Le illusioni ricorrenti dei cattolici non allineati

Molto spesso si sentono dei cattolici che si lamentano della eccessiva tolleranza della chiesa per la corruzione imperante, per il cinico sfruttamento, per la connivenza con personaggi potenti che dire chiacchierati sarebbe ancora poco, si lamentano dell’incoerenza fra il messaggio evangelico e la ricerca di privilegi. Tutto questo non è nuovo. Già dai tempi di Dante si denunciava il meretricio della Chiesa coi potenti, senza contare i movimenti ereticali sterminati per ordine del papato. Si dirà allora che esistono sempre dei malcontenti che protestano per niente e che ogni epoca ha i suoi bastian contrari, ma dalle vicende che tutti conosciamo non è così. Dopo Celestino V è venuto Bonifacio VIII. Ci sono sì state persone che si sono comportate con lucida coerenza, osservando fino in fondo il messaggio evangelico, ma questi finiscono sempre per essere degli ornamenti da esibire al momento opportuno, che non intaccano mai la prassi di fondo. E la prassi è che la Chiesa da Costantino in poi è rimasta solidamente abbarbicata al potere e a quello più reazionario in particolare. Non per un capriccio o per un vizio morale, ma perché teneva e tiene alla sopravvivenza della sua casta. Il Vangelo così, è semplicemente un paravento, o alpiù, una piattaforma dottrinale che serva da cemento alla popolazione e sia accettata come l’unica cultura possibile con cui la comunità locale o nazionale si identifichi. Ecco perché lamentarsi di questo, pur se giustificato, finisce con l’essere inconcludente. Se si guardasse ai 2000 anni di storia, si capirebbe che se si resta attaccati a quella mamma, è inutile lamentarsi del latte che fornisce. Ecco un esempio da La Repubblica e l’efficace risposta di Augias.
 
 
SABATO, 04 LUGLIO 2009
 
Pagina 32 – Commenti
 
Risponde Corrado Augias
 
 
CORRADO AUGIAS

 

G entile Augias, ho letto il suo commento all’intervento del Card. Bagnasco sulla questione morale. Da cattolico praticante ritengo sia bene parlare di questi problemi. Con che autorità un governo legifera in materia di prostituzione se il suo Premier ne è un utilizzatore finale? Possibile che l’attuale degrado morale non porti la Chiesa a porsi delle domande? Vado a Messa ma non si parla mai di corruzione, non si dice che rubare è peccato e che ci si mette a posto con Dio solo pentendosi e restituendo il maltolto. Mi è stato insegnato che non dare la giusta mercede all’operaio è uno dei quattro peccati che grida vendetta, oggi abbiamo gente ridotta in schiavitù. Si vuole fare una legge per incatenare a una vita impossibile un malato terminale e non ci sono soldi per le cure palliative (i soldi per gli sprechi però ci sono) e la Chiesa tace. Nelle omelie si parla spesso di peccati di omissione, forse un po’ di autocritica non guasterebbe.

Alfio Mazzocchio alfio.mazzocchio@tin.it

L e ragioni dei comportamenti omissivi della Chiesa, adottati anche a costo di trascurare i precetti evangelici, sono state spiegate più volte. Pochi giorni fa, per esempio, il teologo cattolico Vito Mancuso si chiedeva su Repubblica quale eco avrebbe avuto il grido di don Antonio Sciortino, direttore di ‘Famiglia Cristiana’. Don Sciortino chiedeva alla Chiesa di «giudicare ciò che è giusto». La risposta, commentava Mancuso «dipende da quale anima prevarrà nella Chiesa, se quella politica o quella profetica. Politicamente parlando, alla Chiesa non conviene prendere le distanze dall’attuale capo del Governo. Secondo la realpolitik va considerato un fedele alleato nella battaglia sui cosiddetti valori non negoziabili, le questioni bioetiche ma anche i finanziamenti alle scuole cattoliche, il controllo sugli insegnanti di religione, la salvaguardia della famiglia tradizionale. Perché la Chiesa dovrebbe rinunciare a un amico così potente e così disponibile?». Nel bel libro di Ferruccio Pinotti e Udo Gumpel «L’unto del Signore» (Rizzoli) sono ricostruiti i vari passaggi che hanno portato a questa solida alleanza. Fatti molto impressionanti, mai smentiti, che spiegano tutto. Spiegano per esempio perché tra un buon cattolico come Romano Prodi felicemente sposato, che va a messa, frequenta i sacramenti, vive una vita cristiana, e un ‘utilizzatore finale’ di prostitute, adultero, pluridivorziato, sfacciato nell’ostentare la sua ricchezza, padrone di Tv che diffondono da decenni un messaggio che nega il cristianesimo, la benevolenza della Chiesa vada al secondo e non al primo. Anche se nessuno l’ha annunciato, la vecchia separazione tra Dio e Mammona evidentemente non vale più.

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