scudo clerical-fiscale?

Con tutte le accortezze per garantire privilegi alla Chiesa cattolica, si veda l’esenzione dall’Ici per le attività non strettamente religiose, mi pare strano che itecnici del fisco vadano a pizzicare per gli accertamenti sui redditi, proprio quelli che mandano i figli alle scuole private, per la maggioranza cattoliche.
Dovrebbero essere ben istruiti dai politici perché si sa bene quale nervo scoperto sia  l’istruzione per la gerarchia vaticana, altrimenti arriva puntuale la mazzata. Infatti, la Stampa di martedì 28 aprile così titola in prima pagina:
 
Scuola e fisco, lotta all’evasione
I parametri per stabilire i redditi degli italiani: non solo
super-barche, circoli esclusivi, ma adesso anche gli studi
Il cardinale: inaudita violazione dei principi costituzionali
Figli alle private? Sei ricco
Ma il Vaticano insorge

Che è come dire: non toccateci la nostra clientela! Mi sembra come quando esisteva il diritto di asilo di cui si parla nei promessi sposi, chiunque si rifugiasse in un edificio di culto, perseguitato o delinquente che fosse, era protetto da Santa Madre Chiesa. E sia. Però io, da ingenuo che sono, mi sarei aspettato un altro tipo di reazione: "non credete che chi manda i figli ad istruirsi da noi siano onesti cittadini che desiderano solo educare i propri figli secondo i più elevati princìpi morali alla base della nostra fede? Se è così ci dispiace. Ma dalle vostre indagini troverete solo pochissime eccezioni che noi, fin da ora, riproviamo". Invece… una sordida difesa di tutti, evasori e non. Ma ecco di seguito l’articolo.


domande a Zenon Grocholewsky
ministro vaticano

«La Polonia comunista
non avrebbe osato tanto»

3[FIRMA]GIACOMO GALEAZZI
CITTÀ DEL VATICANO
«È un’inaudita violazione dei principi costituzionali e di tutte le convenzioni internazionali. Scegliere la scuola per i propri figli è un diritto inalienabile dei genitori, non un indice di ricchezza da equiparare fiscalmente ai beni di lusso». Il cardinale Zenon Grocholewsky, prefetto della congregazione per l’educazione cattolica, stigmatizza la circolare dell’Agenzia delle entrate come un «inammissibile provvedimento senza precedenti in Europa». Il ministro vaticano dell’Istruzione protesta perché «ovunque tranne in Italia e in Grecia è lo Stato a pagare la scuola cattolica, sia nei paesi più liberali come Belgio e Olanda, sia nei paesi ex comunisti come Polonia, Slovacchia e persino l’ortodossa Romania».
Chi manda i figli alle private è ricco e, potenzialmente, un evasore fiscale?
«Mettere la scelta scolastica e la libertà di educazione tra le spese per i beni superflui è un’assurdità. Investire in conoscenza non è come spendere per il tempo libero o per oggetti “status symbol”. Del sistema pubblico d’istruzione le scuole paritarie costituiscono una componente fondamentale e sottoporre la loro funzione ai controlli del fisco è un’offesa per l’utilità sociale e formativa degli istituti confessionali. Tanto più che è un obbligo fondamentale dei genitori provvedere a istruire al meglio i figli».
Così l’Italia viola la libertà delle famiglie?
«Qui vengono chiamati in causa i diritti fondamentali dell’uomo. La scuola non è questione di lusso. Mia madre aveva frequentato soltanto le scuole elementari, ma ripeteva sempre che preferiva mangiare pane e acqua piuttosto che privarci dell’istruzione».
Cosa preoccupa di più il Vaticano?
«Violare in questo modo i diritti allontana ancora di più l’Italia da tutte le altre nazioni. Come si fa a negare il valore della formazione? Da ragazzo nella mia Polonia i comunisti avevano chiuso tutto, io ho fatto appena in tempo a entrare nel seminario minore prima che arrivasse la polizia. Eravamo in 88 e anche lì la gente stimava la scuola che dà valori. Si tratta di formazione ed è tanto più grave che la burocrazia se ne dimentichi in un paese cattolico come l’Italia. In gioco ci sono il riconoscimento del diritto a una educazione liberamente scelta e il ruolo della famiglia. Le scuole cattoliche hanno tutti i motivi di lamentarsi. È inconcepibile che mandare un figlio in un istituto cattolico diventi indice di ricchezza al pari del possesso di una barca di lusso e di auto costose, dell’abitudine di fare vacanze in località esclusive o addirittura indicatore di redditi nascosti non dichiarati».
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