Il superministro dell’Italia disunita

È sempre Tito Boeri del sito lavoce.info, col suo solito tocco di ironia, a fare su La Repubblica un’analisi impietosa della recente manovra economica. Tra l’altro l’autore dice: "[…] Nessuna riforma strutturale varata. Incapacità di imporre priorità e coerenza nelle misure contro la recessione. L´azione anticrisi è consistita nell´apporre una lunga serie di bandierine, misure introdotte solo sulla carta, in (lunga, talvolta vana) attesa di decreti attuativi, con finanziamenti del tutto inadeguati". E più avanti: "Ancora più emblematica è la gestione del Fondo Aree Sottoutilizzate (FAS), da cui lo stesso Fondo economia reale è stato alimentato. Il Fas, dotato inizialmente di quasi 65 miliardi, è stato sin qui gestito come un Bancomat, una cassa cui attingere alla bisogna. I suoi impieghi spaziano dal finanziamento dell´operazione sull´Ici prima casa, ai contributi agli allevatori coinvolti dalle quote latte, ai finanziamenti a Roma e Catania, alla proroga della rottamazione dei frigoriferi e ai contratti di servizio Trenitalia". E infine rileva: "I costi più forti della recessione li hanno sin qui pagati le famiglie del Mezzogiorno. Come certificato dall´Istat in questi giorni, nel 2008 i consumi delle famiglie del Mezzogiorno sono calati anche senza tenere conto dell´inflazione".
Ma che vogliamo farci? Siamo l’Italia disunita che si avvia a celebrare i suoi 150 anni della sua unità.
 
SABATO, 25 LUGLIO 2009
 
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UN UOMO SOLO E DUE ITALIE
 
 
 
 
TITO BOERI

Un uomo solo al comando. Nonostante il suo cognome, non sta scalando alcuna vetta se non quella del debito pubblico, mese dopo mese ai massimi storici. Giulio Tremonti è sempre più il dominus assoluto di questa legislatura.

Tremonti gode di una concentrazione su di sé di poteri ancora più forte che nel 2001-2. Questa volta non ha di fronte a sé una vera opposizione alla sua politica economica: da altri eventi sembra in gran parte assorbita l´attenzione di chi sulla carta avrebbe questa funzione. E soprattutto manca un presidente del Consiglio o anche solo un premier ombra che medi fra i diversi ministeri imponendo limiti alla sua azione. Solo il presidente della Camera ha cercato in questi giorni di porre freni all´operato di Tremonti, dopo che nottetempo via XX settembre aveva riempito il decreto anti-crisi, destinato al voto di fiducia, di provvedimenti su cui non c´era stato alcun dibattito parlamentare.
Può essere un vantaggio avere una forte guida della politica economica in un periodo di emergenza. Può servire ad attuare quelle scelte di cui il Paese ha bisogno agendo anche coi tempi rapidi che la crisi impone. Ma sin qui il grande potere del ministro dell´Economia è stato utilizzato per ben altri fini. Nessuna riforma strutturale varata. Incapacità di imporre priorità e coerenza nelle misure contro la recessione. L´azione anticrisi è consistita nell´apporre una lunga serie di bandierine, misure introdotte solo sulla carta, in (lunga, talvolta vana) attesa di decreti attuativi, con finanziamenti del tutto inadeguati. Il potere è così servito per aprire nuovi rubinetti di spesa e per introdurre nuove tasse, operando redistribuzioni del tutto arbitrarie e poco trasparenti. Nel disegno di legge di assestamento del bilancio 2009 votato in questi giorni dal Senato si è, ad esempio, persa ogni traccia del "Fondo strategico per il Paese a sostegno dell´economia reale", istituito con decreto nel 2008 e sempre per legge successivamente destinato a finanziare le spese per la ricostruzione delle aree terremotate. Si tratta di 9 miliardi di euro. Che fine hanno fatto? Come si intende finanziare la ricostruzione delle zone terremotate?
Ancora più emblematica è la gestione del Fondo Aree Sottoutilizzate (FAS), da cui lo stesso Fondo economia reale è stato alimentato. Il Fas, dotato inizialmente di quasi 65 miliardi, è stato sin qui gestito come un Bancomat, una cassa cui attingere alla bisogna. I suoi impieghi spaziano dal finanziamento dell´operazione sull´Ici prima casa, ai contributi agli allevatori coinvolti dalle quote latte, ai finanziamenti a Roma e Catania, alla proroga della rottamazione dei frigoriferi e ai contratti di servizio Trenitalia.
Non c´è nulla di male nel centralizzare l´utilizzo di risorse, come quelle del Fas, destinate per l´85 per cento alle regioni del Sud. Questi fondi in passato hanno spesso finito per finanziare burocrazia corrotta o comunque inefficiente. Per convincersi dei limiti della gestione della cosa pubblica in molte regioni del Sud, basta guardare i dati sui disavanzi sanitari in Campania e Molise e sull´eccessiva ospedalizzazione in molte regioni del Sud, riassunti nel documento del ministero del Welfare di cui altrove dà notizia il giornale.
Ma centralizzare l´utilizzo di queste risorse non significa ignorare la loro destinazione a provvedimenti a sostegno dello sviluppo del Paese, a partire da quelle aree che ne hanno maggiore bisogno. I costi più forti della recessione li hanno sin qui pagati le famiglie del Mezzogiorno. Come certificato dall´Istat in questi giorni, nel 2008 i consumi delle famiglie del Mezzogiorno sono calati anche senza tenere conto dell´inflazione. Al Sud e fra i giovani (che vivono in maggioranza nel Mezzogiorno) sono state anche concentrate le perdite occupazionali registrate sin qui. Destinate, comunque, ad aumentare nei prossimi mesi.
La centralizzazione condita alla totale discrezionalità nell´utilizzo dei fondi rischiano perciò di alimentare, come se ce ne fosse ancora bisogno, tendenze secessioniste e particolaristiche nel Paese, riducendo la politica nazionale a mediazione fra forze territoriali contrapposte, fra un partito del Sud e un partito del Nord. Se non è questo l´intento, bene che il ministro chiarisca subito a quanto ammontano le risorse Fas residue e come intende utilizzarle. Perché ad esempio non impiegarle per finanziare beni pubblici, come programmi straordinari di manutenzione della nostra fatiscente edilizia scolastica? Sarebbe un´operazione a beneficio del Sud e di tutto il Paese. Se non vuole alimentare le divisioni territoriali, fondamentale anche che il ministro ci dica finalmente quali sono i conti del federalismo. L´incertezza alimenta i sospetti peggiori. E a mesi dal varo della legge delega 42/2009 il ministero non può che aver definito gli scenari attuativi della legge delega che sono al vaglio della maggioranza.

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