la voglia di potere fa la memoria corta

Un ripassino sulle vicende del Cavaliere non fa mai male. Ce lo offre oggi il riformista. A farcelo, è un deplorevole giornalaccio comunista: la padania.
Da Il Riformista di oggi

La Padania
ne fece 11
a Silvio

«Da Palermo arrivano notizie gravissime: Silvio Berlusconi è sotto inchiesta per riciclaggio di capitali di Cosa Nostra. Noi offriamo al Cavaliere la possibilità concreta di smentire e distruggere ogni sospetto al suo riguardo. È sufficiente che risponda – punto per punto, nome per nome – alle nostre richieste di chiarimenti sulle sue attività imprenditoriali. Spieghi, citi chi, come, dove e perché gli fornì nell’arco di 10 anni, all’inizio della sua carriera, i fortissimi capitali che permisero a un giovane di soli 32 anni e senza patrimoni familiari di mettere in moto una macchina edilizia capace di costruire interi quartieri. Sveli questo mistero e prosegua facendo cadere gli altri schermi che impediscono di capire le fonti di così tanto denaro e le successive, strabilianti, scelte gestionali. Parli, Cavaliere. Parli o taccia per sempre».
È l’8 luglio del 1998, e le domande al Cavaliere non le rivolgeva Repubblica ma la Padania. In prima pagina l’apertura sparava a zero: «Mafia, camorra, Politica, Finanza. Signori il piatto è servito: ecco l’Italia, come prima, peggio di prima». Nell’occhiello una notizia d’attualità: «Sicilia: decine di arresti per intrecci affaristici». Poi al centro della pagina ecco l’affondo: «Berlusconi e Cosa Nostra. Cavaliere, risponda a 11 domande e potrà scagionarsi». Accanto, una foto impietosa e attuale: un Berlusconi affaticato, con una mano si copre il viso, abbassando la testa, mostrando una ricrescita appena iniziata. L’archivio online della Padania è fuori uso, ma in rete si possono ritrovare, come sul blog di Alain De Carolis.
La Padania, a firma Max Parisi, si scaglia senza mezzi termini: «al Signore di Arcore la parola, dai miliardi per comprare il terreno della futura Milano2, alle società siciliane con parenti di Buscetta. Spieghi, e sia chiaro». Spieghi anche un’altra cosa, dice Parisi, «l’impero dei prestanome usati dal 69 all’84». Domande che verranno rielencate per intero il 19 agosto in un’altra paginata, dove al fianco di un volto ducesco di Berlusconi compare lo strillo: «Berlusconi sei un mafioso? Rispondi!».
Perché tanto accanimento? Perché l’allora capo dell’opposizione è nell’occhio del ciclone: due anni e nove mesi nel processo per le tangenti pagate dalla Fininvest alla GdF (sentenza di primo grado). E poi: l’inchiesta del pool di Giancarlo Caselli: riciclaggio di denaro proveniente dalla mafia che sarebbe finito tramite Marcello Dell’Utri nelle holding del Cavaliere. La notizia delle 50 ordinanze di custodia cautelare per l’assegnazione degli appalti in Sicilia è solo un aggancio, ma basta per titolare, «signori ecco l’Italia», un’Italia che la Padania attribuisce anche a Berlusconi. A maggior ragione bisogna dissipare i sospetti sull’origine del «denaro dell’orribile odore».
Ecco le undici domande, dalle origini al Milan. Chi fornì al giovane Silvio i 3 miliardi del valore del terreno nel 1968 che la sua Edilnord Sas acquistò per costruire il costoso cantiere di Milano2? Chi permise l’aumento spropositato di capitale negli anni settanta della Edilnord Centri Residenziali Sas, della Italcantieri Srl, dell’immobiliare San Martino Spa, «forte di lire 1.000.000 di capitale e amministrata da Marcello Dell’Utri», vecchia denominazione della Milano2 spa? Idem per il capitolo Fininvest: «Come fu possibile?» passare in pochi mesi da 20 milioni a 2 miliardi, e per la Finanziaria di Investimento Srl, fino a 18miliardi? E ancora «Per quale ragione affidò consistenti quote delle 22 holding alla società Par.Ma.Fid. di Milano, la società fiduciaria che nel periodo gestì il patrimonio di Antonio Virgilio, finanziere di Cosa Nostra e grande riciclatore di soldi sporchi per conto dei boss della mafia siciliana operanti a Milano»?
La settima domanda tira in ballo Galliani: Giuseppe Inzaranto, neo socio di Galliani in giro per l’Italia ad acquistare frequenze tv, era anche marito della nipote prediletta di Buscetta che «nel 1979 non è un pentito ma è un boss di prima grandezza. Questo lei lo sapeva, signor Berlusconi?»
E ancora: chi ha permesso gli aumenti vertiginosi di capitale dell’Immobiliare Romana Paltano, che diventerà poi la "Cantieri Riuniti Milanesi Spa", e dell’immobiliare Idra? Perchè per acquistare Lentini dal Torino «ha usato la finanziaria di Chiasso denominata Fimo sede operativa di Giuseppe Lottusi, riciclatore di soldi sporchi della cosca dei Madonia e Lottusi?».

di Stefano Ciavatta
05/06/2009

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