Quelle badanti che curano una doppia fragilità

Ora che dopo l’approvazione del decreto sulla sicurezza, a sipario abbassato qualcuno, forse per la sua cattiva coscienza, si risveglia e pensa di essersi dimenticato delle badanti, questo articolo di Chiara Saraceno apparso su La Repubblica di ieri mi ha fatto pensare.
Queste donne che si sono sobbarcate un viaggio fortunoso, pieno di rischi, curano una doppia fragilità: quella del nostro welfare che non c’è, e le nostre fragilità senili, quelle che richiedono più di tutti la cura, un atteggiamento tipicamente materno. E nonostante tutto non riconosciamo i diritti che loro spettano, sono qui come ostaggi che non possono neanche tornare dalle loro famiglie. Vogliamo loro bene.
 
MARTEDÌ, 07 LUGLIO 2009
 
QUEI BISOGNI IGNORATI
 
 
 
 
CHIARA SARACENO

Badanti, una parola entrata nel lessico quotidiano e persino in quello giuridico-amministrativo. È stato coniato allorché il fenomeno delle donne immigrate che si prendono cura di persone non autosufficienti si è diffuso. Ed è diventato visibile nella vita e negli spazi quotidiani. È una parola sottilmente svalutativa, sia per chi "bada" che per chi "è badato". Quasi si volesse sminuire, specie quando si tratta di persone a pagamento e per di più straniere, non solo il lavoro, ma il mondo di significati e l´intensità relazionale che si producono inevitabilmente nelle relazioni di cura. E tuttavia è una parola che designa una categoria di immigrati che molti ritengono "meritevoli", per cui fare una eccezione rispetto alla durezza delle norme sulla immigrazione. Persino il ministro per la famiglia Giovanardi si è svegliato da un lungo sonno per avanzare una proposta in questo senso. Lo chiede anche il responsabile per le migrazioni della Conferenza episcopale italiana.
Perché le badanti e le colf appaiono ai cittadini, ai politici, ai vescovi, come più meritevoli di indulgenza rispetto al manovale sfruttato in nero, all´operaio che, perso il lavoro regolare e con ciò il permesso di soggiorno, se non si allontana subito dal territorio italiano diventa automaticamente un clandestino? Perché sono diventate un pezzo indispensabile di quel welfare familiare che le famiglie italiane si sono inventate per far fronte ai bisogni di cura posti da un lato dall´invecchiamento, dall´altro dal, pur lento e difficile, aumento della occupazione delle madri con figli piccoli. In un paese in cui i servizi per bambini sotto i tre anni sono cresciuti del 3 per cento in dieci anni, in cui i servizi domiciliari per le persone non autosufficienti sono una chimera, in cui anche il tempo pieno scolastico viene ridotto per ridurre i costi, l´immigrazione ha fornito una alternativa a basso costo – tanto più se irregolare. Lasciate sole da un welfare inefficiente – per riprendere il titolo di un pamphlet ricco di dati di Daniela Del Boca e Alessandro Rosina appena uscito dal Mulino (Famiglie sole. Sopravvivere con un welfare inefficiente), le famiglie si sono inventate il welfare fai da te delle badanti, da integrare nel patchwork della solidarietà famigliare allargata. È un welfare i cui costi sono tutti a carico delle famiglie e delle donne migranti. Eccettuate alcune eccezioni locali, lo stato non si assume alcuna responsabilità, salvo, nel migliore dei casi, quella di chiudere gli occhi. Nel peggiore, come oggi, l´unica iniziativa è di tipo repressivo. In ogni caso, vengono ignorati sia i bisogni delle persone, sia la fatica delle famiglie (in particolare delle donne), sia i diritti delle lavoratrici immigrate ad un compenso adeguato, ad un minimo di sicurezza sociale, alla possibilità di mantenere rapporti con le proprie famiglie. Ci sono immigrate che non vedono i propri figli e propri genitori per anni. Non solo perché il viaggio costa troppo, ma perché, essendo presenti irregolarmente, non possono rischiare di uscire dall´Italia per timore di non poter più rientrare. Proprio a coloro che ci aiutano a prenderci cura dei nostri famigliari spesso viene negato il diritto ai propri rapporti famigliari. Il risultato è una permanente situazione di incertezza, che rende facili sfruttamenti, ma anche ricatti, da una parte e dall´altra. Tutto il contrario dell´obiettivo della sicurezza tanto sbandierato per giustificare le nuove norme.
Ma anche altre figure di immigrati, oltre alle badanti, si trovano in situazioni simili. Se ci appaiono meno "meritevoli" di eccezioni è perché le viviamo come meno indispensabili al funzionamento della nostra vita quotidiana. E perché ci aspettiamo da loro una dedizione che va al di là del puro rapporto di lavoro. C´è una non tanto sottile forma di egoismo nel mettere a fuoco solo la situazione delle badanti. Anche la tardiva resipiscenza di Giovanardi risponde a questa logica: un governo che nulla ha fatto e fa per sostenere le famiglie, teme di vedersi presentare il conto da chi è riuscito ad arrangiarsi da sé e ora vede vanificati i propri sforzi. Ma non basterà una eccezione per le badanti a modificare un welfare slabbrato e diseguale. Non basterà neppure a restituire dignità a un paese che ha inventato l´aggravante del reato di clandestinità per rendere ancora più precaria, e più ricattabile, la situazione di chi neppure volendo riesce a regolarizzare la propria presenza – onesta, laboriosa, spesso necessaria – in Italia.
 
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