Santa Rita dei profitti?

C’è una cosa di cui in Italia ci potevamo vantare, in barba ai dati negativi che ci vedono agli ultimi posti sul numero di laureati, sui fondi alla ricerca scientifica ecc.: è il nostro sistema sanitario. Ho usato l’imperfetto perché gli ultimi fatti hanno rappresentato un duro colpo alla sua reputazione e speriamo non comprometta addirittura il suo primato: mi riferisco alle recenti vicende dell’ospedale Santa Rita.

Fare profitti a spese dei pazienti è la cosa più orripilante che si possa immaginare: sia perché una clinica non è certo un luogo di divertimento, sia perché si è completamente indifesi nei confronti dei medici e del personale infermieristico. Si aggiunga poi che, in una clinica convenzionata, possono trovarcisi poveri, anziani soli, persone poco istruite ecc. e la convenzione gli evita pure la seccatura di chiedere i soldi direttamente al cittadino procurandogli entrate quasi certe.

L’unico modo allora di fare profitti per queste aziende è puntare sull’eccellenza: terapie d’avanguardia, scelta dei medici migliori e più coscienziosi, trattamento umano dei pazienti e dei loro familiari. Non voglio gridare al lupo contro il cattivo privato: penso anzi, che una sana concorrenza serva da stimolo anche all’ente pubblico che non deve sedersi sul fatto di essere pubblico e considerarsi perciò di serie B.

Mi chiedo: che cosa possa essere andato storto alla clinica Santa Rita? Non sono tanto ingenuo dal credere, che l’ente pubblico, dovendo tirar fuori i soldi, non abbia fatto i dovuti controlli, amministrativi e non. Complicità fra controllante e controllato? Non voglio nemmeno pensarci, tanto ripugnante mi sembra la cosa. Trascuratezza? Mancanza di fondi o di personale all’occorrenza? È certo però che qualcosa di grosso è sfuggito tra le maglie dei controlli. Non credo che questi, pur accuratissimi, possano evitare tutti gli errori e i malfunzionamenti possibili. Sarebbe troppo bello, ma il malcostume diffuso e la rilassatezza quello sì.

Credo che l’ente pubblico debba comunque assolvere questo compito con certosina pignoleria, sia perché fa le veci del cittadino pagante, sia perché è suo interesse vigilare contro gli sprechi e il malcostume. La ricetta magica non la possiede nessuno: ma se si fanno i dovuti controlli a campione sulle cartelle cliniche, sui risultati degli interventi, e se si chiede ai pazienti e ai loro familiari un giudizio sul trattamento ricevuto,certo i risultati negativi si ridurrebbero di molto.

D’altra parte anche le cliniche dovrebbero attuare i loro controlli e pubblicizzare i risultati ottenuti, tanto quelli positivi, quanto quelli negativi. Dovrebbero anzi esporne uno schema all’entrata. Sarebbe opportuno che avessero un ufficio reclami sempre disponibile, redigessero una carta dei servizi, facessero degli audit interni o di terze parti per controllare la qualità dei processi di lavoro, si certificassero con le norme Iso 9000, e infine informassero quando possibile i pazienti o i loro familiari sugli interventi da farsi e chiedessero il loro consenso.

Qualche formalità in più in questi casi non guasta. Chiedo troppo?

Annunci
Questa voce è stata pubblicata in Articoli su vari argomenti. Contrassegna il permalink.

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...