La Francia si interroga se vietare o no il burqa

Si rianima il dibattito in Francia sull’ammissibilità del burqa. Non credo che il problema sia tanto nel vietare o non un aspetto del culto o del costume. La Francia è un paese troppo libero per questo, quanto quello che significa questo indumento per l’oppressione femminile, soprattutto da parte di chi lo subisce. È evidente poi che uno Stato per cui tutti i cittadini sono uguali davanti alla legge, possa pretendere che tutti debbano andare in pubblico a volto scoperto. Per quanto riguarda poi il fatto che una donna, per la mentalità fondamentalista, debba essere visitata solo da un medico donna, (ma lo stesso non dovrebbe valere in egual misura anche per l’uomo?) al di là di un semplice rapporto fiduciario, trovo questa pretesa assurda in casi di emergenza.
Da La Repubblica
 
SABATO, 20 GIUGNO 2009
 
Pagina 42 – Esteri
 
Un sindaco lancia l´allarme: "Serve una commissione d´inchiesta" La destra invoca una legge. Ma proibirlo può provocare danni maggiori
 
La Francia si divide sul burqa d´occidente "È umiliante, vietatelo"
 
 
 
Qui c´è la comunità islamica più grande d´Europa "Sbagliato imporre è una libera scelta"
 
GIAMPIERO MARTINOTTI
PARIGI

dal nostro corrispondente
Sei anni dopo il grande dibattito sul velo nelle scuole, la Francia torna a interrogarsi sulla propria identità e sul posto da accordare alla comunità islamica, la più grande d´Europa. E ancora una volta al centro del dibattito sono le donne musulmane, quelle con il burqa. Nessuno sa con precisione quante siano: gli esperti parlano vagamente di alcune migliaia in tutto il paese. Rare nei centri urbani, sono invece numerose nelle "banlieues", sui mercati popolari. Nessuna, ovviamente, dice di essere vittima di un´imposizione. Le poche che accettano di parlare assicurano di aver fatto una scelta e a volte sbandierano il burqa come una reazione identitaria, come una protesta contro una società che lascia ai margini i propri immigrati e i propri cittadini di origini extra-europee. Ma la popolazione francese non l´accetta. Spesso, nel metrò parigino, si coglie un fremito tra i viaggiatori quando sale una donna coperta da capo a piedi. E la classe politica riapre il dibattito, s´interroga: è ammissibile il burqa in un mondo che ha fatto della laicità e dell´emancipazione femminile due dei suoi valori essenziali?
A rilanciare il dibattito è stato André Gerin, comunista, deputato e sindaco di Venissieux, comune della periferia lionese con un alto tasso di immigrati. Ha raccolto le firme di 72 parlamentari, in stragrande maggioranza di destra, per chiedere di studiare il fenomeno con una commissione d´inchiesta. Un´iniziativa esplosiva, perché riapre la problematica dei rapporti tra europei ed extracomunitari, del ruolo della religione nelle società secolarizzate, dei rapporti con i musulmani.
Una volta varata la legge che vieta il velo e gli altri simboli religiosi nelle scuole e nelle amministrazioni pubbliche, la Francia sembrava essersi calmata, tanto che nelle scuole i casi di contravvenzione alla legge sono ormai rarissimi. Adesso, invece, è il burqa a infiammare di nuovo le passioni. Il termine indica due tipi diversi di abito: il burqa in senso stretto, che copre la donna da capo a piedi, con una retina a livello degli occhi; e il niqab, che a differenza del primo lascia gli occhi scoperti. Gerin non fa certo la differenza tra l´uno e l´altro. Il problema, secondo lui, «è la crescita esponenziale del fenomeno». Che si accompagna con il rifiuto delle donne di mostrare il volto davanti all´ufficiale di stato civile, di avere un medico uomo e via dicendo.
Di fronte all´iniziativa, amplificata dai mass media, il mondo politico ha reagito in ordine sparso. All´interno dello stesso governo c´è chi è favorevole a una legge contro il burqa, chi chiede di riflettere, chi giudica inopportuno il dibattito. E l´opposizione socialista, per bocca di Martine Aubry, dice sì alla riflessione, ma aggiunge che le priorità del momento sono altre.
Infine, c´è chi avverte: proibire il burqa potrebbe addirittura spingere alcune donne a vivere murate in casa, per volontà propria o del marito. Il portavoce del governo, Luc Chatel, non ha escluso il ricorso alla legge per proibire il burqa quando una donna è obbligata a portarlo (ma i contrari hanno subito chiesto: come si fa a sapere se il porto del burqa è volontario o imposto?). Sarkozy, dal canto suo, ha preferito tacere, ma ha promesso di esprimersi lunedì, nel quadro solenne del suo primo discorso alle Camere riunite a Congresso nel castello di Versailles.
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