Tito Boeri commenta il DPEF su Repubblica

Con Tito Boeri del sito lavoce.info, si ritorna alle ristrettezze della nostra politica economica, agli interventi frammentari, disorganici e modesti che sappiamo: "[…] e di una miriade di piccoli provvedimenti (tipo l´istituzione di un fondo pediatrico per l´ospedale del Bambin Gesù)", – degli enti religiosi non ci si dimentica mai – "e di ‘adeguamenti’ (come quello per gli emolumenti per malattia dei vigili del fuoco)". L’articolo è ravvivato da molte pennellate ironiche e da numerosi passi in cui il Ministro Tremonti viene colto in contraddizione.
 
SABATO, 18 LUGLIO 2009
 
Pagina 36 – Commenti
 
L´ESPLOSIONE DEL DEBITO E IL NUOVO DPEF
 
 
 
 
TITO BOERI

A leggere le prime pagine dei giornali questa mattina ho avuto come l´impressione di avere cambiato paese. Mi ero addormentato in un´afosa Italia, depresso dopo la lettura dell´ultimo Documento di Programmazione Economica e Finanziaria (Dpef), per svegliarmi in un fresco paese scandinavo, dotato di una classe politica finalmente in grado di guardare più in là della rassegna stampa … del giorno dopo. "La riforma sulle pensioni ha lo sguardo lungo (…) nella linea del riformismo nordeuropeo studiato da Giulio Tremonti e Maurizio Sacconi … che eviterà le famigerate "gobbe" della spesa previdenziale" recitava un editoriale. Altrove un fondo a due colonne narrava di una "strategia di politica economica", "in chiave pragmatica" che "gode di un timing più che giusto". Al secondo caffè e al quarto stropicciamento degli occhi ho allora deciso, con insolito coraggio, di rileggere il Dpef abbandonato con sconforto sulla scrivania la sera prima, per vedere se per caso avevo capito male qualcosa, mi ero perso qualche tabella.
Ci sono due cose importanti nel Dpef, un documento il cui fine è unicamente definire i margini entro cui dovrà operare la legge di bilancio per l´anno successivo. Il primo dato è il numero sulla crescita prevista, cifra che anche i ministri più riottosi alle previsioni devono fornire. Il secondo dato è la differenza fra l´indebitamento tendenziale, il saldo di bilancio previsto se il Governo non fa nulla, e l´indebitamento programmatico, il saldo di bilancio che tiene conto delle misure che il Governo ha intenzione di introdurre nella manovra di bilancio. Questo scostamento misura l´entità della politica economica del Governo. Bene, il primo numero dice che il prodotto interno lordo, dunque i redditi degli italiani, caleranno del 5,2 per cento nel 2009. E´ peggio di quanto previsto dalla Commissione Europea, dal Fondo Monetario Internazionale e da tanti centri di ricerca, bollati a suo tempo di catastrofismo da una fitta coltre di ministri e dallo stesso Presidente del Consiglio. Il secondo dato è semplicemente zero: nel 2010 l´indebitamento programmatico sarà esattamente uguale all´indebitamento tendenziale. Questo significa che il Governo, pur di fronte a uno scenario definito da autorevoli membri dell´esecutivo come una "catastrofe", non intende intervenire sui saldi netti. Peraltro, è la prima volta che succede. Mai prima un Governo ci aveva comunicato a luglio che si sarebbe limitato al massimo a ridistribuire risorse fra diversi capitoli di spesa senza variare i saldi. Sappiamo che non si cercherà di stimolare l´economia dando con un braccio a imprese e famiglie più risorse di quelle che vengono tolte con l´altro braccio. Né si cercherà di migliorare conti pubblici destinati a riportarci al debito pubblico del 1992. Questa è la "strategia" del Governo.
La sera prima avevo cercato di consolarmi guardando ai cambiamenti nella composizione del bilancio, l´unica cosa ammessa da questo Dpef. Ma devo dire che anche questa lettura non mi aveva affatto tranquilizzato. Si sostiene da tempo che il nostro paese avrebbe bisogno di uno stato sociale più equilibrato, che dia più soldi ai poveri e ai disoccupati e meno a chi va in pensione quando potrebbe continuare a lavorare. Ne parlava anche uno degli editoriali, tra un elogio e l´altro. Bene, il Dpef certifica che la quota di spesa destinata alle pensioni aumenterà di un punto percentuale sul pil, crescendo di quasi 17 miliardi da qui al 2010. Ma non era stata "evitata" "la famigerata gobba"? La spesa per investimenti, quella che per definizione guarda in là, invece è destinata a diminuire di 8 miliardi. E´ questo lo "sguardo lungo"?
Dopo questa rilettura mattutina ho avuto come l´impressione che gli editorialisti si fossero appisolati sulla tabella III.5 del Dpef. Li capisco perché è fitta di tanti piccoli numeri (2 milioni, anche molti zeri) e di una miriade di piccoli provvedimenti (tipo l´istituzione di un fondo pediatrico per l´ospedale del Bambin Gesù) di "proroghe", di "incrementi di dotazioni" e di "adeguamenti" (come quello per gli emolumenti per malattia dei vigili del fuoco). Forse, mi sono detto, hanno scambiato fiaschi per fischi, piccoli contentini dati con una mano a questi o a quelli mentre, con l´altra mano, si toglie ad altri senza farsi notare, per il segnale del cambiamento. Le manovre a saldo zero (per la verità il totale delle risorse nette immesse dal governo nell´economia dall´inizio della crisi è leggermente superiore allo zero; si tratta di 3 miliardi) varate da questo Governo sono, infatti, uno stillicidio di interventi estemporanei decisi in risposta alle pressioni di questi o quelli, senza alcun disegno organico. Ad esempio, come si rapportano gli sgravi sul capitale di impresa decisi giovedì con gli incentivi per l´acquisto di macchinari e attrezzature varati soli pochi giorni prima con la Tremonti ter? Per quanto tempo gli investitori potranno contare su questi aiuti? E quanti altri incentivi con dotazioni insufficienti verranno introdotti da qui alla fine della legislatura? A quanti altri click day dobbiamo prepararci? Bene saperlo per tenere il mouse caldo. E soprattutto quando avremo valutazioni sull´efficacia di ciascuna di queste misure? Valutazioni serie, non promozioni a pieni voti in anticipo a mezzo stampa!
La rilettura del giorno dopo del Dpef però a qualcosa è servita. Ho scoperto, tra le note a piè pagina, che le stime presentate dal Ministro Tremonti nella conferenza stampa in cui ha insultato il giornalista reo di porgli domande sullo scudo fiscale si basano sull´utilizzo di un modello econometrico. Si tratta dell´ITEM, Italian Treasury Econometric Model. Non sapevamo che il ministro si fidasse ancora così tanto dell´econometria. E non aveva forse chiesto il silenzio o l´abiura a tutti i suoi collaboratori che hanno una laurea in economia?
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