in questo caso i giovani, da sempre affascinati dagli uomini di successo. Temo però che il presidente dei vescovi, il quotidiano cattolico e le altre istituzioni ecclesiastiche non "scenderanno mai in campo" con la stessa passione morale. Mi chiedo perché, e non so rispondere.


Ma come non sa rispondere signor Mancuso. La reputo troppo intelligente per non saperlo fare, e sono sicuro che non lo dica per pudore ma dentro di sé una risposta se la sia data. Tanto è vero che Lei arriva a un passo dalla spiegazione quando scrive: "Quando la gerarchia vuole, la sua capacità di mobilitazione delle coscienze cattoliche […] sa essere molto efficace, e non c´è nessuno che in questo paese non ricordi che cosa succedeva nei giorni finali del caso Englaro, per fare solo un esempio". La spiegazione se l’è data quando ha citato l’intervista del cardinal Bagnasco ad Avvenire: "`Perché ama l´uomo, lo ama integralmente e non solo per alcuni aspetti. […] tutto ciò che riguarda l´uomo non può non interessare la Chiesa. […] Per questo la Chiesa non può tacere né disinteressarsi di ciò che riguarda la persona, e di conseguenza la società e lo Stato’".

Proviamo ad interpretarla: anche noi ci interessiamo dei problemi dell’Uomo: siano essi sociali, culturali ambientali ecc.. Dove sta allora la differenza? Semplice. E Lei dovrebbe saperlo benissimo. Questo preteso interesse o amore è soffocante, esclusivo, oserei dire totalitario. Per la gerarchia ecclesiastica la democrazia è un puro accidente che deve essere trasformato in teocrazia. A questa prevaricazione culturale la chiesa non rinuncerà mai appunto perché ama il suo potere sull’uomo. Potere che ama più della sua stessa dottrina a cui tiene tanto, Più del Vangelo. Perché intuisce che se attenuasse la presa sulla società, assieme al suo potere, rischierebbe di scomparire essa stessa. Un esempio: la chiesa, fino a un recentissimo passato ha condannato l’obiezione di coscienza dei soldati adducendo che il semplice militare non avesse le informazioni sufficienti a stabilire la giustezza della guerra. E le pallottole erano vere. E i soldati erano uomini fatti, non embrioni o feti. Ecco la spiegazione vera del diverso atteggiamento: la gerarchia potrà, se è il caso, fare una ramanzina al capo del governo, ma non rinunzierà mai ai suoi servizi. Semmai il rimprovero sarà una fonte per il suo ravvedimento: per penitenza un finanziamento in più alle scuole private (cattoliche), un’agevolazione fiscale in più, per gli enti religiosi.


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