La figuraccia di chi odia le staminali

La sezione tutto scienze della Stampa di oggi ospita un intervento-denuncia di alcune docenti universitarie di varie città sull’esclusione arbitraria dal bando per il finanziamento della ricerca sulle cellule staminali embrionali. Chi ha ispirato questa esclusione? Siete troppo intelligenti per non arrivarci da soli.
Eccolo.
 

 

 

08 Luglio 2009
 
Analisi
 
ELENA CATTANEO, ELISABETTA CERBAI, SILVIA GARAGNA
 
UNIVERSITÀ DI MILANO, FIRENZE E PAVIA
 

La figuraccia di chi odia le staminali

 
 
 

Immaginate un Paese dove un governo vari un bando pubblico – 8 milioni di euro delle tasse dei contribuenti – per i progetti migliori che sviluppino le conoscenze con cui produrre auto più ecologiche. Supponiamo che siate esperti di idrogeno e che, leggendo il bando, vi troviate di fronte alla frase: «Sono esclusi i progetti che prevedono l’impiego dell’idrogeno». Senza alcuna spiegazione e soprattutto senza motivazioni giuridiche.
Voi sapete, come lo sanno tutti i vostri colleghi onesti, che quell’esclusione a priori vieta la presentazione di idee perfettamente affini agli obiettivi del bando. Probabilmente non accettereste di subire una simile discriminazione. Non pensereste a un abuso di potere da parte di chi ha elaborato quel bando? Non trovereste ingiusto che ai cittadini venisse precluso di beneficiare al meglio del denaro pubblico?
Forse vi chiedereste da chi e perché è stato escluso l’idrogeno. Sembrerebbe sia stata una Regione, ma resterebbe da capire come mai un funzionario di un’altra Regione, di quell’ipotetico Paese, abbia dichiarato che «non è vero che l’esclusione di quelle ricerche dal bando sia stata chiesta dalle Regioni». E non è finita. Qualcuno deve anche spiegare perché l’esclusione appaia «tecnicamente» credibile. Senza scriverla nel bando, ma solo affidandola agli uomini politici.

«La ricerca sull’idrogeno – dice uno di loro – non ha prodotto vetture ecologiche e non porterà mai a nulla». A voi non sembra insensato che un politico pretenda di prevedere il futuro della ricerca e, immaginando che ciò sia possibile, che lo possa fare meglio degli scienziati? Peraltro, sarebbe come se si dicesse che, poiché la ricerca sul cancro non ha ancora prodotto cure certe e definitive, allora la si deve interrompere.
La situazione sin qui immaginata sta accadendo nella realtà. E, guarda caso, in Italia. Dove è stato pubblicato un bando per la ricerca sulle cellule staminali che esclude progetti che usano staminali embrionali umane. Il cui impiego in ricerca, per meglio conoscere e sperare di curare, è perfettamente legale. Il perché dell’esclusione non è stato spiegato. O meglio, qualcuno racconta bugie ai giornalisti, nascondendo il fatto che ci sono già risultati e ricerche che confutano le loro posizioni preconcette. Ad esempio, tutti sanno che le cellule staminali pluripotenti indotte (iPS), che sono il risultato più rivoluzionario, da decenni a questa parte, della ricerca sulle cellule staminali, derivano proprio dallo studio delle cellule staminali embrionali umane.
Il bando in questione contiene anche una palese contraddizione: afferma l’intenzione di sviluppare le conoscenze sulla biologia delle cellule staminali e contemporaneamente esclude una tipologia di ricerca che è fonte continua di conoscenza, oltre che strumento già utilizzato per aumentare le possibilità che in futuro si trovino delle cure. Proprio questa settimana il gruppo di Kenneth Chien del Massachusetts General Hospital ha pubblicato su «Nature» uno studio che, a partire dall’analisi dello sviluppo in vivo delle cellule del cuore, ha cercato di ripercorrere quelle fasi per arrivare a cardiomiociti migliori, usando staminali embrionali umane. Con risultati positivi. Qualcuno domani userà le sue cellule o le sue scoperte per un altro passo avanti, magari partendo da staminali adulte.
A chi scrive pare che questo modo di architettare bandi pubblici rifletta una «lettura politica» dei risultati della scienza. Il che trascina il nostro Paese su una china pericolosa. L’aberrante logica sottesa al divieto in questione è che la ricerca scientifica debba essere indirizzata secondo obiettivi e limiti predefiniti su basi ideologiche, identificati come «criteri etici assoluti». E’ una logica in contraddizione con il principio espresso dall’articolo 33, comma 1, della Costituzione, il quale, per giurisprudenza consolidata, «va inteso e interpretato nella sua autentica portata, che è quella di consentire (…) alla scienza di esteriorizzarsi, senza subire orientamenti ed indirizzi univocamente e autoritariamente imposti».
Oggi, l’unica strada aperta e trasparente che ci resta da percorrere è quella del ricorso alla magistratura contro la Conferenza Stato-Regioni, contro il ministero della Salute e contro la Presidenza del consiglio dei ministri. Contro chi, in questo momento e a nostro avviso, non sta rispettando la Costituzione e abusa del potere nell’uso di denaro pubblico. E così esclude l’Italia dal confronto scientifico internazionale. Noi e – se valgono i dati dell’Eurobarometro 2006 – il 60% degli italiani, che approvano la ricerca (legale e utile) sulle staminali embrionali umane, attendiamo l’esito del ricorso al Tar del Lazio.

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